BirdLife Malta attacca il governo per il via libera ad un’altra tornata di licenze che autorizza nuovi cacciatori a catturare uccelli selvatici. L’annuncio, diffuso attraverso la Wild Birds Regulation Unit (WBRU), segna secondo l’associazione ambientalista «un passo indietro» rispetto agli impegni assunti da Malta al momento dell’adesione all’Unione Europea.
Al centro della polemica torna la pratica della cattura dei fringuelli, che avrebbe dovuto essere progressivamente eliminata dopo il 2004, con il rilascio limitato di deroghe temporanee. Per BirdLife, invece, la scelta dell’esecutivo equivale a rilanciare un’attività che la Corte di giustizia dell’UE ha già giudicato incompatibile con la normativa europea.
Era il 2018 quando i giudici bocciarono il regime di cattura maltese a fini “ricreativi” e, più di recente, nel settembre 2024, un’ulteriore sentenza ha respinto anche l’impianto presentato dall’arcipelago come “ricerca scientifica”. Due pronunce che, secondo l’Ong, avrebbero dovuto chiudere la partita. La riapertura dell’assegnazione delle licenze rischierebbe ora di esporre nuovamente il Paese a una procedura di infrazione e di riaccendere il contenzioso con Bruxelles.
L’associazione ha diffuso una mappa aggiornata al 2025 dei siti di cattura attivi, parlando di una presenza capillare di appostamenti anche in aree designate Natura 2000, cioè sottoposte a tutela per la conservazione della biodiversità. L’estensione dei permessi, sostiene BirdLife, comporterebbe un ulteriore consumo di suolo rurale e un aumento della pressione sugli habitat naturali, in un territorio già fortemente antropizzato.

Non meno duro il giudizio sul fronte dei controlli. Secondo l’Ong, gli incaricati alla vigilanza ambientale — in particolare l’Environmental Protection Unit — non disporrebbero di risorse sufficienti per monitorare efficacemente il rispetto delle deroghe. In questo quadro, l’ampliamento del numero di cacciatori autorizzati rischierebbe di rendere ancora più difficile il contrasto agli abusi. BirdLife segnala inoltre episodi di cattura durante la stagione primaverile di chiusura e richiama l’attenzione sulla domanda di richiami vivi, che avrebbe ricadute anche oltre i confini nazionali.

L’associazione parla apertamente di una scelta politica dettata da calcoli elettorali e critica l’assenza di un confronto approfondito in sede di comitato ORNIS e con le altre autorità ambientali. «La tempistica e la natura dell’annuncio indicano un disperato tentativo preelettorale di assicurarsi il sostegno dei cacciatori, indipendentemente dalle conseguenze legali, ecologiche e
di reputazione per Malta», chiosa l’Ong, «Si tratta di un approccio politico che antepone gli interessi elettorali di alcuni agli obblighi nazionali ed europei». Malta, ricorda BirdLife, si trova lungo una delle principali rotte migratorie tra Europa e Africa: le specie interessate non rappresentano solo un patrimonio nazionale, ma europeo.
Da qui la richiesta al governo di ritirare la decisione, riallinearsi pienamente alla legislazione in tema ambiente dell’UE, proteggere e ripristinare gli habitat, rafforzare i controlli e orientare eventuali attività di ricerca verso modelli scientifici condivisi e sottoposti a revisione indipendente, senza ricorrere alla cattura su larga scala di uccelli protetti.
«La natura non può diventare merce di scambio in campagna elettorale», ha dichiarato l’amministratore delegato di BirdLife Malta, Mark Sultana, sottolineando come la gestione del territorio e della biodiversità incida anche sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
(in copertina: un fringuello in gabbia all’interno di un sito di cattura (2025), credits: Luca Eberle via BirdLife Malta)
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