Nel periodo che ha preceduto ed accompagna i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, riemerge l’espressione “tregua olimpica”. Questa iniziativa non è uno slogan, ma un richiamo al rapporto tra sport, politica e responsabilità collettiva.
La tregua olimpica rappresenta uno dei valori più antichi e nobili associati ai Giochi Olimpici: la sospensione dei conflitti e delle ostilità per favorire un clima di pace e di rispetto reciproco fra i popoli. Nel novembre 2025 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvando una risoluzione che invita gli Stati membri a rispettare questo principio nel periodo delle Olimpiadi e Paralimpiadi, non recupera un’illusione di armonia ma un’idea antica, cioè quella in cui la convivenza umana abbia bisogno di limiti riconosciuti.
Un invito privo di forza coercitiva, ma non per questo privo di significato: perché affidato alla parola, e alla sua capacità di orientare il comportamento degli Stati. La richiesta di una tregua olimpica è stata solennemente ribadita da più parti ma, in particolare, da due figure di altissimo rilievo morale e istituzionale: Papa Leone XIV e il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, invitando ad utilizzare lo sport come ponte tra le comunità in conflitto, enfatizzando i valori di solidarietà, rispetto e cooperazione internazionale.
La tradizione della tregua olimpica risale ad un antico concetto dell’antica Grecia, “Ekecheiria”, cioè “trattenere la mano”, divieto di usare le armi e sospensione di ogni conflitto. Venne istituita intorno all’VIII secolo a.C. nell’antica Grecia, quando i sovrani Iphitos di Elis, Cleostene di Pisa e Licurgo di Sparta decisero di sospendere le ostilità tra le città-stato per consentire il viaggio sicuro di atleti e spettatori fino a Olimpia, dove si sarebbero svolti i Giochi.
Nel mondo moderno, questa antica usanza è stata ripresa dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) come simbolo di dialogo, tolleranza e amicizia tra le nazioni. Non un cessate il fuoco formale. Non produce obblighi giuridici, bensì nella forza del gesto di benevolenza e atto di collaborazione: una sospensione simbolica dei conflitti aperti sottolineando, in questo modo, l’importanza di fermare la competizione e la violenza, almeno per un tempo limitato.
Quando oggi le Nazioni Unite riprendono il linguaggio della tregua olimpica, non recuperano un’illusione di armonia. Recuperano un’idea antica: che la convivenza umana abbia bisogno di limiti riconosciuti. La tregua non promette la pace. Chiede piuttosto di riconoscere un limite. E nel suo carattere fragile, temporaneo, incompiuto, continua a dire qualcosa di essenziale sul modo in cui le società – antiche e moderne – provano a convivere con il conflitto senza arrendersi ad esso.
Papa Leone XIV, con parole cariche di speranza e saggezza, ha invocato la tregua olimpica come occasione per riflettere sulla necessità di pace nel mondo. In un messaggio rivolto ai leader internazionali e ai cittadini di tutte le nazioni, il Pontefice ha sottolineato come lo spirito olimpico possa diventare esempio di convivenza pacifica e di solidarietà universale. «Che il fuoco olimpico sia simbolo di un nuovo inizio e di riconciliazione tra i popoli», ha dichiarato Leone XIV, invitando tutti a deporre le armi almeno per il tempo dei Giochi.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è espresso con fermezza a favore della tregua olimpica. In un discorso pubblico, Mattarella ha ricordato come lo sport sia uno strumento potente di dialogo e di aggregazione, capace di superare le divisioni e le ostilità. «La tregua olimpica non è solo un gesto simbolico, ma un impegno concreto per la costruzione di un futuro migliore», ha affermato il Presidente, rivolgendo un appello alle istituzioni internazionali affinché si adoperino per la cessazione temporanea delle ostilità durante le Olimpiadi.
L’appello congiunto di Leone XIV e Mattarella assume un significato profondo in un periodo storico segnato da tensioni e conflitti. La tregua olimpica si presenta come un’occasione preziosa per promuovere il dialogo, la comprensione e il rispetto reciproco. “Chi semina pace raccoglie speranza”, recita un antico proverbio italiano, e mai come oggi queste parole risuonano con forza. Un messaggio di responsabilità e di speranza rivolto a tutta l’umanità. In concomitanza dei Giochi, il loro appello invita ciascuno a fare la propria parte per costruire ponti di pace e di solidarietà, affinché lo sport possa davvero essere, come diceva Pierre de Coubertin, “una scuola di nobiltà e di altruismo”.
(immagine di repertorio)
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