La notizia è arrivata in modo inusuale, attraverso un post su Facebook del ministro dell’Economia Silvio Schembri: lo stabilimento Microtek Medical Malta Ltd, attivo nel settore della produzione di dispositivi medicali, cesserà l’attività. A farne le spese saranno 96 dipendenti, messi a rischio da una decisione che il governo definisce «interamente dettata da una ristrutturazione globale» del gruppo proprietario.
Secondo quanto comunicato da Schembri, la chiusura è stata imposta dalla Medline, multinazionale statunitense con all’attivo 43.000 dipendenti, che nel 2023 ha acquisito l’Ecolab Surgical Solutions Group, realtà che impiega circa 3.500 persone in tutto il mondo, comprese quelle dell’unità maltese di Microtek. Il riordino della catena produttiva mondiale porterà a concentrare la fabbricazione in strutture europee di dimensioni maggiori, lasciando fuori la piccola sede di Malta.
«Non è una scelta legata alla qualità o alla dedizione dei lavoratori maltesi, riconosciuti per professionalità e competenze», ha precisato il ministro, sottolineando il momento particolarmente delicato in cui arriva l’annuncio, a ridosso del periodo natalizio. «Per noi non sono 96 lavoratori, ma 96 famiglie», ha aggiunto Schembri.
Il governo ha avviato immediatamente una task force congiunta con la General Workers’ Union (GWU) per coordinare la transizione dei dipendenti verso nuovi impieghi. È stata attivata anche una linea di assistenza dedicata (2567 9207), rivolta sia ai lavoratori che necessitano di supporto sia alle aziende interessate ad assorbire parte del personale.
La GWU, informata ufficialmente dopo l’annuncio pubblico, ha definito la situazione «profondamente preoccupante», ricordando come la decisione – secondo quanto comunicato dalla stessa Medline – sia parte di un piano di razionalizzazione globale e non derivi da criticità locali. Il sindacato ha riferito inoltre di essere già in contatto con aziende manifatturiere che avrebbero manifestato interesse per la manodopera specializzata di Microtek.
«Il nostro obiettivo immediato è tutelare il reddito e la dignità dei lavoratori e delle loro famiglie», ha dichiarato il segretario generale Josef Bugeja. Il sindacato valuterà inoltre i margini per contestare tempistiche e modalità della procedura di licenziamento, al fine di garantire il pieno rispetto della normativa.
La vicenda Microtek arriva a distanza di poche settimane dall’annuncio della chiusura dello stabilimento Carlo Gavazzi a Bulebel, attivo dagli anni Ottanta. Anche in quel caso, la produzione sarà spostata all’estero — in Messico e in Cina — nell’ambito di una riorganizzazione aziendale su scala globale. Per i 140 lavoratori coinvolti, dopo una tesa fase di trattative, è stato raggiunto un accordo di compensazione.
Il ripetersi di casi analoghi ha inevitabilmente sollevato preoccupazioni nel comparto industriale locale, sebbene il governo sottolinei come il mercato del lavoro resti solido e molte aziende siano attualmente alla ricerca di personale qualificato. «Se continuiamo a far crescere l’economia, le opportunità per i lavoratori non mancheranno», ha assicurato Schembri. Ma, intanto, per le 96 famiglie di Microtek, il presente immediato rimane carico di incertezza.
(immagine di repertorio)
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