Ci sono volute ventiquattro ore di lavoro ininterrotto, milioni di litri d’acqua e il dispiego massiccio di uomini e mezzi per spegnere il vasto incendio che, lo scorso novembre, ha avvolto un deposito di rottami in Triq Garibaldi, a Marsa. Un’operazione imponente che, secondo le prime stime ufficiali, è costata allo Stato circa 166mila euro.
La cifra è stata resa nota dal ministro dell’Interno Byron Camilleri in risposta ad un’interrogazione parlamentare della deputata dell’opposizione Rebekah Borg, che aveva chiesto un rendiconto dettagliato delle risorse impiegate: dal personale coinvolto all’acqua utilizzata, fino ai costi indiretti legati all’emergenza.
I dati preliminari del dipartimento della Protezione Civile restituiscono la dimensione straordinaria dell’intervento e lo «sforzo estremo» dei soccorritori. Per domare le fiamme sono stati impiegati circa 4,7 milioni di litri d’acqua, oltre a 30mila litri di schiuma antincendio. Sul campo hanno operato 153 vigili del fuoco, affiancati da 16 ufficiali e da 30 mezzi antincendio, in quella che le autorità hanno definito una «battaglia incessante durata un’intera giornata».
L’incendio, divampato attorno alle ore 10 del mattino del 21 novembre scorso, aveva prodotto una imponente colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza, allarmando i residenti di Marsa e delle zone limitrofe e sollevando timori per la qualità dell’aria, con i relativi pericoli per la salute pubblica. La gravità della situazione aveva imposto la chiusura di strade, la sospensione delle attività in alcune aziende e il coordinamento di numerosi enti e volontari.
Oltre alla Protezione Civile, infatti, erano intervenuti la Polizia, Transport Malta, le squadre d’emergenza dell’ospedale Mater Dei, l’Emergency Fire & Rescue Unit, St. John Ambulance & Rescue Malta, Detention Services, LESA, Clean Malta e diversi fornitori privati di acqua.
Non era la prima volta che quel sito finiva sotto i riflettori. Lo stesso deposito di rottami era già stato teatro di un grave incendio nel settembre 2021, domato allora con circa 320mila litri d’acqua. In quel caso, le autorità avevano avviato azioni legali per recuperare l’esborso, comprese sanzioni per danni ambientali e spese di bonifica.
(photo credits: Civil Protection Malta)
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