È proseguita venerdì la raccolta delle prove nel procedimento penale a carico di Denzil Farrugia, 20 anni, di Marsa, rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio per i fatti avvenuti lo scorso 8 febbraio in una strada del centro di Gzira. Protagonista della seduta è stata la deposizione di Abdulrahman Mustafa Elhasuni, la presunta vittima, che ha riconosciuto l’imputato in aula e ha reso la sua testimonianza per la prima volta nel corso del dibattimento.
Secondo quanto dichiarato dal teste, tutto ebbe inizio quando Farrugia, guidando la propria vettura in maniera impropria, urtò di sfioro la sua auto parcheggiata a bordo strada, in cui si trovava insieme a due amici. Elhasuni riferisce di essersi avvicinato all’imputato chiedendo spiegazioni con intenzioni pacifiche, ma di essere stato aggredito fisicamente senza preavviso.
Dopo una colluttazione in mezzo alla via, Farrugia sarebbe risalito a bordo e avrebbe tentato di investirlo per tre volte, avanzando e retrocedendo ripetutamente nella sua direzione. In seguito, avrebbe girato l’isolato, fatto rientro sul posto, e convocato altri quattro o cinque individui che si sarebbero uniti all’aggressione scaraventando la vittima sul cofano dell’auto.
Elhasuni ha poi descritto il momento in cui ha temuto per la propria vita e ha tentato di raggiungere il lungomare a piedi, tallonato da uno degli aggressori con una mazza da golf e da un cane. Al suo ritorno sul luogo, Farrugia lo avrebbe nuovamente investito. La Nissan March della vittima è risultata irrecuperabile: i finestrini erano stati distrutti a colpi di casco, rendendo il mezzo inutilizzabile e ciò, per Elhasuni, che di professione svolge l’attività di fattorino, ha significato anche la perdita del lavoro.
In aula ha deposto anche un certo Keith Bezzina che ha però fornito una versione parzialmente diversa: ha dichiarato di essere intervenuto su chiamata di Luke Farrugia, zio dell’imputato, e di aver trovato il ventenne a terra con un uomo sopra di lui che lo mordeva. La corte ha comunque ritenuto sussistenti elementi sufficienti per procedere al giudizio.
La difesa ha presentato una nuova istanza di scarcerazione, sostenendo che tutti i testimoni civili avevano già reso le proprie deposizioni, ma la procura si è opposta richiamando il temperamento dell’imputato e il rischio per la sicurezza pubblica. Il tribunale ha infine accolto le obiezioni dell’accusa, negando la libertà provvisoria anche in ragione della presenza di ulteriori testimoni ancora da sentire. È stato emesso, con il consenso di Farrugia, un ordine temporaneo di trattamento sanitario.
Va ricordato che l’imputato si trovava già in libertà su cauzione al momento dei fatti di Gzira: era stato arrestato insieme ad altri uomini nell’ambito di un’indagine su una presunta rete di sfruttamento della prostituzione, con l’accusa di aver reclutato donne colombiane e gestito due case chiuse.
I capi d’imputazione nel procedimento attuale comprendono, oltre al tentato omicidio, la guida senza patente né assicurazione, i danni volontari alla proprietà, la violazione delle condizioni della cauzione e la commissione di un reato nel periodo di libertà condizionale.
(in copertina l’imputato, Denzil Farrugia, credits: Facebook)
Il Corriere di Malta è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale e rimanere sempre aggiornato



















