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Processo Fenech: l’auto bianca che pedinava Daphne, l’esplosione vista da un passante e le registrazioni che incastrano il tycoon

Dal 1° luglio Yorgen Fenech siede davanti a una giuria chiamata a giudicare il presunto mandante dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia. Il resoconto delle prime otto giornate del procedimento più atteso della storia giudiziaria maltese

di Redazione
10 Luglio 2026
in Daphne Caruana Galizia
Tempo di lettura:5 mins read
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Quasi nove anni dopo l’esplosione che il 16 ottobre 2017 uccise Daphne Caruana Galizia sulla strada statale vicino alla sua abitazione di Bidnija, Malta ha finalmente un processo per l’omicidio della giornalista. Dal 1° luglio 2026 Yorgen Fenech – 44 anni, erede del Tumas Group, imprenditore con interessi nel gaming, nell’hotellerie e nell’energia – siede davanti alla Corte criminale di Valletta, presieduta dalla giudice Edwina Grima e da una giuria di nove membri più sei riserve, selezionata con un’operazione durata cinque ore a porte chiuse.

Fenech è accusato di complicità in omicidio volontario e di associazione criminale per l’organizzazione dell’attentato. Ha negato ogni addebito. Il processo è la conclusione formale di un iter giudiziario che aveva già portato alla condanna degli esecutori materiali e dei fornitori dell’esplosivo.

Quello a Fenech è l’ultimo dei sette procedimenti connessi all’assassinio. I fratelli Alfred e George Degiorgio, che detonarono il dispositivo, stanno scontando quarant’anni di pena. Vincent Muscat, che partecipò all’attentato e in seguito collaborò con gli inquirenti, ha patteggiato una pena ridotta a quindici anni.

Nel giugno 2025 Robert Agius e Jamie Vella (accusati di aver fornito l’esplosivo) sono stati condannati all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, dopo che la Corte d’Appello aveva rigettato il loro ricorso a gennaio 2026. Melvin Theuma, il tramite che aveva organizzato l’omicidio per conto di Fenech, ha ricevuto la grazia presidenziale in cambio della propria testimonianza e vive sotto protezione dal 2019.

Yorgen Fenech - Daphne Caruana Galizia
Yorgen Fenech (immagine di archivio, credits: Repubblika)

Le accuse: 150.000 euro in contanti e il pressing per accelerare il delitto

Secondo l’atto d’accusa, Fenech aveva avvicinato Theuma – suo amico e tassista – per organizzare l’omicidio di Caruana Galizia, convinto che la giornalista stesse per pubblicare rivelazioni compromettenti su di lui e su uno zio. Il piano fu temporaneamente sospeso dopo l’annuncio delle elezioni del 2017, ma dopo il voto Fenech avrebbe consegnato a Theuma 150.000 euro in contanti dentro una busta marrone come pagamento per l’omicidio.

Nei mesi successivi, sempre secondo l’accusa, avrebbe continuamente pressato il tramite per accelerare l’esecuzione, temendo che la giornalista fosse sul punto di pubblicare. L’inquirente principale, il Commissario aggiunto Keith Arnaud, ha testimoniato per quasi cinque giorni consecutivi: la più lunga deposizione finora ascoltata dalla giuria.

Centrale nel processo è il materiale raccolto da Theuma stesso: prima di essere arrestato, il tramite aveva cominciato a registrare di nascosto le proprie conversazioni con Fenech, probabilmente come forma di protezione. Nelle registrazioni (la cui autenticità non è stata contestata) Fenech invitava Theuma a cancellare tutto e a «ripulire» ogni traccia, «non solo su questo, ma anche sui tuoi numeri, così non avranno nulla a cui aggrapparsi». In un’altra, sentendo che le indagini si stavano stringendo, diceva al tramite: «Non trasciniamo altre persone nella rete».

La giuria ha anche sentito messaggi estratti dall’app di messaggistica criptata Signal, recuperati da Europol tra oltre centomila immagini presenti nel telefono di Fenech, incluse conversazioni con il fratello Franco – identificato dagli investigatori come il contatto salvato come «George» – in cui si discuteva di possibili vie di fuga la notte prima dell’arresto, tra cui fuggire in Sicilia sull’imbarcazione di famiglia.

Fenech contro Schembri: «Era lui a spingermi, mexxi mexxi mexxi»

Nella sua dichiarazione alla polizia, resa dopo l’arresto nel novembre 2019, Fenech ha offerto una versione radicalmente diversa. Ha sostenuto di essere stato ricattato da Theuma e convinto da Keith Schembri — ex capo di gabinetto del premier Muscat — a non abbandonare il piano, attribuendogli la frase «mexxi, mexxi, mexxi» (vai avanti).

Ha anche affermato che Schembri gli aveva detto di volersi «sbarazzare» di Caruana Galizia, e che le discussioni avvenute nella sua tenuta di Zebbug ruotavano attorno al blog della giornalista e alle sue inchieste sulla corruzione governativa. Arnaud ha chiarito che le indagini non hanno trovato riscontri che collocassero Schembri nel piano omicidiario, e che non fu considerato sospettato fino al novembre 2019. La difesa, tuttavia, ha insistito sulle lacune investigative, in particolare sul mancato sequestro del telefono personale e del laptop di Schembri al momento del suo arresto.

