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Coronavirus – Come cambia la vita degli italiani a Malta: Fausto Soldini, ristoratore

Un'inchiesta a puntate su come l'epidemia ha cambiato la vita dei nostri connazionali a Malta

Maria Grazia Strano di Maria Grazia Strano
6 Maggio 2020
in Attualità
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Coronavirus – Come cambia la vita degli italiani a Malta: Fausto Soldini, ristoratore
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«Quando tutto sarà finito, ricominceremo come sette anni fa». Fausto Soldini, imprenditore e ristoratore, concede una gentile intervista al nostro giornale per raccontarci in che modo il suo settore è stato colpito dalla pandemia del nuovo Coronavirus.

Continua l’inchiesta a puntate del Corriere di Malta, con una serie di interviste ai lavoratori italiani impiegati in diversi settori, qui nell’arcipelago maltese.


Fausto Soldini vive a Malta dal 2013, sette anni «che sembrano quattordici» ed è il proprietario dello Zero Sei, la trattoria romana in Valletta, de La Prosciutteria, il più recente locale «che mancava a Malta», sito sul lungomare di Gzira, di Sotto Pizzeria, una delle dodici migliori pizzerie italiane all’estero secondo il Gambero Rosso e di Salvino’s sempre nella capitale, che incarnerà il primo concept di “mini pizzeria” sull’isola maltese. È un purista della carbonara: sua infatti l’idea della vendita di un kit per improvvisarsi cuochi nella propria cucina. Lavora da vent’anni nel settore della ristorazione.

Che cosa è cambiato nel tuo lavoro dal 7 marzo 2020?

Sostanzialmente nulla! Mi sveglio alle 7.30 e alle 8.30 sono operativo e vado in giro a rompere le scatole ai miei collaboratori.
Diciamo che sbrigo tutto in poche ore per cui ho più tempo per fare nuove pensate. Dopo una prima profonda demoralizzazione di tutto lo staff ci siamo fatti coraggio e siamo ripartiti, abbiamo avuto modo di migliorare veramente tante cose .

Cosa ne pensi delle misure prese dal Governo maltese in generale e in particolare nel tuo settore?

Siamo fortunati ad essere a Malta e non in Italia, ho amici che non sanno neanche se riapriranno le loro attività a Roma. Io per adesso non ho ancora ricevuto aiuti “materiali“ dal governo ma do per assunto che ci daranno gli aiuti promessi. Diciamo che abbiamo una autonomia decente ma siamo entrati in riserva ormai, per cui se ci arrivano gli aiuti promessi stiamo più tranquilli!

Quali sono le conseguenze economiche ed emotive che hai subito a causa di queste misure?

Le perdite per mancato incasso sono ovviamente enormi. Contiamo attualmente uno staff di circa 30 persone, abbiamo due locali attivi su quattro che coprono ben poco con gli incassi. Ma se chiudessimo riaprire sarebbe durissimo. Ancora di più di quanto sarà veramente; quando hai un locale pieno di tavoli e sedie e nessuno seduto a mangiare è una sensazione veramente angosciante.
Ma noi siamo cresciuti in Italia dove le situazioni di emergenza le abbiamo 24 ore al giorno per cui è una passeggiata di salute pure questo! Se ti fai prendere dallo sconforto hai perso. I miei ragazzi che hanno avuto la parte più dura della faccenda sanno che solo la tenacità ti porta lontano. E sono fortunato perché lo staff che ho è tenacissimo!

Quando pensi che, nel tuo settore, si possa tornare alla normalità?

Torneremo ad una normalità puramente emotiva dopo aver passato l’estate ed aver misurato le perdite che subiremo per la mancanza (ovvia) di turisti. Ricominceremo come sette anni fa, quando siamo arrivati, pian pianino, ma la mia preoccupazione sono i miei ragazzi ed i miei figli che lavorano con noi.
Ci diamo appuntamento ad un anno da quando riapriremo fisicamente per tirare le somme.

Pensi che il Governo avrebbe dovuto o dovrebbe fare qualcosa in più per sostenere il tuo settore?

Assolutamente sì. Penso di essere stato un buon ospite e penso di aver dato ospitalità superiore alle migliaia di persone che sono passate nei nostri locali. Se moltiplichi il mio esempio con altre centinaia di colleghi che giornalmente sorridono, danno spiegazioni, consigliano gli avventori di tutto il mondo , su cosa fare e dove andare, rendendo così la loro esperienza di viaggio superiore alla media, contribuendo in modo determinante al buon nome di Malta… sì, mi aspetto di avere di più, non parlo di aiuto economico, ma di una semplificazione delle richieste ad esempio per il suolo pubblico o per l’esecuzione di musica dal vivo. Potemmo essere il posto dove le persone vengono a fare una esperienza antica ma ormai difficile da trovare: l’accoglienza. E noi siamo, spero sia scusata la presunzione, decisamente un passo avanti. Il connubio Malta-Roma è stata l’esperienza più esaltante della mia vita. Mi hanno dato tanto ma adesso io voglio dare a Malta!
LEGGI TUTTE LE PUNTATE DELL’INCHIESTA – Italiani a Malta ai tempi del Coronavirus
Tags: emergenza CoronavirusFausto SoldiniinchiestaItaliani a Malta ai tempi del Coronaviruslavoro a maltaristoranti
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