Le autorità sanitarie stanno indagando su un cluster di quattro casi di epatite A potenzialmente associati a Deli & Co, esercizio di ristorazione di Qormi. Le indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti sono ancora in corso e, in via precauzionale, è stato rivolto un appello a chi ha consumato alimenti nel locale tra il 17 e il 25 giugno affinché presti attenzione all’eventuale comparsa dei sintomi fino al 14 agosto, periodo che copre la massima incubazione del virus.
L’epatite A è un’infezione virale che colpisce il fegato e può manifestarsi con febbre, stanchezza, perdita di appetito, nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, urine scure, feci chiare e ittero, ossia l’ingiallimento della pelle e degli occhi. Nella maggior parte dei casi i sintomi compaiono circa quattro settimane dopo il contagio, anche se il periodo di incubazione può variare da 15 a 50 giorni.
Le persone che hanno consumato del cibo nel locale durante il periodo indicato e che dovessero accusare sintomi compatibili con l’infezione sono invitate a contattare l’Unità per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, oltre a rivolgersi al proprio medico, segnalando la possibile esposizione al virus.
La Sovrintendenza alla Sanità Pubblica ha ricordato che il virus si trasmette prevalentemente per via oro-fecale, attraverso il consumo di alimenti o acqua contaminati oppure mediante contatti stretti con una persona infetta. Per questo motivo viene ribadita l’importanza di una corretta igiene delle mani, soprattutto dopo l’utilizzo dei servizi igienici e prima di manipolare o consumare cibo.
Dopo la comunicazione delle autorità sanitarie, Deli & Co ha diffuso una nota nella quale afferma di non aver ricevuto alcuna prova che attesti un collegamento diretto tra i quattro casi di epatite A e la propria attività.
L’azienda conferma che un proprio dipendente è risultato positivo all’epatite A il 4 luglio, precisando però che il lavoratore era rientrato da un viaggio all’estero e che il suo ultimo giorno di lavoro nel locale risaliva al 25 giugno. Dopo la diagnosi non è più tornato in servizio fino a quando le autorità competenti non ne hanno autorizzato il rientro.
La società sostiene inoltre di aver applicato immediatamente tutte le misure previste dai protocolli sanitari. Un secondo dipendente, pur essendo risultato negativo ai test, non ha prestato servizio per l’intero periodo di incubazione raccomandato in via precauzionale.
Nel comunicato, Deli & Co evidenzia anche che l’avviso pubblico delle autorità sanitarie è stato diffuso oltre un mese dopo gli eventi oggetto delle verifiche e sottolinea come eventuali collegamenti tra i contagi e l’attività debbano essere fondati su «prove oggettive e riscontri verificati», mettendo in guardia dal rischio che conclusioni premature possano arrecare un danno ingiustificato all’azienda e ai suoi dipendenti.
Le autorità sanitarie, dal canto loro, precisano che gli accertamenti sono ancora in corso e che il monitoraggio della situazione proseguirà fino al completamento delle indagini.
(photo credits: Facebook / Deli&Co)
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