Ha preso il via mercoledì la raccolta delle prove nel procedimento a carico del padre 49enne accusato di aver tentato di uccidere i suoi due figli di 10 e 12 anni la sera del 7 marzo a White Rocks, un complesso abbandonato nei pressi di Bahar ic-Caghaq. L’uomo, il cui nome rimane soggetto a divieto di pubblicazione per ordine del tribunale, si è dichiarato non colpevole di tutti i capi d’imputazione. L’udienza ha portato alla luce una ricostruzione della serata che va ben oltre quanto già noto: quella che in apparenza sembrava una “normale” uscita con i figli, pare essere stata in qualche modo in parte premeditata, compresi i sonniferi mescolati al cibo dei bambini.
Secondo la testimonianza dell’ispettore di polizia, quel sabato sera l’imputato ha portato i figli a giocare a bowling a Paceville, poi la cena al McDonald’s del Bay Street Complex. Lì, come avrebbe riferito lui stesso agli investigatori, ha aggiunto dei sonniferi al cibo dei bambini con l’intenzione – questa la sua versione – di farli addormentare a casa propria anziché riconsegnarli alla madre dalla quale si era separato.
In aula è emerso anche il contenuto di alcuni post pubblicati dall’imputato su Facebook nelle ore antecedenti la presunta aggressione. Circa mezz’ora prima di andare a prendere i figli avrebbe scritto sul social: «Chi mette guerra nelle famiglie non deve mai trovare pace». Più tardi, mentre i bambini erano ancora al fast food, ne ha pubblicato un secondo in cui avrebbe sostenuto di essere stato minacciato dal nuovo compagno della moglie e di “non farcela più”.
Dopo cena, con i bambini a bordo del furgone, si sarebbe fermato a White Rocks dicendo di dover urinare. Il figlio lo avrebbe seguito ed è li che sarebbe iniziata la violenza. L’uomo si sarebbe scagliato sul dodicenne per poi tentare di strangolare la figlia che, morsa ad un braccio, sarebbe riuscita a divincolarsi dal padre tirando calci, mentre, nel frattempo, avrebbe sentito il fratello urlarle: «Scappa, o ci ammazza».
Sotto shock la bambina è riuscita a fuggire e a cercare soccorso tramite un’automobilista in transito sulla Coast Road, conducendo poi la polizia fino al fratello, trovato pressoché privo di sensi in una delle stanze del complesso abbandonato: giaceva in una pozza di sangue e con gravi traumi cranici. La sorella, nel frattempo, aveva raccontato agli inquirenti quanto appena accaduto, aggiungendo di aver notato che quella sera il cibo aveva uno “strano sapore amaro”. Ma il padre avrebbe replicato: «Se mi vuoi bene, mangia tutto ciò che hai davanti».
L’imputato ha fornito agli inquirenti una versione radicalmente diversa degli eventi: riferendosi a quella sera ha ripetuto: «non ero me», e ha sostenuto che, presumibilmente spaventato dal suo comportamento, il bambino era caduto mentre correva riportando in questo modo le ferite alla testa, negando di averlo colpito con dei sassi. Convinto che il figlio fosse morto, ha riferito di essere tornato al furgone, aver annodato una corda a forma di cappio e tentato di togliersi la vita. Non riuscendoci, si è diretto verso il mare e si è gettato in acqua, trascorrendo diverse ore tra le onde prima di tornare a riva, cambiarsi d’abito e rifugiarsi in una roulotte abbandonata nelle vicinanze dove, ad un’agenda rinvenuta nel mezzo, avrebbe affidato dei pensieri nostalgici rivolti alla ex moglie e ai parenti.
Le operazioni di ricerca durate tre giorni si sono concluse la sera di martedì 10 marzo, quando un agente lo ha individuato nei pressi di un chiosco di gelati presente sempre a Bahar ic-Caghaq. L’uomo zoppicava visibilmente e non ha tentato di fuggire né di negare la propria identità. Portato al Mater Dei, i medici hanno riscontrato delle costole fratturate e varie escoriazioni, compatibili con i presunti tentativi di togliersi la vita da lui descritti. Le indagini hanno confermato che si era gettato dalla stessa zona in cui era stato trovato il telefono. Il dodicenne, rimasto a lungo in condizioni critiche, nel frattempo è uscito dalla terapia intensiva, sebbene sia ancora sotto il controllo dei medici. La bambina è invece stata dimessa e potrebbe essere tra i prossimi testimoni che saranno convocati nell’udienza in programma ad aprile.
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