Malta si ferma oggi per una festa nazionale il cui nome – Sette Giugno – suona immediatamente familiare a qualsiasi italiano. Non è una coincidenza: nel 1919, quando i fatti che questa ricorrenza commemora si consumarono tra le strade di Valletta, l’italiano era la lingua della borghesia, degli intellettuali, della politica e della cultura. Il maltese era parlato, ma non ancora scritto in forma standardizzata, i principali giornali dell’arcipelago uscivano in italiano, le sedute della National Assembly si tenevano in italiano. Era naturale, quasi inevitabile, che l’evento passasse alla storia con il nome della data nel calendario italiano.
I fatti risalgono all’immediato dopoguerra. La Prima Guerra Mondiale aveva devastato le catene di approvvigionamento europee, e Malta, dipendente dalle importazioni per quasi tutto il suo fabbisogno alimentare, era stata colpita duramente. Il prezzo del pane era salito in modo insostenibile, mentre si diffondeva la convinzione che i principali importatori di grano e i mulini fossero i veri responsabili della crisi, traendo profitto dalla carestia. Tre famiglie in particolare, i Cassar Torreggiani, i Francia e i Farrugia (quest’ultima diventata poi il gruppo Farsons), erano indicate come i principali speculatori.
Il 7 giugno 1919 la National Assembly si riuniva per la seconda volta nel palazzo del Circolo Giovine Malta a Strada Reale, quello che oggi è Republic Street, per discutere una nuova costituzione e maggiori autonomie dall’impero britannico. Una folla sempre più numerosa e agitata si era raccolta intorno all’edificio. Gli animi erano già tesi quando la situazione degenerò: negozi e proprietà dei mulini vennero assaltati, la bandiera britannica strappata. Le truppe coloniali aprirono il fuoco: tre manifestanti morirono sul colpo – Manwel Attard, Guzè Bajada e Wenzu Dyer – mentre Karmenu Abela soccombette alle ferite nei giorni successivi. Alcune fonti storiche ne contano fino a sei, includendo altri due che sarebbero deceduti per le ferite nei mesi seguenti.

Le conseguenze politiche furono significative. La rivolta accelerò le trattative con Londra, che portarono alla Costituzione del 1921, la prima a garantire ai maltesi un parlamento rappresentativo e un certo grado di autogoverno, e alle prime elezioni politiche locali nel 1920. Il Sette Giugno viene oggi ricordato come il momento in cui per la prima volta i maltesi si opposero apertamente non solo al dominio coloniale britannico, ma anche al potere della propria classe dirigente locale. Il monumento in Piazza San Giorgio a Valletta, inaugurato nel 1986, porta i nomi dei caduti e, dal 1989, il 7 giugno è ufficialmente festa nazionale.

(cover photo credits: DOI / Daniel Scicluna)
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