La Corte d’Appello ha confermato la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione per Jimmy Magro, ex segretario generale del Partito Laburista, accusato di corruzione e traffico di influenze. Con il rigetto del ricorso contro la sentenza di primo grado, emessa nel 2025, per Magro si spalancano ora le porte del carcere: si può dire che si tratti sostanzialmente dell’unico caso, in tempi recenti, che un dirigente politico di alto profilo viene condannato alla detenzione.
La vicenda giudiziaria ruota attorno alla gestione di un appalto da 250.000 euro finanziato dall’Unione Europea per l’acquisto di attrezzature per la raccolta dei rifiuti risalente al 2014, ai tempi in cui l’imputato ricopriva l’incarico di consulente speciale presso l’Associazione dei Consigli Locali (AKL) nonché quello di responsabile del progetto e membro della commissione giudicatrice.
Secondo l’accusa, Magro avrebbe tentato di orientare la gara d’appalto a favore di un determinato offerente, Victor Bonello, chiedendogli una tangente di 25.000 euro. Fu proprio lo stesso Bonello a denunciare l’accaduto alle autorità, rifiutandosi di pagare la somma.
Decisive, nel corso del processo, alcune email inviate dallo stesso Magro dal proprio account personale, in cui faceva riferimento a un “ritorno commerciale” legato al progetto. Per la Corte, quella formula non lasciava spazio a dubbi: si trattava di un esplicito riferimento a un vantaggio economico illecito. Le spiegazioni fornite dall’imputato sono state giudicate contraddittorie e prive di fondamento.
I giudici hanno inoltre ribadito un principio centrale: il reato di traffico di influenze si configura già al momento della richiesta indebita, anche se il denaro non viene effettivamente versato. Per questo motivo, Magro è stato assolto dall’accusa di aver percepito materialmente una tangente, ma ritenuto comunque colpevole per aver tentato di condizionare la procedura pubblica.
Respinte anche le tesi difensive secondo cui non avrebbe potuto essere considerato un pubblico ufficiale: la Corte ha chiarito che il ruolo ricoperto e la gestione di fondi pubblici e comunitari lo sottoponevano pienamente agli obblighi di imparzialità e trasparenza previsti dalla legge.
Nel confermare integralmente la pena, i giudici hanno sottolineato la gravità della condotta, evidenziando come simili comportamenti compromettano l’integrità delle gare d’appalto e possano arrecare un danno significativo alla reputazione del Paese, soprattutto nei rapporti con l’Unione europea.
Oltre alla pena detentiva, è stata ribadita l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che lo esclude da qualsiasi incarico pubblico ad vitam. Magro, che ha sempre negato le contestazioni, è stato segretario generale del PL tra il 1991 e il 2003 e, negli anni seguenti, continuò a ricevere incarichi governativi, incluso quello presso Malta Enterprise.
(immagine di archivio, luglio 2013, credits: DOI / Martin Attard)
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