Un anno dopo la tragedia di St. Thomas Bay, i genitori di Mirabelle Falzon, la 22enne travolta da dei massi che si sono improvvisamente staccati dalla scogliera di Rihama Battery, il 19 luglio 2024, sono tornati sul luogo della morte della figlia a Marsascala.
Visibilmente provati dal dolore, Michael e Charmaine Falzon hanno ringraziato il magistrato inquirente e il loro legale, ma hanno lanciato un appello alle autorità invitandole ad agire immediatamente, perché: «nessun’altra famiglia deve vivere ciò che stiamo vivendo noi».
La conferenza stampa, organizzata accanto al sito dove si è consumata la tragedia, transennato a mesi di distanza dal crollo, ha visto prendere parola anche l’avvocato della famiglia Falzon, Conrad Borg Manche, che ha accusato le autorità di aver ignorato per anni, rimbalzandoli tra i vari enti, gli avvertimenti provenienti da diversi cittadini e Ong sullo stato di profondo degrado della scogliera, come poi dimostrato anche dai risultati dell’inchiesta condotta dalla magistratura. «Quest’incidente poteva essere evitato. Dal 2017 venivano presentati rapporti e segnalazioni, l’ultimo appena quattro giorni prima della tragedia. Tutto si è perso nella palude burocratica, fino a quando Mirabelle non ha perso la vita».
Al loro fianco, anche Conrad Neil Gatt, attivista e content creator che aveva più volte segnalato alle varie autorità – con tanto di prove – il pericolo, l’ultima volta pochi giorni prima che accadesse l’irreparabile. «Chi si assumerà la responsabilità politica? Chi ridarà Mirabelle ai suoi cari?» ha domandato con amarezza.
L’indagine indetta dalla magistratura dopo la fatalità e guidata da Antoine Agius Bonnici (ma mai pubblicata), ha accertato che il costone di Munxar è soggetto a un’erosione naturale accelerata da tempeste, correnti marine e infiltrazioni saline. Il materiale stesso, la fragile Globigerina limestone (roccia sedimentaria nota per la suscettibilità agli agenti atmosferici e all’erosione) rende l’area particolarmente vulnerabile a cedimenti improvvisi.
Il rapporto ha concluso che il crollo era parte di un processo «inevitabile e progressivo» di degrado, documentato da ortofoto e studi geotecnici. Ma, secondo il legale della famiglia, il nodo non è solo legato alla natura: «Era noto che il sito fosse pericolante, bastava chiuderlo. E invece si è aspettato che accadesse la tragedia».
A poche ore dalla conferenza stampa, il governo ha annunciato che accoglierà una delle principali raccomandazioni dell’inchiesta: la creazione di una struttura centrale di riferimento a cui segnalare siti pericolosi, pubblici o privati. Scogliere, bastioni, edifici abbandonati o muri instabili potranno essere segnalati a un solo ente, che avrà il compito di intervenire in tempi rapidi, evitando che i rapporti vadano dispersi tra uffici diversi.
Il Ministero ha sottolineato che la pericolosità della Rihama Battery è stata determinata da fenomeni naturali di erosione e che, da inizio anno, l’area è stata recintata con cartelli di avviso.
Il Partito Nazionalista (PN) ha reagito con durezza, paragonando la morte di Mirabelle a quelle di Jean Paul Sofia, Bernice Cassar e Miriam Pace, tragedie che secondo l’opposizione hanno tutte un filo comune: segnalazioni ignorate nel tempo e movimentazione tardiva.
«Nulla potrà restituire Mirabelle alla sua famiglia – si legge in una nota firmata dai deputati Stanley Zammit, Julie Zahra e Darren Carabott – ma è chiaro che il governo deve assumersi responsabilità politiche. In questo Paese le autorità lavorano ognuna per conto proprio, senza coordinamento, e a pagarne il prezzo sono i cittadini».
Il PN ha concluso sottolineando che la salvaguardia delle vite, della salute e del patrimonio nazionale deve essere una priorità, aggiungendo che «il nostro Paese merita una leadership seria, incentrata sulla prevenzione e sulla protezione: un governo che prevenga le tragedie, non uno che reagisca quando è troppo tardi».
Mentre istituzioni e partiti si lanciano accuse e avanzano proposte, per la famiglia Falzon resta l’assenza insopportabile di una figlia di soli 22 anni, descritta dai suoi cari come “piena di vita e di sogni”. Il padre, con voce rotta, ha detto: «Se i soldi spesi per l’inchiesta fossero stati usati per mettere in sicurezza il sito, oggi Mirabelle sarebbe ancora qui». Un messaggio che lascia poco spazio al carrozzone della burocrazia e richiama invece a un’urgenza semplice: che la morte della giovane non sia vana, e che da questa tragedia nasca finalmente un sistema capace di prevenire altre perdite.
(photo credits: Facebook)
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