Il caso di Flavio Santoiemma, il quindicenne italiano detenuto nel carcere minorile CoRRS, si arricchisce di un elemento dai risvolti oscuri, e che potrebbe cambiarne la lettura. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, ripresa nei giorni scorsi da diverse testate italiane, il ragazzo, residente con la famiglia a Malta da cinque anni, sarebbe stato avvicinato da alcuni cyber-predatori sulla piattaforma di gioco online Roblox, molto diffusa tra i minori e già finita al centro di controversie giudiziarie negli Stati Uniti.
Attraverso la chat del videogioco gli sarebbe stato inviato materiale illecito sul telefono e, a quel punto, sarebbe scattato il ricatto, con la minaccia di rivelare tutto a famiglia e polizia se non avesse eseguito un ordine preciso: far scattare un falso allarme bomba nella sua scuola, la Lily of the Valley Secondary School di Mosta, evacuata lo scorso 25 maggio. L’identità di chi lo avrebbe contattato resta ad oggi sconosciuta e fa parte degli accertamenti in corso.
Il nodo irrisolto: vittima o imputato di reati gravissimi?
È qui che la vicenda mostra il suo lato più complesso. Se la ricostruzione del Corriere della Sera fosse confermata, Santoiemma sarebbe una vittima di adescamento online che prende di mira i più giovani, prede facili e vulnerabili. Eppure, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno maltese Glenn Bedingfield, il ragazzo non risponde soltanto di procurato allarme, ma di un ventaglio di accuse assai più ampio: associazione a delinquere e coinvolgimento in un’organizzazione criminale con un’ipotesi di matrice terroristica, produzione, distribuzione e detenzione di materiale pedopornografico, diffusione di informazioni false, minacce aggravate e intimidazione.
La spiegazione di questa apparente contraddizione starebbe nel materiale ritrovato sul suo cellulare – file riconducibili a contenuti pedopornografici, suprematisti, neonazisti e satanisti – che la legge maltese può contestare a titolo di possesso, indipendentemente da come e da chi quel materiale sia stato inviato. È esattamente su questo punto che si presume si giocherà il procedimento giudiziario: stabilire se il quindicenne abbia agito consapevolmente, magari sotto minaccia, ma con un margine di scelta, oppure se sia stato un mero inconsapevole destinatario, incastrato in una rete che lo ha reso al tempo stesso bersaglio e capro espiatorio. Bedingfield ha precisato che l’inchiesta è condotta dalle autorità locali in collaborazione con Europol, e che spetterà ai tribunali pronunciarsi sulla base delle prove raccolte.
Le condizioni in carcere
Sul fronte della detenzione, i genitori di Santoiemma hanno più volte descritto un regime durissimo: isolamento quasi totale, pasti consumati in piedi e con le mani, autolesionismo nei primi giorni al Corradino. La Correctional Services Agency, che gestisce i penitenziari locali, «opera nel pieno rispetto delle norme sui diritti umani e gli obblighi internazionali» ha ribadito Bedingfield, precisando che «ogni persona in custodia, indipendentemente dai reati che si presume abbia commesso o per i quali sia stata condannata, ha il diritto di essere trattata con dignità». Il ministro ha inoltre aggiunto che «la comunicazione con la famiglia del detenuto rimane una priorità», con contatti regolari tra il responsabile del centro e i genitori, e che il caso è monitorato costantemente da un’équipe multidisciplinare.
Il 5 agosto l’ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta, ha nuovamente visitato il quindicenne su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, trovandolo in buone condizioni di salute e precisando che, pur restando solo, non sarebbe formalmente sottoposto a un regime di isolamento. Un resoconto che sembra confermare quanto già emerso nei giorni scorsi: nell’ultimo mese al ragazzo sarebbero stati concessi alcuni margini in più, come la possibilità di guardare la televisione e di trascorrere due ore al giorno in una sala giochi. La prossima udienza resta fissata per il 19 agosto. Sarà quella l’occasione in cui i giudici dovranno valutare il peso delle accuse formulate dalla procura locale a fronte della tesi difensiva.
La risonanza mediatica italiana e l’intervento della Farnesina: PN chiede chiarezza
Sul caso è intervenuto anche il Partito nazionalista, che ha chiesto al governo di chiarire le circostanze della detenzione di Santoiemma, vista soprattutto l’ampia risonanza che il caso ha avuto in Italia. L’opposizione ha precisato di non voler interferire con il procedimento giudiziario, ma ha definito «seri» gli interrogativi ai quali il governo deve rispondere in merito al trattamento riservato al ragazzo, anche alla luce dell’intervento della Farnesina e dell’ambasciata d’Italia a Malta.
Se quanto riferito dai genitori del giovane fosse confermato, sostiene il PN, potrebbero emergere questioni relative al rispetto dei diritti fondamentali di un minorenne. L’opposizione, tramite un comunicato firmato da Conrad Borg Manché, ministro ombra dell’Interno e della Sicurezza, chiede quindi al governo di spiegare perché il 15enne sia stato inizialmente collocato al Corradino, per quanto tempo sia rimasto in isolamento e quali misure siano state adottate dopo gli episodi di autolesionismo, compresi eventuali accertamenti psicologici e sistemi di monitoraggio. Il PN sottolinea inoltre che gli standard europei prevedono una tutela rafforzata per i minori detenuti e chiede alle autorità di chiarire le condizioni di custodia del ragazzo.
(immagine di repertorio)
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