Trecentosessantasette anni fa, esattamente l’11 agosto 1659, Mattia Preti giunse a Malta. Vi restò per ben 40 anni, fino alla morte. Lavorando sull’isola e dipingendo molte più opere di quelle presenti nella Concattedrale di San Giovanni e dando lustro a decine di chiese barocche sparse sull’Arcipelago dove i suoi grandi capolavori, testimonianze straordinarie del suo genio, si possono ammirare ancora oggi.
La Valletta attira ogni giorno molti turisti verso la Concattedrale di San Giovanni, famosa per la sua volta decorata con episodi della vita del Battista, una monumentale composizione barocca che ha trasformato la Chiesa in un vero e proprio teatro sacro totale, opera immortale di Mattia Preti. A pensarci bene, sembra quasi un tentativo di Mattia Preti di voler dialogare col Caravaggio nello stesso posto, San Giovanni, dove c’è il capolavoro della decollazione del Battista che è l’opera più bella e più importante di Michelangelo Merisi (Caravaggio, per l’appunto), mettendogli intorno una scenografia formidabile che è quella che lui “impagina” con maestria nelle sue imprese, soprattutto a Malta.
Ricevette l’incarico di affrescare la volta della Concattedrale di San Giovanni nel 1661 dal Gran Maestro Rafael Cottoner, originario della Lingua d’Aragona. Il Preti, utilizzando la tecnica dell’olio applicato direttamente sulla pietra, impiegò cinque anni per completare il ciclo dei 18 episodi della vita del Battista, descrivendoli con il suo linguaggio pittorico intenso e drammatico, dall’impostazione luministica a forti contrasti chiaroscurali, carico di impeto barocco, sintesi della scuola caravaggesca e anche della scuola veneta di cui Mattia Preti fu fortemente influenzato.
Pensate che la concezione del progetto pittorico fu così pregnante da indurre alcune modifiche architettoniche all’impianto ecclesiale, per poter meglio illuminare l’opera dell’artista. Mattia Preti, Nato a Taverna, luogo disperso tra i monti della Sila in Calabria, il 24 febbraio 1613, è il terzo di sei figli, è considerato il più grande maestro della pittura calabrese e uno dei maggiori esponenti dell’arte italiana del Seicento.
A diciassette anni si trasferisce a Roma, dove si unisce al fratello maggiore Gregorio, anche lui pittore e primo responsabile della sua formazione. A Roma, influenzato dalla pittura di Caravaggio e dei suoi seguaci, i quali continuavano a perpetuare lezioni del Caravaggio nonostante questi avesse salutato la Città Eterna già da qualche anno, Mattia apprende lo stile del caravaggismo, caratterizzato da forti contrasti di luce, di cui è “l’interprete più rigoroso e convinto”, secondo il Prof. Vittorio Sgarbi.
Mattia Preti voleva essere pittore, non lo era ancora, anche se al suo paese ha studiato per diventarlo. A Roma trascorre le sue serate nelle osterie e taverne. Vive nel buio, in uno sfondo tenebroso dietro le figure illuminate soltanto dalle candele, dall’effetto drammatico. Dà importanza e rilievo ai volumi, creando un mood molto meditativo. Le sue scene emergono dall’ombra, come quelle che ritraggono musici, cantori, indovine e ragazzi che giocano a carte nelle osterie, sono le sue prime opere e sono puramente di stile caravaggesco, tutte dipinte con colori che si scontrano con i toni dell’oscurità, il tutto rischiarato da lumi artificiali che emanano pochi fulgidi colpi di luce, molto comuni nella cerchia dei seguaci del Caravaggio.
Dal 1653 al 1661 vive a Napoli, qui realizza importanti cicli pittorici e opere per chiese e conventi. Si affermò come uno dei migliori artisti della Città dando vita a opere che parlano direttamente all’anima. Esegue una cospicua serie di affreschi e numerose pale d’altare, diventando personalità di spicco della città partenopea lasciando un segno significativo sulla scuola pittorica, diventando un protagonista della pittura di quel secolo, il Seicento.
Ma la sua carriera prende una svolta importante quando papa Urbano VIII lo nomina Cavaliere di Malta. Da quel momento, diventa noto come il Cavaliere Calabrese, portando la reputazione della Calabria in tutto il mondo.
Si trasferì a Malta dove vi resta per 40 anni, qui dipinse fino alla morte, creando oltre 400 opere per i personaggi più importanti della società maltese, a testimonianza della sua arte, opere che oggi sono presenti a Valletta, in molte Chiese sparse per Malta e Gozo e in diverse città d’Italia. È considerato l’artista più importante, dopo il Caravaggio, che è vissuto a Malta, dove costruisce lentamente la sua fortuna fino a diventare pittore ufficiale dell’Ordine di Malta, protetto dai Gran Maestri e a capo di un’ampia bottega, la cosiddetta “Bottega di Mattia Preti”, una folta scuola che raccolse e formò una nutrita schiera di collaboratori, allievi, seguaci, discepoli, aiutanti, che trasformò Malta in un grande cantiere barocco.
A cavallo tra il sec. XVII e il XVIII si formò a Malta una scuola di pittura distintiva, molto legata al linguaggio napoletano, che trasse le sue origini dagli allievi del pittore calabrese e che raccolse artisti fortemente influenzati dal barocco napoletano come Giuseppe D’Arena e Stefano Erardi, ritrattisti, ma soprattutto autori di pale d’altare e opere a carattere religioso.
Mattia Preti, il grande calabrese, cresciuto a Roma, maturato a Napoli e consacrato a Malta, non dimentica mai le sue origini e invia costantemente dipinti alle chiese di Taverna, dove sono conservati. Famoso non solo come talento pittorico ma anche per la sua tempra combattiva e la straordinaria abilità e destrezza come spadaccino che lo consacrarono come un uomo audace e irremovibile, stimato per il suo coraggio e la sua fermezza.
Muore a La Valletta il 3 gennaio 1699, ricco e celebrato, all’età di 85 anni, per essere poi sepolto coi massimi onori nella Chiesa conventuale dei Cavalieri con i pennelli ancora in mano. Desiderava essere ricordato come Calabrese.
(in copertina: “San Giorgio a Cavallo” (1658); credits: Wikimedia Commons)
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