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Le pensioni maltesi sempre più sostenute dai lavoratori stranieri

di Giampiero Moncada
7 Febbraio 2021
in Economia
Tempo di lettura:3 mins read
0

Nell’ultimo anno prima della pandemia, il fondo pensionistico maltese ha visto crescere in misura consistente i versamenti contributivi degli stranieri, specie se confrontati con quelli dei lavoratori maltesi. Nel 2019, su un totale di 735 milioni di euro, i 65.092 lavoratori stranieri (compresi gli autonomi) hanno versato nelle casse dell’NI (National insurance) ben 168 milioni, ovvero 30 milioni in più rispetto al 2018. Mentre la quota versata dai lavoratori maltesi è cresciuta di soli 18 milioni.

Si tratta di un trend che comunque dura già da diversi anni. Prendendo in esame il periodo tra il 2016 e il 2019, si vede che il numero di lavoratori stranieri è quasi raddoppiato, passando da 40mila a 77mila circa. Più che raddoppiate le somme versate all’NI: 79 milioni nel 2016, 168 milioni nel 2019. Una crescita che è andata di pari passo con l’incidenza percentuale sul totale e che nei quattro anni è passato dal 14% al 23%.

I dati, resi noti dal ministero della Giustizia sociale e la solidarietà, distinguono anche lavoratori dipendenti e autonomi: in crescita questi ultimi che nel 2019 risultano 2.583 mentre quattro anni prima erano 1.678. Questo significa che sul totale dei versamenti contributivi, i lavoratori autonomi stranieri rappresentano l’8,5%.

Ma questo contributo significativo dei lavoratori stranieri rimane nelle casse del Governo maltese o viene, poi, restituito ai lavoratori, una volta che andranno in pensione?

In linea di massima, i versamenti tornano a chi li ha fatti, alle condizioni di qualunque Paese. Ma bisogna tenere conto di alcuni rischi e, soprattutto, della necessità che gli stessi lavoratori facciano determinati passi per tutelarsi.

Le cose sono abbastanza semplici per gli italiani, così come per tutti i cittadini europei, perché la stessa Unione europea ha stabilito delle norme valide per tutti, anche se poi ciascun Paese le ha recepite in modo non sempre omogeneo.

Il caso più frequente è di un cittadino italiano che trascorre solo un periodo all’estero e poi rientra in patria. Se questo periodo è tanto breve da non fargli raggiungere il diritto alla pensione, potrà comunque fare il “ricongiungimento contributivo”. Ovvero, far trasferire all’ente previdenziale del proprio Paese, in questo caso l’Italia, le somme versate a Malta.

Se il periodo trascorso all’estero, per esempio a Malta, è abbastanza lungo, può anche avergli fatto maturare il diritto di una pensione in quel Paese. Ma dovrà poi tenere conto dell’aspetto fiscale: potrà chiedere al Paese straniero di fargli arrivare l’assegno pensionistico in Italia. Ma poi dovrà dichiarare quell’introito al Fisco italiano, eventualmente sommandolo alla pensione italiana. E di solito, non è conveniente.

“Quello che raccomandiamo ai nostri connazionali che rientrano dopo alcuni anni qui” dice Stanislao Filice, socio della Lean consulting ltd di Malta “è di chiedere al più presto il ricongiungimento con i contributi Inps. Anche per garantirsi da qualunque cambiamento normativo che potrebbe intervenire nel corso degli anni. L’altra cosa che è bene fare è l’iscrizione all’Aire. Per chi lavora all’estero per un certo periodo di tempo, oltre a essere obbligatorio è anche conveniente in vista di un ricongiungimento pensionistico. Perché le autorità italiane potrebbero chiedere a un contribuente come mai ha maturato un certo numero di versamenti previdenziali senza mai avere lasciato la residenza in Italia. E sono previste anche delle sanzioni”.

Le convenzioni con l’Italia sono attive già da prima che Malta entrasse nella UE e sono state integrate. Per questo nell’articolo abbiamo aggiunto il link alla pagina della commissione EU per la modulistica che ovviamente è solo informativa perché si procede Paese per Paese.

Purtroppo, molti operatori di patronato e la stessa INPS, in alcune sedi meno esposte al tema internazionale, non dispongono di informazioni complete e aggiornate. Per evitare confusione, si possono contattare anche i patronati; è bene scegliere tra quelli che hanno anche delle sedi estere, come per esempio Inca. Sono quelle che fanno capo a organizzazioni sindacali che operano normalmente anche su estero.

Ecco un paio di link utili:
– INPS
– Ambasciata

Tags: pensioni
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