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La famiglia di JeanPaul Sofia non si arrende: vuole un’inchiesta pubblica sulla morte del figlio

A distanza di oltre tre mesi dalla tragedia, ancora nessun iscritto al registro degli indagati

di Federico Valletta
10 Marzo 2023
in Temi Caldi
Tempo di lettura:2 mins read
0

Continuano a chiedere giustizia i genitori di JeanPaul Sofia, il 20enne morto il 3 dicembre 2022 a causa del crollo di un cantiere a Kordin.

A inizio febbraio il Primo ministro Robert Abela, pur sollecitando la magistratura a indagare sulla tragedia, aveva dichiarato che non sarebbe stata istituita un’inchiesta pubblica. Queste dichiarazioni erano arrivate in risposta a quelle del deputato Jerome Caruana Cilia che, anche a nome dei parenti di Sofia, aveva puntato il dito contro “l’assordante silenzio” delle istituzioni, reclamando che venissero fatti i nomi dei responsabili del disastro.

Ora altro tempo è passato, ma nulla è cambiato. Nessun indagato, nessuna responsabilità accertata. Una situazione che si traduce nell’impunità di chi quella tragedia poteva evitarla e nel dolore di una famiglia che ancora non ha trovato la pace.

E proprio la famiglia di JeanPaul pensa che solo un’inchiesta pubblica e imparziale potrebbe fare luce su quanto avvenuto quella maledetta mattina di inizio dicembre. Questo è quanto hanno dichiarato:

«Il Primo Ministro Abela due giorni fa ha riconosciuto pubblicamente che è necessaria una maggiore regolamentazione. La morte di nostro figlio, insieme alla morte e al ferimento di altre persone nei cantieri, dimostra chiaramente che ci sono carenze sistemiche. È ragionevole aspettarsi che gli enti pubblici fossero a conoscenza di tali carenze e avrebbero dovuto adottare le misure necessarie per prevenire la perdita di vite umane e gli infortuni. Solo un’inchiesta pubblica può fornirci le risposte che è nostro diritto avere e la soddisfazione di sapere che le morti future saranno evitate. Un’inchiesta della magistratura non può fare questo, ed è scorretto suggerire il contrario. La giustizia per nostro figlio non finisce con il perseguimento e l’eventuale condanna dei presunti responsabili della sua morte. Piena giustizia per Jean Paul significa anche un’inchiesta per verificare se le autorità o i rappresentanti dello Stato non abbiano adempiuto all’obbligo di salvaguardare la sua vita, e non abbiano adottato misure preventive per proteggere lui e altri dal rischio di perdita della vita e di infortuni».

Secondo i genitori del giovane, l’inchiesta della magistratura non riuscirà mai a individuare le eventuali responsabilità del governo, che siano in termini normativi, legislativi o amministrativi. Vogliono sapere chi è penalmente responsabile per la sua morte, affinchè simili tragedie non capitino mai più.

«JeanPaul è morto sepolto sotto un edificio crollato, tra pietre, mattoni e cemento fresco. Ci sono volute quindici ore per trovare il suo corpo ed estrarlo dalle macerie. Non si è trattato di un incidente dovuto a un disastro naturale. È stato tanto il risultato dell’inazione di enti statali e di fallimenti amministrativi, normativi e legislativi, quanto quello di azioni delle persone coinvolte nello sviluppo del sito», hanno ancora dichiarato i genitori, rinnovando l’appello ad Abela per l’istituzione di una commissione che apra un’inchiesta pubblica.

Le dichiarazioni della famiglia di JeanPaul Sofia sono state pubblicate sui social dallo stesso deputato PN Caruana Cilia, che si è sempre schierato al loro fianco dalla morte del ragazzo.

 

(photo credits: Malta Police Force e Facebook)
Tags: crollo cantiereinchiesta pubblicaJeanPaul SofiaJerome Caruana CiliaKordinRobert Abela
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