C’è una passeggiata che Serena Alessi farà fatica a dimenticare. Ogni mattina, uscendo dalla sua abitazione di Floriana, percorreva a piedi il tragitto fino all’Istituto Italiano di Cultura La Valletta: il panorama sulle Tre Città, poi il barocco maltese che si apre davanti agli occhi mentre ci si avvicina alla capitale.
«La giornata inizia meglio così», ci confida. Adesso quella passeggiata è finita: il mandato di Alessi come direttrice dell’IIC di Valletta si è concluso, e Malta è pronta ad accogliere il suo successore. Prima di salutare questo capitolo, però, ci ha raccontato cosa rimane, e cosa manca.
L’Istituto Italiano di Cultura La Valletta è attivo a Piazza St. George dal 1974: da oltre cinquant’anni è il punto di riferimento della presenza culturale italiana nel cuore della capitale maltese, un luogo che promuove la lingua, la letteratura, il cinema, la musica e le arti visive italiane in un Paese dove il legame con l’Italia non è mai stato solamente geografico, anzi. In questo contesto, dall’ottobre 2021, Alessi ha guidato l’Istituto attraverso un periodo ricco di iniziative, tra cui il cinquantesimo anniversario della sua fondazione.
Come ha trovato Malta quando è arrivata, e quanto ha impiegato a capirne il rapporto speciale con l’italiano, una lingua che per secoli è stata ben più di un idioma straniero?
«Malta mi ha subito affascinata. Le somiglianze, spesso solo presunte, con territori familiari – come per me la Sicilia – si intercettano subito, ma ci ho messo un po’ per capirla e apprezzarla come merita. Lo stesso vale per la lingua: tutti, quantomeno fino a una certa generazione, ti raccontano del loro legame con l’italiano, dei cartoni animati sulle reti italiane, dei cantanti preferiti. Solo dopo un po’ ho davvero compreso a che livello l’italiano ha permeato la cultura maltese».
Qual è stata la cosa che l’ha sorpresa di più del pubblico maltese nei confronti della cultura italiana?
«Senz’altro l’amore per la lingua. Vedevo spesso il pubblico maltese presente ai nostri eventi a prescindere dal contenuto della serata: venivano proprio per ascoltare l’italiano e per poterlo parlare».
Di tutti gli eventi, le mostre e le collaborazioni di questi anni, qual è quello di cui va più fiera?
«Impossibile a dirsi, davvero! Insieme allo staff dell’Istituto, ho provato a mettere in tutti i progetti la stessa cura e impegno. Senz’altro però sono contenta di una fortunata coincidenza: avere intercettato durante il mio mandato il cinquantesimo anniversario dell’Istituto, che dal 1974 è il simbolo della cultura italiana nel cuore della capitale maltese. Lo abbiamo festeggiato con due giorni di eventi, tra cui una conferenza, un concerto al pianoforte e uno speciale dj set che ci ha fatto ballare a St. George’s Square. Il lavoro dietro è stato enorme, così come la soddisfazione».
Malta e Italia sono vicine geograficamente, intrecciate da secoli di storia, dagli intensi flussi commerciali e turistici. Cosa potrebbe fare di più la cultura per rafforzare questo legame?
«Intercettare non solo i grandi nomi italiani, che a Malta già si conoscono grazie alle tv e alle radio, ma anche quei talenti noti in Italia ma meno qui. È uno spazio culturale molto interessante in cui inserirsi. Penso, ad esempio, al mondo della musica indipendente italiana: nel 2023 abbiamo portato a Malta Giorgio Poi, artista molto noto nella scena pop alternativa italiana. Il concerto era a Marsascala e ricordo che buona parte del pubblico (anche qualche maltese!) cantava le sue canzoni, ma moltissimi non lo conoscevano affatto. Ed è proprio questo il bello del lavoro culturale: farsi ponte tra diversi territori, traghettare non solo la tradizione ma anche le novità».
C’è un progetto che non è riuscita a realizzare e che spera il suo successore porterà avanti?
«Sì: i corsi di lingua italiana. L’Istituto da vari decenni non li offre, per diverse ragioni, e avrei voluto invertire questa tendenza. Non ci sono riuscita, ma spero che il mio successore possa realizzare questo importante proposito. Sono però felice di avere organizzato per la prima volta dei mini-corsi culturali in italiano: di teatro, di biologia marina e il primo club del libro. Spero che abbiano una continuità anche in futuro».
Cosa si porta via da Malta?
«Innanzitutto gli affetti: in questi anni ho avuto il privilegio di creare dei legami veri. Mi mancherà molto Floriana, la città dove ho vissuto per tutto il mandato. Era diventata casa: conoscevo il vicinato, avevo i miei posti del cuore come il band club Vilhena. Mi mancherà la passeggiata che facevo ogni giorno da lì a Valletta fino all’Istituto: la giornata inizia meglio quando si ammira il panorama sulle Tre Città e poi ci si immerge nel barocco maltese».
Cosa direbbe a chi verrà dopo di lei?
«L’augurio che faccio al mio successore, e a tutti quelli che verranno dopo, è di godersi questo meraviglioso mix di local e global che è Malta. E di non lasciarsi ingannare dalle piccole dimensioni dell’arcipelago: le cose da scoprire, assaggiare e visitare sono tantissime».
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