Malta chiude il 2025 con il tasso di criminalità più basso della sua storia recente. Secondo il rapporto annuale del CrimeMalta Observatory, il centro di ricerca criminologica dell’Università di Malta diretto dai professori Saviour Formosa e Janice Formosa Pace, l’arcipelago ha registrato 15.594 reati su una popolazione di 574.250 residenti, segnando un calo del 6% rispetto al 2024.
Si tratta di una diminuzione sei volte superiore a quella dell’anno precedente, e la più significativa degli ultimi decenni se si considera l’aumento demografico del Paese: tenendo conto della crescita della popolazione dal 2005 a oggi, ci si aspettavano oltre 26.000 reati e ne sono stati denunciati quasi diecimila in meno. Il dato si traduce in 27 reati ogni 1.000 abitanti, il minimo storico anche escludendo il 2020 — anno anomalo per le restrizioni Covid — e ben al di sotto della media europea di 49. In vent’anni il tasso è sceso da 46 per 1.000 nel 2005 a 27 nel 2025, mentre la popolazione è cresciuta di oltre 170.000 unità.
Il furto rimane il reato più diffuso (28,4% del totale), ma nel 2025 ha toccato il minimo degli ultimi decenni con 4.428 casi, in calo di 790 rispetto al 2024. I borseggi sono crollati del 39%, da 650 a 394 episodi, un risultato che il rapporto attribuisce direttamente all’espansione delle squadre di polizia di prossimità e alle campagne di sensibilizzazione estiva. Le frodi hanno registrato un calo del 20%, con 1.907 casi contro i 2.394 del 2024: la categoria era esplosa nel 2023 a causa delle truffe digitali via SMS e pagamenti online, ma da allora è in costante discesa. Anche i reati informatici sono diminuiti del 33%.
Sul fronte dei reati più gravi, il rapporto conferma una tendenza attiva dal 2018: tutti gli omicidi commessi tra quell’anno e il 2025 sono stati risolti nel giro di pochi giorni. Il tasso di omicidio si attesta a 0,9 per 100.000 abitanti, in lieve aumento rispetto allo 0,7 del 2024 ma inferiore all’1 del 2005. Le rapine a mano armata sono state 30, la metà rispetto al picco del 2005.
Dietro i numeri complessivamente positivi, il rapporto individua una trasformazione strutturale che gli autori considerano la sfida principale per il prossimo decennio. Il crimine si sta progressivamente spostando dagli spazi pubblici — dove la presenza delle forze dell’ordine pare aver dimostrato di essere efficace — verso gli ambienti privati e digitali, per definizione meno accessibili alla prevenzione tradizionale. Nel 2005 appena il 3% dei reati avveniva al chiuso; nel 2015 la quota era salita al 15%, nel 2025 ha raggiunto il 34%. La vittima viene oggi raggiunta nella propria abitazione o attraverso lo schermo di un dispositivo, spesso con una sua inconsapevole complicità — come nel caso delle truffe online.
In questo contesto si inserisce la violenza domestica, che nel 2025 ha registrato per la prima volta dal 2007 una lieve flessione: 2.174 casi, 51 in meno rispetto al 2024. La diminuzione è significativa perché inverte una tendenza al rialzo ininterrotta per quasi vent’anni — con un incremento complessivo del 1.918% tra il 2008 e il 2025 — e viene attribuita in parte all’espansione dell’Agenzia di supporto alle vittime e alla Gender-Based and Domestic Violence Unit istituita nel 2020. Tuttavia, il fenomeno rimane imponente: il 76% dei casi riguarda danni di natura psicologica, e il numero assoluto di episodi con violenza fisica è leggermente aumentato.
La distribuzione geografica dei reati conferma la concentrazione nelle aree urbane e commerciali. Mdina, pur essendo un centro di poche centinaia di residenti, registra un tasso cinque volte superiore alla media nazionale a causa dell’alto afflusso turistico. St. Julian’s, Valletta, Floriana e Marsa si collocano nella fascia tra il doppio e il quintuplo della media. Sul fronte opposto, Gozo mantiene un tasso di 21,7 reati per 1.000 abitanti — significativamente inferiore al 27,1 nazionale — sebbene l’isola mostri aumenti nelle denunce di violenza domestica, che gli autori leggono però come un segnale positivo: la rottura del tradizionale silenzio omertoso tipico delle comunità insulari.
Tra le categorie in crescita spiccano i reati legati alla droga, aumentati del 70% con 367 casi, un dato che il rapporto interpreta come il risultato di un’attività investigativa più intensa piuttosto che di un reale aumento del fenomeno. Aumentano anche la crudeltà verso gli animali (+175%, da 20 a 55 casi) e i reati ambientali (+47%, da 174 a 255 casi), due categorie introdotte di recente nel sistema di rilevazione. In carcere, al 26 dicembre 2025 erano detenute 719 persone — 659 uomini e 60 donne — provenienti da 100 Paesi diversi.
Il CrimeMalta Observatory ha avviato in parallelo un’indagine sulla vittimizzazione sommersa, intitolata “The Dark”, che punta a misurare i reati non denunciati e a capire perché le vittime scelgano il silenzio. I risultati sono attesi per il terzo trimestre del 2026 e potrebbero offrire una lettura più completa di quanto i dati ufficiali, per quanto incoraggianti, riescono a raccontare.
(immagine di archivio, credits: Terry Caselli Photography)
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