Lo stipendio medio mensile di base percepito dai lavoratori dipendenti a Malta si è attestato a 2.282 euro nel secondo trimestre del 2026. È quanto emerge dall’ultima indagine pubblicata dal National Statistics Office (NSO), l’ufficio di statistica locale, che fotografa lo stato del mercato del lavoro dell’arcipelago tra aprile e giugno di quest’anno. Si tratta di un dato lordo, calcolato prima di contributi sociali e imposte, ed esclude straordinari, indennità e bonus.
Il rapporto mostra forti differenze salariali a seconda del settore economico e della professione svolta. Il comparto con gli stipendi più alti risulta quello dei servizi finanziari e assicurativi, con una retribuzione media di 3.021 euro al mese. Guardando invece alle categorie professionali, la forbice è ancora più ampia: si va dai 3.657 euro percepiti in media dai manager ai 1.412 euro di chi svolge mansioni elementari, con una differenza di oltre 2.200 euro mensili tra i due estremi della scala occupazionale.
Complessivamente, nel secondo trimestre del 2026, la forza lavoro era composta da 339.935 persone, il 3,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni si è attestato all’80,1%, con un netto divario di genere: 85,1% tra gli uomini e 73,9% tra le donne. La fascia d’età più rappresentata tra i lavoratori resta quella tra i 25 e i 34 anni, seguita a ruota da quella tra i 35 e i 44 anni.
Il tasso di disoccupazione si è fermato al 3,3%, con 11.431 persone in cerca di lavoro, mentre gli inattivi sono stati stimati in 164.136, pari al 31,8% della popolazione di riferimento. Tra questi ultimi, le donne rappresentano il 57,9% del totale, e la fascia over 65 costituisce il gruppo più numeroso. Il principale motivo di inattività dichiarato resta il raggiungimento dell’età pensionabile o il pensionamento anticipato, indicato dal 41,7% degli inattivi.
Nel trimestre in esame, i lavoratori locali hanno svolto in media 35,3 ore settimanali: leggermente di più (0,2 ore) rispetto allo stesso periodo del 2025. Quelli a tempo pieno, che rappresentano la stragrande maggioranza degli occupati (299.994 persone), hanno lavorato in media 37,3 ore a settimana, mentre chi ha un impiego part-time (39.941 persone) si è fermato a 20,5 ore settimanali. I lavoratori autonomi rappresentavano il 13,5% del totale.
Il rapporto dell’NSO evidenzia anche un innalzamento del livello di istruzione tra chi lavora: il 41,1% degli occupati possiede un titolo di studio terziario (dalla laurea al dottorato), a fronte del 36,9% dell’intera popolazione sopra i 15 anni che si ferma invece a un livello di istruzione secondario o inferiore.
(immagine di repertorio)
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