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Leoni e leopardo trasferiti al “sicuro” a Rabat, attivisti furiosi: «Sottratta loro ogni dignità»

I cinque felini scovati in un recinto abusivo di Naxxar sono stati spostati sotto la supervisione delle autorità; Ong contestano la scelta: «il Governo ha preferito la strada della corruzione a quella della giustizia»

di Stefano Andrea Pozzo
14 Maggio 2025
in Attualità
Tempo di lettura:3 mins read
0

Dopo quattro mesi trascorsi in condizioni definite «terribili» tra le sbarre di una struttura privata a Ghallis, nella periferia di Naxxar, priva delle autorizzazioni necessarie, un leopardo e quattro leoni sono stati trasferiti a Rabat. Lo ha annunciato la Veterinary Regulation Directorate (VRD), precisando che il trasferimento è avvenuto sotto la stretta supervisione di veterinari e polizia.

I cinque felini erano stati rinvenuti il 27 dicembre 2024 in condizioni non conformi alle normative sul benessere animale. Pur rilevando irregolarità nella gestione, le autorità avevano accertato che gli esemplari godevano di buona salute, risultando adeguatamente nutriti e senza segni evidenti di sofferenza o stress, contrariamente a quanto sostenuto dai volontari che, solo un mese fa, avevano organizzato una manifestazione fuori dalla sede del Dipartimento per la Salute e il Benessere animale.

Secondo quanto riferito dalla VRD, dopo aver esplorato senza successo opzioni locali, tra cui il trasferimento negli zoo, e aver valutato anche una possibile sistemazione all’estero, le autorità hanno individuato a Rabat un sito considerato idoneo al ricovero degli animali. La decisione ha però suscitato forti proteste da parte di alcune associazioni animaliste, come Animal Liberation Malta, che sui social hanno pubblicato la foto di quello che sarebbe il nuovo recinto denunciandone la totale assenza di spazi aperti.

«Sono stati trasferiti di nascosto, come i peggiori dei ladri, in una struttura di cemento e acciaio. Niente erba, spazio o libertà, solo gabbie dove prigionieri innocenti trascorreranno il resto della loro vita», recita il post di ALM, che ricorda anche le offerte di aiuto arrivate da organizzazioni internazionali come Four Paws e Born Free, respinte da «un governo che ha preferito la corruzione alla giustizia».

Il ministro dell’Animal Welfare, Anton Refalo, ha ribadito al Times of Malta che il sito rispetta tutti gli standard di sicurezza richiesti e che le autorità hanno provveduto a spostare gli animali in una «struttura registrata e conforme ai requisiti di legge». Una posizione confermata anche dalla VRD che, in una nota, ha spiegato di aver preso in considerazione tutte le possibilità ma di ritenere il recinto di Rabat la soluzione più adatta per i cinque giganti africani.

Tali spiegazioni sono però state respinte da Vuci ghall-Annimali che, attraverso un video pubblicato su Facebook a testimonianza della presenza dei felini nei nuovi recinti, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta. Secondo il gruppo, infatti, il sito di Dingli sarebbe irregolare e riconducibile a una persona «attualmente sotto processo per una truffa multimilionaria».

Gli esemplari sono attualmente in fase di registrazione secondo quanto previsto dalla legge. Tale registrazione non esonera da responsabilità legali il precedente proprietario, che rimane sotto processo per detenzione illegale di animali pericolosi e mancato rispetto delle condizioni di custodia. In base all’Animal Welfare Act, una condanna può comportare una multa da 2.000 a 65.000 euro fino a tre anni di reclusione o una combinazione delle due pene.

(photo credits: Facebook/Animal Liberation Malta)

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Tags: Animal Liberation Maltaanimal welfareleoniNaxxarVeterinary Regulation DirectorateVuci ghall-Annimali
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