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Usura e riciclaggio, in aula i racconti delle presunte vittime nella morsa della famiglia Pace

Testimoni descrivono debiti sempre più pesanti con interessi alle stelle, e poi le minacce: «se non paghi vengo a sfondarti la porta»

di Redazione
27 Febbraio 2026
in Giudiziaria
Tempo di lettura:4 mins read
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Una carrellata di testimonianze ad arricchire un impianto accusatorio che racconta debiti “senza fine” e pressioni per la riscossione dei pagamenti accompagnate da minacce e intimidazioni.

Si è aperta così la fase di raccolta prove nel procedimento che vede alla sbarra sei membri della famiglia Pace, arrestati lo scorso 9 febbraio e accusati a vario titolo di usura e riciclaggio di denaro, nello specifico Keith Pace (45 anni) e la compagna Maria Grixti (49 anni), i genitori Lawrence Pace ed Emanuela Pace, entrambi 73enni, oltre ai figli Carlos Pace (24 anni) e Cleaven Pace (20 anni).

Questi ultimi sono già sotto processo per il maxi furto di cannabis dalla base militare delle Forze Armate avvenuto lo scorso anno a Safi. Ancora Carlos e il padre Keith Pace, invece, devono rispondere anche delle accuse di estorsione e minacce a danno di un gioielliere e di quelle per violazione delle condizioni di libertà provvisoria. In ogni caso, si dichiarano tutti non colpevoli.

Le testimonianze rese in tribunale dalle presunte vittime di usura hanno riferito di aver ricevuto prestiti principalmente da Keith Pace, descrivendo modalità di rimborso che, secondo l’accusa, avrebbero determinato pesanti indebitamenti causati da interessi mensili da strozzinaggio.

Una delle testimoni ha raccontato di aver iniziato a chiedere denaro poco dopo la pandemia da Covid-19, spiegando che quando non riusciva a versare l’intera rata le veniva richiesto almeno il pagamento degli interessi, poi sommati al capitale il mese successivo. Un meccanismo che, ha detto, l’avrebbe infine condotta sul lastrico tanto da costringerla a rivolgersi alla Caritas per ricevere supporto.

La donna ha riferito episodi di pressioni e minacce legati ai ritardi nei pagamenti, sostenendo che in una circostanza Keith Pace e Maria Grixti si sarebbero presentati presso la sua abitazione, inducendola a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Ha inoltre raccontato che le targhe di un’auto di sua proprietà sarebbero state rimosse e restituite solo dopo un pagamento, mentre per un secondo veicolo avrebbe consegnato le chiavi a fronte di interessi accumulati per circa 17mila euro divenuti impossibili da saldare. Secondo la testimonianza, gli imputati le avrebbero poi comunicato l’intenzione di voler mettere in vendita la sua auto per ricavare soldi dai pezzi di ricambio. I pagamenti, ha spiegato, avvenivano tramite trasferimenti su conti Revolut, oppure contanti lasciati in cassette postali o consegnati personalmente.

Altri testimoni hanno fornito ricostruzioni differenti e contrastanti. Una donna ha confermato di aver ottenuto un prestito di mille euro con un interesse iniziale di 300 euro, e di aver concordato da sé l’importo delle rate mensili, precisando di non aver mai subito urla né minacce – come raccontato invece da altri – sebbene Pace la chiamasse per ricordarle il debito, «comprensibilmente», ha aggiunto. La presunta vittima non sarebbe ancora riuscita a saldare malgrado avrebbe già corrisposto oltre il doppio della cifra ricevuta.

Un’altra teste, che ha dichiarato di conoscere Keith Pace sin dall’infanzia, ha spiegato di aver ricevuto nel tempo diversi aiuti economici, incluso un prestito dopo un lungo periodo di malattia. Anche in questo caso i rimborsi sarebbero stati concordati su base mensile, comprensivi di interessi che ammontavano a 1.200 euro su un prestito di 6.000.

Nel corso dell’udienza, l’accusa ha però contestato alcune incongruenze rispetto a precedenti dichiarazioni rese alla polizia, nelle quali la donna aveva indicato pagamenti a titolo di interessi ben più consistenti, 7.000 euro su un prestito di 12.000. Malgrado il tentativo di dipingere il Pace più come colui che ha offerto supporto finanziario cruciale in un periodo di difficoltà, anche in questo caso sarebbero state fatte sparite le targhe della macchina della presunta vittima, in attesa dei pagamenti. «Ma non aveva nulla a che vedere con questo, era uno scherzo», avrebbe affermato uno dei giovani imputati.

Ulteriori testimonianze hanno riguardato altri presunti episodi di intimidazione. Una donna ha riferito di aver contratto due prestiti e di aver corrisposto interessi mensili elevati; quando non sarebbe più riuscita a pagare, avrebbe ricevuto telefonate insistenti e minacce da Keith Pace e Maria Grixti, tra cui quella che le avrebbero «sfondato la porta di casa». Ha inoltre sostenuto che i due si sarebbero presentati presso la sua abitazione fingendosi operatori del fornitore del servizio idrico nazionale, ovviamente per crearle pressioni. Le sarebbero state anche richieste le chiavi di un immobile come forma di garanzia fino al saldo del debito.

Tra le deposizioni, anche quella di un uomo che ha riferito di un prestito di 30mila euro concessogli da Keith Pace e dal padre Lawrence, formalizzato con un contratto notarile. Dopo un lutto in famiglia, una parte del debito sarebbe rimasta insoluta (5.000 euro circa) e, per questo, il testimone avrebbe ceduto ai Pace un locale di sua proprietà a titolo di permuta per cinque anni, fino al saldo del debito. Tuttavia, secondo il racconto, malgrado gli accordi, il locale non gli sarebbe mai stato restituito.

Nel complesso, le deposizioni hanno delineato, secondo l’impianto accusatorio, un sistema di prestiti privati ad interessi da capogiro gestito nel tempo con il coinvolgimento di sempre più membri della famiglia Pace, impegnati a riscuotere pagamenti che spesso includevano arbitrariamente beni mobili e immobili, i cui proventi sarebbero stati successivamente movimentati e occultati, configurando anche il reato di riciclaggio.

Durante l’udienza è stata inoltre avanzata la richiesta di congelamento di tre conti Revolut ritenuti collegati alle attività oggetto di indagine. La difesa ha sollecitato la richiesta di libertà provvisoria per i propri assistiti, tranne per i due anziani coniugi Pace che l’avevano già ottenuta nella precedente seduta, scontrandosi però con il muro dell’accusa che ha richiamato la presenza di numerosi testimoni ancora da ascoltare e il rischio di possibili interferenze, visto che nel frattempo numerose presunte vittime avrebbero dichiarato di aver ricevuto minacce e pressioni da altri componenti della famiglia Pace.

Vagliate le tesi, il tribunale ha infine scelto di confermare la custodia cautelare in carcere per Keith Pace, la sua compagna Maria Grixti ed i figli Carlos e Cleaven Pace, data la gravità delle accuse e il timore di inquinamento delle prove.

(in copertina, parte del denaro sequestrato durante i blitz che hanno portato all’arresto della famiglia Pace, credits: Malta Police Force)

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Tags: Carlos PaceCleaven PaceEmanuela PaceKeith PaceLawrence PaceMaria Grixtiriciclaggio di denarousura
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