Yousef Essesi, 33 anni, già coinvolto in un altro procedimento giudiziario legato al maxi furto di cannabis dalla base delle Forze Armate maltesi a Safi, è stato condannato a cinque mesi di carcere per il possesso illegale di spray al peperoncino e per disturbo della quiete pubblica durante una lite avvenuta ad Hamrun.
I fatti risalgono al 3 febbraio scorso e si sono verificati nei pressi di uno studio di tatuaggi in Triq il-Kbira San Guzepp, dove le forze dell’ordine erano intervenute dopo la segnalazione di un acceso confronto tra Essesi e Keith Pace, altro volto noto agli investigatori e attualmente imputato in un procedimento separato per presunti reati di usura e riciclaggio.
All’arrivo degli agenti il tafferuglio sembrava essersi placato, salvo degenerare poco dopo. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Pace ha accusato Essesi di averlo minacciato con un’arma e di aver utilizzato una bomboletta di spray al peperoncino, ritrovata nascosta dietro un condizionatore portatile all’interno del negozio durante la perquisizione, insieme a una pistola ad aria compresa.
Nel corso degli interrogatori, lo stesso Essesi ha effettivamente ammesso di aver utilizzato lo spray, sostenendo di aver reagito dopo l’ingresso nel locale di tre uomini. Una parte consistente dell’impianto accusatorio, tuttavia, è venuta meno durante il procedimento. La persona indicata come vittima e altri testimoni chiave hanno infatti scelto di non deporre avvalendosi del diritto a non autoaccusarsi. A questo si è aggiunta l’assenza di referti medici che attestassero eventuali lesioni riportate durante la lite.
Per tali ragioni il tribunale ha assolto Essesi dalle accuse di minacce, lesioni, ingiurie e utilizzo di un’arma nel contesto di un reato contro una persona. È stata invece confermata la contestazione relativa al possesso dello spray al peperoncino, la cui detenzione è vietata dalla legislazione locale, oltre a quella di disturbo della quiete pubblica. Nel determinare la pena, il magistrato ha inoltre considerato la lunga sfilza di precedenti penali dell’imputato, già condannato e “graziato” numerose volte in passato, senza che tutto ciò abbia prodotto alcun effetto deterrente né favorito un reale percorso di recupero. Da qui la decisione di applicare una pena detentiva effettiva a cinque mesi di reclusione.
(immagine di archivio, credits: Terry Caselli Photography)
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