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Operazione “Doppio Gioco” della Guardia di Finanza di Catania, 62 milioni di euro sottratti al fisco

di Giampiero Moncada
4 Marzo 2021
in Nera
Tempo di lettura:4 mins read
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Quasi un’agenzia di scommesse su 10, in Italia, era coinvolta nella macchina da riciclaggio scoperta dalla Guardia di Finanza di Catania e che nel giro di tre anni, dal 2015 al 2018, ha portato a Malta centinaia di milioni di euro dei clan siciliani. 62 milioni sono solo quelli sottratti al fisco italiano.

L’indagine, denominata “Doppio gioco”, si è conclusa con un’ordinanza della Procura della Repubblica che ha portato in carcere 11 persone, due persone agli arresti domiciliari e nove interdizioni a qualunque attività imprenditoriale collegata alle scommesse. Inoltre, sono stati sequestrati beni e disponibilità finanziarie per oltre 80 milioni di euro.

I capitali da riciclare arrivavano a Malta in diversi modi, in parte portati in contante via mare dalla Sicilia e in parte dopo avere fatto una sosta in un altro Paese dell’Ue, la Polonia.

Ma in cosa consisteva l’organizzazione svelata dalla Procura siciliana?

Il cuore di tutto era la raccolta di scommesse che veniva effettuata in ben 887 agenzie sparse sul territorio italiano, in buona parte ma non esclusivamente in Sicilia, nelle quali le puntate venivano giocate non con gli operatori autorizzati dai Monopoli italiani ma su una piattaforma di gioco autorizzata a Malta, Raisebet24.com, e priva di concessione italiana. Se si considera che le agenzie di scommesse sono all’incirca 10mila, si capisce quanto fosse estesa questa organizzazione.

Il denaro degli scommettitori veniva quindi trasferito in parte con le transazioni on line sul conto gioco di questa piattaforma e in parte con i classici metodi dell’esportazione illegale di valuta: ingenti quantità di banconote venivano portate in nave dalla Sicilia direttamente a Malta oppure in Polonia, per essere versate su conti correnti di banche locali. Anche questi soldi, comunque, arrivavano a Malta ma per le vie ufficiali, ovvero con trasferimenti bancari giustificati da “operazioni fittizie per trasferimento fondi”.

Insomma, non era il gioco a essere utilizzato per riciclare i proventi di altre attività illecite ma, piuttosto, le scommesse erano l’attività illegale che produceva ingenti proventi da dovere, poi, riciclare. Secondo quanto reso noto dalla Procura, la raccolta delle scommesse nell’arco di quel triennio avrebbe dovuto portare al versamento di 32 milioni di euro come tassa sul gioco e altri 30 milioni come imposte sul reddito.

Ma cos’è successo nel 2018? Perché l’indagine riguarda solo il periodo tra il 2015 e il 2018?
“L’attività di questa organizzazione si è conclusa nel 2018” ha spiegato a Corriere di Malta il tenente colonnello Gennaro Tramontano, comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Catania, “e poi è iniziato il procedimento che ha portato all’ordinanza di ieri”.

I 23 indagati risultano responsabili di vari reati che vanno dall’esercizio abusivo di gioco e scommesse all’evasione fiscale ma anche truffa aggravata e autoriciclaggio. Tutte attività che, comunque, vengono riportate agli interessi dell’associazione di tipo mafioso “Santapaola-Ercolano”. Infatti, gli investigatori siciliani hanno operato in collaborazione con lo Scico, il Servizio centrale di investigazioni sulla criminalità organizzata.

Sembra strano che l’organizzazione dovesse trasportare fisicamente il denaro fuori dell’Italia, visto che venivano compiute transazioni on line, sul conto della piattaforma maltese.

“Solo una parte delle puntate veniva trasferita on line” spiega ancora Tramontano “mentre in gran parte le giocate non passavano per via telematica e, quindi, dovevano poi raggiungere Malta attraverso i canali fisici tradizionali”.

Nelle liste delle società autorizzate dall’authority maltese non c’è mai stata la piattaforma al centro di questa operazione. Ma le indagini hanno individuato la società che era effettivamente titolare della licenza sotto la quale, poi, operava Raisebet24. Per arrivare alla conclusione delle indagini, gli inquirenti italiani non hanno dovuto coinvolgere le autorità maltesi, se non nella fase finale dei sequestri patrimoniali. Il nome di questa società non è stato reso noto dalla Procura. Ma la Mga, ha dichiarato al Corriere di Malta (vedi approfondimento in fondo all’articolo) di avere fatto ricerche approfondite e di non avere trovato traccia di quel dominio tra quelli gestiti dalle società autorizzate da loro.

Il 2018 è un anno importante perché una sanatoria ha legittimato gli operatori stranieri che avevano lavorato per anni dichiarandosi “discriminati” dalle leggi italiane. Ma è adesso che partono anche le indagini su alcuni dei ctd utilizzati dalla malavita organizzata, grazie soprattutto a un paio di pentiti come Mario Gennaro e Fabio Lanzafame.

“Le due sanatorie avevano inserito nel sistema legale quelle attività che avevano dovuto operare senza autorizzazioni perché impossibilitate a partecipare alle gare” spiega Vincenzo Matera, avvocato che da anni assiste molti degli operatori che rivendicano di avere lavorato in piena legittimità, nonostante privi della concessione “ma alcuni hanno continuato a operare con skin “.com” (bookmaker esteri che operano con un sito sul mercato italiano senza autorizzazione ndr.) in maniera illegale”.

Perché ci sono voluti più di due anni di indagini per arrivare all’ordinanza del 4 marzo?

“Gli inquirenti devono cercare i riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia” dice ancora Matera “che notoriamente possono avere altre ragioni per lanciare accuse a esponenti della malavita della quale hanno fatto parte almeno fino a quel momento. In questo caso, stiamo parlando di un’organizzazione molto capillare, se è vero che sono coinvolte quasi 900 agenzie. Vuol dire effettuare verifiche su tutta la penisola, non su una singola regione”.


Gli inquirenti hanno confermato che la piattaforma utilizzata da questa organizzazione era autorizzata a Malta. Corriere di Malta ha chiesto alla Mga, Malta gaming authority, cosa sapessero loro di questa vicenda. 

 

Secondo la guardia di Finanza, la piattaforma di gioco raisebet24.com (adesso irraggiungibile) fa capo a una società con licenza maltese. Potete confermarlo?
Il comunicato della Procura e della Guardia di Finanza di Catania parla del coinvolgimento di una società maltese, ma noi possiamo confermare che il dominio “raisebet24.com” non fa capo ad alcuna società autorizzata da Mga.

L’authority maltese del gioco ha sempre dato disponibilità a collaborare con le autorità italiane per combattere il gioco illegale. Avete aiutato gli investigatori anche in questa operazione “Doppio gioco”? O, comunque, vi è stata richiesta una collaborazione?
Non possiamo rilasciare dichiarazioni che riguardano specifiche operazioni. Comunque, siamo sempre stati, e rimaniamo, a disposizione per collaborare con le autorità italiane.

Le leggi italiane vietano la raccolta del gioco e delle scommesse agli operatori che non hanno una concessione italiana, anche se hanno un’autorizzazione in altri Paesi dell’Unione europea. La Mga controlla che le società con la sua licenza effettivamente non operino sul mercato italiano?
Chi opera con una licenza della Mga è tenuto a verificare che ci siano le condizioni per potere operare legittimamente in qualsiasi mercato nel quale hanno dei clienti. E comunque, che abbiano o no un’autorizzazione, questa è una delle cose che la Mga verifica quando svolge la propria attività di sorveglianza.

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