La Corte costituzionale ha riconosciuto la violazione dei diritti fondamentali del notaio Robert Aquilina, nell’ambito di una lunga vicenda legata all’accesso agli atti sulla nomina dei vertici della Financial Intelligence Analysis Unit (FIAU). Secondo i giudici, lo Stato non gli ha garantito un equo processo entro tempi ragionevoli, in violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La sentenza, pronunciata giovedì dalla sezione costituzionale della Corte civile e firmata dal giudice Francesco Depasquale, arriva al termine di un contenzioso iniziato nel marzo 2020, quando Aquilina presentò due richieste di accesso agli atti per ottenere la shortlist dei candidati alla nomina nel consiglio di amministrazione della FIAU dal 2013 in poi. L’iniziativa si inseriva in un’indagine civica sulla nomina dell’ex vicecommissario della polizia Silvio Valletta all’interno dell’organismo antiriciclaggio.
La richiesta venne inizialmente respinta dal Commissario di polizia. Un diniego che Aquilina impugnò davanti al Commissario per l’informazione e la protezione dei dati (IDPC), il quale nel febbraio 2021 stabilì che il rifiuto non fosse del tutto giustificato, ordinando la consegna di una copia della shortlist in cui erano però occultati i nomi dei candidati non selezionati. Aquilina fece ricorso chiedendo l’accesso integrale ai documenti, ma il procedimento rimase bloccato per mesi.
Secondo la Corte, il punto di rottura si è verificato quando il ricorso è rimasto fermo per 18 mesi di «totale inerzia», durante il quale «non è stato fatto assolutamente nulla»: una paralisi che i giudici hanno definito «irragionevole ed esagerata». A determinare lo stallo fu anche la decisione del presidente del Data Protection Appeals Tribunal, Noel Camilleri, di rassegnare le dimissioni in vista delle elezioni generali, scelta per la quale la Corte si è detta “sbalordita” considerando che tale organismo dovrebbe essere indipendente dal ciclo politico.
Pur esprimendo «serie preoccupazioni» per alcune prese di posizione pubbliche ed «inappropriate» di Camilleri sui social network — in particolare elogi rivolti all’ex premier Joseph Muscat — la Corte ha tuttavia respinto l’accusa di mancanza di indipendenza e imparzialità del tribunale, rilevando che Aquilina non aveva chiesto formalmente la ricusazione del giudice né esaurito tutti i rimedi ordinari disponibili. Respinta anche la richiesta di ottenere immediatamente i documenti non censurati. Ciò non ha però impedito al giudice di riconoscere la responsabilità dello Stato per la gestione del caso, condannandolo al pagamento di 2.000 euro di risarcimento ad Aquilina, oltre alle spese processuali e agli interessi legali maturati dalla data della sentenza fino a quella dell’effettiva erogazione.
In una dichiarazione diffusa dopo la sentenza, il notaio ex presidente della Ong Repubblika e rappresentante della Fondazione Falcone a Malta ha parlato di «una vittoria per la giustizia, per la democrazia e per il diritto dei cittadini a ottenere informazioni tempestive su chi esercita il potere pubblico». Un esito che, ha aggiunto, conferma di essere «dalla parte giusta della storia». Aquilina ha infine ringraziato l’avvocato Therese Comodini Cachia, le organizzazioni Repubblika e Access Info, oltre ai cittadini che lo hanno sostenuto durante la lunga battaglia legale.
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