Tra le testimonianze più esplosive dell’ottava giornata c’è quella riguardante un presunto incontro tra Fenech e l’ex premier Joseph Muscat a Castille, sede del governo. Secondo quanto raccontato dallo stesso Fenech agli investigatori, Muscat lo avrebbe convocato per chiedergli se si fidasse di Theuma. «Certo che no. Mi registra», avrebbe risposto Fenech. Muscat avrebbe replicato: «Non preoccuparti, verrà arrestato».

Arnaud ha confermato che la polizia aveva tenuto riunioni con Muscat a Castille in merito alla possibile grazia presidenziale per Theuma, ma ha precisato che in nessun momento fu rivelato il nome del sospettato, né la data dell’imminente arresto. Muscat, che ha respinto categoricamente ogni accusa, non è indagato per l’omicidio.

«Ho sentito urlare, poi la seconda esplosione ha fatto volare l’auto nel campo»

Nell’ottava giornata di processo la giuria ha sentito per la prima volta la voce di chi era presente quel pomeriggio del 16 ottobre 2017. Francis Sant stava guidando da Mosta verso Bidnija intorno alle tre del pomeriggio quando incrociò l’auto di Caruana Galizia. «Ho notato che qualcosa non andava. Sembrava in preda al panico», ha raccontato. «Mi sono chiesto cosa ci fosse di strano. Poi, pochi secondi dopo – le cose sono andate molto in fretta – ho visto la prima scintilla sotto la sua auto, come un fuoco d’artificio. Era ancora cosciente, l’ho sentita urlare. Il finestrino era aperto; forse nel panico stava cercando di aprirlo e di uscire».

Sant ha descritto come alla prima scintilla Caruana Galizia sembrasse rendersi conto di ciò che stava accadendo, e poi la grande esplosione che investì il parabrezza, seguita da una seconda deflagrazione che scaraventò l’auto fuori dalla carreggiata verso un campo, dove si formò una palla di fuoco, probabilmente il serbatoio del carburante.

La giuria ha appreso anche i dettagli della sorveglianza preventiva sul luogo del delitto. Una residente dell’area di Targa Gap, Maria Sammut Grech, ha testimoniato di aver ripetutamente notato un’auto bianca a noleggio parcheggiata in punti diversi lungo la strada sotto casa sua nelle settimane precedenti all’assassinio. «Era strano perché continuavo a rivederla», ha detto, precisando che una volta era occupata da qualcuno, mentre in un’altra occasione aveva notato un’auto grigia o argentata più in fondo, con due uomini a bordo, impossibili da identificare perché era buio.

Gli investigatori avevano già individuato, nelle testimonianze raccolte nei giorni precedenti, un residente nei pressi delle Victoria Lines che aveva visto ripetutamente una piccola auto con targa iniziante per «QZ» nella zona nei giorni precedenti all’attentato, inclusa la mattina dell’esplosione. Il veicolo era scomparso subito dopo la detonazione. Quando gli investigatori perlustrarono la zona, trovarono quello che Arnaud definì «il punto di osservazione perfetto»: da lì si vedevano chiaramente il cancello di Caruana Galizia, il vialetto e la strada dove esplose la bomba. Un mozzicone di sigaretta recuperato sul posto fu analizzato e il DNA confermò che apparteneva a un uomo.

Nelle stesse sedute hanno deposto i primi agenti intervenuti sulla scena. L’agente Ruben Balzan, oggi in pensione, ha ricordato di aver ricevuto via radio l’allerta per un’auto in fiamme a Bidnija mentre era di stazione a Ta’ Kandja. Una volta giunti sul posto, gli agenti si resero conto che non si trattava di un incendio ma di un’esplosione, e rimasero sulla scena per circa un’ora e mezza fino all’arrivo delle squadre forensi.

L’agente Mario Farrugia, in servizio all’unità di intervento rapido, aveva ricevuto l’allerta intorno alle tre del pomeriggio per un veicolo in fiamme in un campo: arrivando, trovò gli operatori della Protezione Civile già al lavoro per spegnere l’incendio. Il collega Rodrick Vassallo ha testimoniato sugli sviluppi successivi all’esplosione, incluso un diverbio scoppiato sulla scena tra Matthew Caruana Galizia, figlio della vittima, e un tale Mario Vella.

La strategia della difesa punta a spostare l’attenzione della giuria sulle presunte lacune delle indagini (il telefono di Schembri mai sequestrato, i legami tra il clan Degiorgio e l’ex ministro Chris Cardona) e a dipingere Fenech come una vittima di una montatura orchestrata da Theuma e altri. L’accusa ha risposto tacciando la difesa di «fuorviare» la giuria attraverso riferimenti selettivi alle prove.

Durante l’ottava giornata del processo a Yorgen Fenech, l’accusa e la difesa hanno dibattuto sul contenuto di un vecchio rapporto dell’Europol. Tale relazione iniziale, redatta analizzando il blog e il telefono di Caruana Galizia, aveva individuato diversi possibili moventi per l’omicidio, inclusi i legami con le inchieste sui Panama Papers, sulla Pilatus Bank e sul programma di cittadinanza per investimento, ma non aveva identificato Fenech come possibile istigatore. Il processo si tiene dal lunedì al venerdì e si prevede che durerà diverse settimane.

(immagine di archivio)

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Tags: Daphne Caruana GaliziaIn evidenzaomicidioYorgen Fenech
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