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Inesperienza, falle ovunque in cantiere e lavori diretti via WhatsApp: così è morto Jean Paul Sofia

È quanto emerso dall'inchiesta magistrale resa pubblica dal Primo Ministro Robert Abela

di Federico Valletta
27 Luglio 2023
in Cronaca
Tempo di lettura:3 mins read
0

Carenze sistematiche e negligenze ovunque. Si potrebbe sintetizzare così il contenuto dell’inchiesta magistrale sulla morte di JeanPaul Sofia, giovane vittima del crollo di un edificio a Kordin avvenuto il 3 dicembre 2022.

Jean Paul Sofia, credits: Facebook

Il documento, reso pubblico per decisione del Primo ministro Robert Abela, raccomanda azioni penali nei confronti dell’architetto Adriana Zammit, di Matthew Schembri, Kurt Buhagiar, Milomir Jovicevic e Dijana Jovicevic, questi ultimi due proprietari della Milmar Ltd, azienda edile responsabile del cantiere dove l’edificio si è sgretolato su sé stesso. Come abbiamo già riportato in articoli precedenti, queste persone sono state arrestate lo scorso fine settimana e hanno già sostenuto un’udienza preliminare in Tribunale, in attesa che inizi la raccolta delle prove nei loro confronti.

Tornando all’inchiesta, a emergere sono state gravissime lacune nella costruzione, dimostrate da alcune fotografie. Nello specifico, pare che le doppie pareti non fossero legate tra loro, come invece richiederebbe un lavoro svolto a regola d’arte. Secondo il magistrato Marse-Ann Farrugia a capo dell’inchiesta, questa mancanza ha un significato strutturale: in termini di rigidità laterale, una doppia parete legata insieme è infatti quattro volte più forte di due pareti costruite una accanto all’altra.

L’immagine del cantiere dopo il crollo, credits: Malta Police Force

Altre fotografie hanno invece dimostrato che le barre metalliche su cui è posato il calcestruzzo non sono state legate alle rispettive strutture adiacenti, riducendo così la flessibilità e la resistenza dell’edificio in caso di sollecitazioni.

Non solo: l’inchiesta evidenzia inoltre la presenza di una trave divaricatrice, menzionata nei piani di costruzione redatti dall’architetto. Tuttavia, non erano presenti le istruzioni di fissaggio agli altri elementi della costruzione.

Ciò che rimane dell’edificio crollato al suolo (immagine estratta dalla relazione dell’inchiesta magistrale)

Emerge quindi che la struttura esterna non era “legata” correttamente, causando una pressione delle solette di cemento che avrebbero così spinto le pareti verso l’esterno. In sostanza, la mancanza di un sistema di interconnessione tra le pareti e le altre parti si traduce così: se una parete crolla, si porta tutto giù con sé. Esattamente ciò che è avvenuto quel maledetto 3 dicembre.

Ciò che rimane dell’edificio crollato al suolo (immagine estratta dalla relazione dell’inchiesta magistrale)

Ma come è stato possibile compiere così tanti errori “grossolani”? Semplice: all’interno del cantiere non c’erano operai specializzati e adeguatamente formati al progetto da realizzare. Alcuni degli operai che si trovavano sul posto al momento del crollo infatti non avevano alcuna formazione nel settore edile, nonostante fossero registrati come carpentieri. Secondo le ricostruzioni, a dare le istruzioni sui lavori da svolgere era Matthew Schembri e la stessa direzione tecnica avveniva in un modo a dir poco discutibile: tramite messaggi e fotografie inviate con WhatsApp. In tutto questo, l’architetto Adriana Zammit, autrice del progetto, si sarebbe recata presso il cantiere ogni due settimane.

Ma al peggio non c’è limite: in tutto ciò, il direttore generale dell’Autorità per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro (OHSA) ha infatti affermato che Milmar Construction Ltd non ha comunicato l’inizio dei lavori. Essendo all’oscuro dell’esistenza del cantiere, l’ente non ha potuto mandare alcun funzionario per effettuare le ispezioni necessarie a garantire la sicurezza dei lavoratori.

Infine, l’inchiesta magistrale non è riuscita a fare chiarezza sul ruolo di JeanPaul Sofia all’interno del cantiere. Il giorno della tragedia, il giovane si sarebbe infatti recato sul posto per raccogliere del materiale e vuotarlo all’interno di un cassone, per poi andarsene. Successivamente sarebbe tornato, salendo sul tetto a scattare delle fotografie ai lavori, presumibilmente da mandare alla “direzione lavori”. Poco dopo, il tragico epilogo.

La foto scattata da Jean Paul Sofia ai quattro dei cinque operai che stavano effettuando lavori sul tetto pochi minuti prima del crollo (immagine estratta dalla relazione dell’inchiesta magistrale)

In conclusione, il magistrato indica che i cinque imputati devono essere accusati di aver causato la morte di JeanPaul, e di negligenza in relazioni alle lesioni subite dai 5 operai coinvolti nel crollo. A fronte di ciò, Matthew Schembri è inoltre accusato di aver falsificato le firme tra aprile e maggio 2020 sulla notifica di inizio lavori.

Lo stesso Schembri, Kurt Buhagiar, Milomir Jovicevic e Dijana Jovicevic sono inoltre accusati di non aver rispettato le norme relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro, tra cui la mancata nomina di un supervisore del progetto durante i lavori. Infine, ancora Matthew Schembri e Kurt Buhagiar sono indagati per la mancata notifica di inizio lavori all’OHSA.

 

(cover photo credits: Malta Police Force + Facebook)
Tags: Adriana ZammitDijana JovicevicIn evidenzainchiesta magistraleJean Paul SofiaJeanPaul SofiaKordinKurt Buhagiarmarse-ann farrugiaMatthew SchembriMilmar Construction Ltd.Milomir JovicevicRobert Abela
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