Falle nello scafo, la fiancata annerita dalle fiamme, un’inclinazione a tribordo che peggiora giorno dopo giorno. L’Arctic Metagaz — metaniera di 277 metri battente bandiera russa, considerata parte della cosiddetta flotta ombra del Cremlino — continua a vagare senza equipaggio nel Mediterraneo centrale, trascinata da correnti e venti che la spingono progressivamente verso le acque locali. Malta ha chiesto supporto ai partner europei e ha messo in guardia i pescatori dall’avvicinarsi all’imbarcazione considerata una vera e propria “bomba a orologeria” a causa delle ingenti quantità di gas, petrolio pesante e gasolio a bordo.
La vicenda ha inizio nella notte del 3 marzo, quando l’Arctic Metagaz, in transito in acque internazionali a sud-est di Malta, viene colpita da quello che la Russia attribuisce a un attacco di droni navali ucraini lanciati dalla costa libica — un’accusa che l’Ucraina non ha né confermato né smentito. I trenta marinai russi a bordo abbandonano la nave e vengono recuperati da un’imbarcazione di salvataggio nella zona di ricerca libica. Le prime informazioni riferiscono dell’affondamento del vascello, ma le Forze armate maltesi accertano che è ancora a galla.
Da quel momento la petroliera naviga alla deriva seguendo le correnti, oscillando tra le acque maltesi e quelle italiane nei pressi di Lampedusa e Linosa, arrivando in alcuni momenti a meno di venti miglia nautiche da Malta. Le Forze armate maltesi intensificano i voli di sorveglianza, mentre la Direzione Porti e Diporto nautico di Transport Malta ha emesso un avviso ai naviganti classificando la nave come «non sotto comando» e imponendo a tutte le imbarcazioni — inclusi i pescherecci — di mantenersi a una distanza minima di cinque miglia nautiche. La navigazione nelle immediate vicinanze è espressamente vietata.
Malta sembra aver attivato un piano di emergenza che coinvolgerebbe vari organismi, tra cui Forze Armate, Ministero degli Esteri e Dipartimento della Protezione Civile. Tra le opzioni sul tavolo vi sarebbe quella di rimorchiare la nave per allontanarla dalle acque territoriali tramite l’ausilio di mezzi marittimi di società internazionali, ma al momento nessuna decisione definitiva sarebbe ancora stata presa e nessun comunicato ufficiale è stato mai diramato. La Commissione europea sarebbe stata informata della situazione e sarebbero in corso consultazioni, anche con gli altri Paesi membri del Med9, sulle possibili mosse successive.
Al momento risulta difficile tracciare un quadro chiaro della gestione del caso fronte Malta: le uniche informazioni disponibili su un caso di tale portata vengono per lo più affidate alle testate locali da fonti o tramite dichiarazioni rilasciate dall’esecutivo in interviste in lingua maltese.
La gestione della situazione è ulteriormente complicata dallo status giuridico del vascello. L’Arctic Metagaz è inserita nelle liste sanzionatorie sia degli Stati Uniti sia dell’Unione Europea in quanto parte della flotta ombra russa, emersa dopo le sanzioni imposte a Mosca in seguito all’invasione dell’Ucraina del 2022. Una condizione che crea ostacoli legali e logistici significativi per qualsiasi intervento da parte di società di recupero con sede nell’Unione Europea.
Sul fronte italiano, il governo Meloni ha convocato venerdì un vertice d’emergenza al quale hanno partecipato i ministri della Difesa, degli Esteri, dell’Energia, delle Infrastrutture e la Protezione Civile. Palazzo Chigi ha comunicato di essere in contatto costante con Valletta e ha confermato la disponibilità italiana a supportare le autorità maltesi non appena queste lo richiedano. La Marina Militare italiana monitora i movimenti dell’imbarcazione con propri assetti navali e aerei. Il timore principale, condiviso da Malta e Roma, è quello di uno sversamento di carburante che potrebbe raggiungere le coste e minacciare gli impianti di osmosi inversa maltesi, dai quali dipende la quasi totalità dell’approvvigionamento idrico dell’arcipelago.
(in copertina un’immagine dell’Arctic Metagaz dopo l’attacco, credits: X / Serhii Sternenko)
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