Padre e figlio già sotto processo per reati legati alla droga sono finiti di nuovo in carcere dopo un’operazione di sorveglianza che ha portato al loro arresto e alla formulazione di una lunga serie di nuove accuse a loro carico. A comparire davanti al giudice, venerdì pomeriggio, sono stati Josef Zammit, 33 anni, residente a Xghajra, e Mario Brignone, 70 anni, di Marsascala.
Entrambi erano in libertà provvisoria per procedimenti in corso di svolgimento e soggetti ad un’ordinanza di congelamento dei beni. Nonostante ciò, secondo quanto emerso in aula, nell’abitazione monitorata dalla polizia sarebbero stati trovati grossi quantitativi di denaro contante nascosti in una lavatrice e in un armadio, oltre a una pistola non registrata.
Il quadro accusatorio nasce da un’operazione messa in campo giovedì, quando gli agenti – impegnati da giorni in attività di sorveglianza – hanno visto Zammit lanciare qualcosa fuori dal finestrino della sua auto. Gli oggetti recuperati, secondo la ricostruzione in aula, sono risultati essere dosi di droga. Contestualmente, monitorando l’abitazione, i poliziotti avrebbero notato Brignone collocare un oggetto sul balcone, mentre all’interno della casa sarebbero stati trovati un grosso mestolo da cucina, oggetti con residui di stupefacente e bilancini, tutti elementi compatibili con la preparazione delle dosi.
Per Zammit, le imputazioni includono traffico di cocaina ed eroina, detenzione in quantità incompatibili con l’uso personale, cospirazione per il traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro, tentata soppressione di prove, detenzione d’arma da fuoco senza licenza, violazione delle condizioni della cauzione già in essere e recidiva. Brignone è a sua volta accusato di detenzione aggravata di cocaina ed eroina, cospirazione per il traffico, riciclaggio, detenzione di un’arma senza licenza, violazione della libertà su cauzione e recidiva.
Entrambi si sono dichiarati non colpevoli delle contestazioni e la difesa ha chiesto la libertà provvisoria per i propri assistiti, evidenziando l’età e i problemi di salute del Brignone e sostenendo che le quantità di denaro e droga sequestrate non fossero significative.
Il pubblico ministero si è però opposto, sottolineando che i due imputati erano già sotto processo per reati analoghi, che avevano violato precedenti condizioni di cauzione e che i testimoni del caso devono ancora deporre. Il giudice ha ritenuto sussistente il rischio di reiterazione del reato e ha respinto la richiesta della difesa, disponendo che Zammit e Brignone tornassero in custodia cautelare.
Il Corriere di Malta è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale e rimanere sempre aggiornato



















