In un clima politico già attraversato da forti tensioni tra gli schieramenti sul rinnovo dei vertici della magistratura una lettera di cinque pagine del giudice Lawrence “Wenzu” Mintoff piomba come un fulmine sui cieli a quanto pare ben poco “sereni” del Paese, se non altro per le pesantissime recriminazioni rivolte al Primo Ministro Robert Abela.
Il documento, inviato al segretario di Gabinetto e riportato da Malta Today e Times of Malta che ne hanno ricevuto confidenzialmente copia, per ciò che si è visto contiene accuse pesanti come un macigno, tanto da arrivare a chiedere che il capo di governo si astenga da qualsiasi ruolo nella scelta del prossimo presidente della Corte Suprema (l’attuale, Mark Chetcuti, avrebbe dovuto andare in pensione a inizio mese), sostenendo la presenza di un conflitto di interessi e di un pregiudizio personale nei confronti del giudice nonché ex parlamentare laburista.

Al centro della vicenda vi sarebbe un incontro privato avvenuto tra i due l’11 febbraio presso l’Auberge de Castille, durante il quale Mintoff afferma di aver discusso con Abela della successione alla guida della Corte Suprema. Secondo il giudice, il Premier avrebbe chiarito di non voler sostenere alcuno dei quattro nomi indicati dal Partito Nazionalista — la rosa trapelata alla stampa e definita “Newsbook list” — poiché una simile scelta lo farebbe apparire politicamente subordinato e rischierebbe, a suo dire, ripercussioni interne al partito rafforzando la statura e l’influenza del leader dell’opposizione, Alex Borg.
Mintoff contesta apertamente questa impostazione, sostenendo nella lettera che la scelta di una figura istituzionale di tale rilievo dovrebbe basarsi esclusivamente su merito e interesse nazionale, non su calcoli legati agli interessi partito. Il giudice riferisce inoltre che Abela avrebbe ipotizzato un rinvio della decisione fino alle prossime elezioni generali, ritenendo il clima politico “troppo caldo” per una nomina che metta d’accordo gli schieramenti.
Una prospettiva che, evidenzia Mintoff, inciderebbe direttamente sulle sue possibilità: a 66 anni e con il pensionamento previsto entro due, un eventuale rinvio renderebbe di fatto impossibile la sua candidatura. A proposito del fattore anagrafico, presumibilmente citato dal Premier come elemento critico, è stato respinto dal magistrato, che ha ricorda come Joseph Azzopardi fosse stato nominato per ricoprire tale ruolo nel 2018 con un analogo orizzonte temporale prima della pensione.
Un’altra parte “delicata” della lettera riguarda due episodi che, secondo Mintoff, costituirebbero la reale origine del presunto pregiudizio del Premier nei suoi riguardi. Il primo risale ai procedimenti in sede civile legati all’incidente avvenuto nel 2015 durante l’evento benefico Paqpaqli, quando Abela esercitava la professione di avvocato rappresentando una delle parti e lui presiedeva il caso.
Il giudice sostiene che, dopo la definizione extragiudiziale delle cause, l’allora legale avrebbe esercitato pressioni su personale giudiziario sfruttando la sua posizione politica, affinché la tassazione delle spese fosse calcolata su importi più elevati, circostanza che — sempre secondo Mintoff — avrebbe comportato compensi maggiori. Nella ricostruzione contenuta nel documento si parla anche di presunte minacce di provvedimenti disciplinari verso un’impiegata e di insinuazioni sulla stessa imparzialità del giudice, chiamando in causa l’allora presidente della Repubblica Marie Louise Coleiro Preca.
Il secondo episodio evocato riguarda invece la pubblicazione di una biografia dedicata a Dom Mintoff, uscita nel 2021 per la SKS, casa editrice del Partito Laburista. Mintoff afferma di aver chiesto il ritiro del volume a causa di riferimenti ritenuti offensivi verso un familiare defunto, senza ottenere né la sospensione della diffusione delle copie né le scuse pubbliche richieste.
Alla luce di tali circostanze, Mintoff conclude la missiva chiedendo formalmente che Abela si astenga da negoziati, consultazioni e deliberazioni relative alla nomina del prossimo presidente della Corte Suprema. La lettera è stata trasmessa anche ad alcune delle principali cariche istituzionali, tra cui il presidente della Repubblica Myriam Spiteri Debono, il vicepremier Ian Borg e il ministro della Giustizia Jonathan Attard.
La vicenda rischia di avere ripercussioni significative su un processo di nomina già complesso, che richiede la maggioranza in Parlamento e si inserisce in una fase politica caratterizzata da crescenti tensioni e da insistenti voci di elezioni anticipate. Più che una semplice polemica istituzionale, la lettera di Lawrence Mintoff appare destinata a trasformarsi in terreno di scontro non solo governo e opposizione, ma sul delicato rapporto tra politica e magistratura, sulla separazione dei poteri e sulla trasparenza delle procedure, anche ai vertici dello Stato.
Reagendo alla notizia, in una nota ufficiale, il Partito Nazionalista ha accusato il Premier Abela di non aver colto l’occasione offerta dal dibattito parlamentare per smentire «le gravi accuse» contenute nella lettera del giudice Lawrence Mintoff, sostenendo che il silenzio del capo del governo alimenterebbe dubbi e minerebbe la fiducia pubblica nell’autonomia della magistratura. L’opposizione ha inoltre invitato Abela a dimostrare «maturità politica» evitando di trasformare la nomina in un terreno di scontro tra partiti.
Dal canto suo, il Primo Ministro ha respinto con decisione le contestazioni, negando qualsiasi interferenza nell’operato dei giudici e ribadendo di non potersi astenere dal processo di selezione del futuro presidente della Corte Suprema, in quanto investito di responsabilità costituzionali.
Abela ha sostenuto che l’episodio di Paqpaqli, richiamato da Mintoff nella lettera, riguarda esclusivamente questioni amministrative di competenza della cancelleria giudiziaria e non decisioni giurisdizionali, assicurando di essere pronto a fornire chiarimenti nelle sedi istituzionali competenti e confermando la prosecuzione dei colloqui politici sulla nomina.
(in copertina: Robert Abela, credits DOI)
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