Oltre ad una lunga scia di danni, il passaggio della tempesta Harry ha lasciato dietro di sé anche un primato destinato a entrare negli archivi scientifici: l’onda più alta mai registrata nel Mar Mediterraneo.
Nel primo pomeriggio di martedì 20 gennaio 2026, nel pieno del picco della tempesta, una boa oceanografica dell’ISPRA ha registrato un’onda di 16,6 metri nel tratto di mare del Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, e Malta. Si tratta del valore più elevato mai osservato nel bacino mediterraneo, superiore al precedente record di 14,2 metri rilevato alle Baleari durante la tempesta Gloria del 2020.
La misurazione è stata effettuata da una boa della Rete Ondametrica Nazionale (RON), gestita dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), dotata di moderni sensori in grado di campionare il moto ondoso e di trasmettere dati in tempo reale.
Il valore di 16,66 metri, spiega il meteorologo Francesco Nucera su 3bmeteo.it, si riferisce all’altezza massima dell’onda, ovvero la distanza verticale tra la cresta più alta e il punto di massima depressione registrati durante l’intervallo di osservazione. Non si tratta dunque dell’altezza media del mare in tempesta, ma della singola onda più estrema, indicativa dell’energia eccezionale trasferita al mare dal sistema ciclonico.
Mentre Malta ha fatto i conti con violenti mareggiate e ingenti danni lungo le coste, in particolare a Marsascala, Ghar Lapsi, Marsaxlokk, Xaghra e Sliema, dove hanno preso il via gli interventi di ricostruzione delle infrastrutture maggiormente danneggiate, la situazione è stata ancora più devastante in diverse aree del Sud Italia. In Sicilia, il governatore Renato Schifani ha dichiarato lo stato di emergenza regionale dopo che i danni diretti alle attività commerciali, infrastrutture e proprietà private sono stati stimati in circa 740 milioni di euro e l’impatto complessivo, con perdite di reddito per agricoltori e imprese, supera il miliardo di euro solo sull’isola.
Le forti mareggiate e i venti di tempesta, con raffiche oltre i 100 chilometri orari, hanno distrutto lungomari, danneggiato strade, inondato negozi e case e provocato l’evacuazione di residenti nelle aree costiere più esposte. Regioni come Calabria e Sardegna hanno registrato anch’esse danni ingenti e rallentamenti nelle attività economiche, dalle infrastrutture portuali alla piccola pesca, con perdite stimate nell’ordine di decine di milioni di euro.
(immagine di repertorio)
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