È stata rinviata in custodia cautelare la giovane donna di 25 anni ritenuta coinvolta in un sistema di truffe online basato sull’impersonificazione di un istituto bancario locale che avrebbe irretito circa 200 persone, provocando perdite complessive per un milione di euro.
L’imputata, Tammy Caruana, disoccupata residente a St. Paul’s Bay, si è dichiarata non colpevole di una serie di accuse, tra cui quella di frode, riciclaggio di denaro ed associazione a delinquere. Secondo gli inquirenti, sarebbe il riferimento locale di un meccanismo fraudolento con ramificazioni internazionali, attivo attraverso piattaforme digitali ed utilizzato per raggirare le vittime, per lo più anziani e soggetti fragili.
L’indagine, condotta dal dipartimento investigativo sui reati finanziari, in collaborazione con Europol e con le autorità di Irlanda e Regno Unito, ha portato ad una serie di arresti lo scorso 2 febbraio, due sul territorio locale. In quella circostanza, è stato infatti fermato anche il presunto nonno della Caruana, un uomo di 82 anni, nell’ambito della stessa inchiesta.
Il lavoro degli investigatori ha permesso di ricostruire il meccanismo fraudolento che avrebbe circuito ed indotto le vittime a credere di interagire con una banca locale, convincendole a trasferire denaro su conti controllati dall’organizzazione attiva oltreconfine.
Nel corso delle perquisizioni effettuate a Malta, gli agenti hanno sequestrato 8.000 euro in contanti in un’abitazione a Paola, oltre a telefoni cellulari e dispositivi elettronici rinvenuti in un altro immobile a Qrendi. Operazioni analoghe sono state eseguite anche dalla Garda irlandese, che ha confiscato ulteriore materiale informatico. Il caso è ancora oggetto di indagini da parte degli inquirenti.
Il tribunale ha disposto anche il sequestro e il congelamento dei beni riconducibili alla venticinquenne che resterà in carcere, almeno per il momento, dopo che il giudice ha respinto la richiesta di libertà provvisoria avanzata dalla difesa, ritenendo prevalenti le esigenze investigative e il rischio di inquinamento delle prove.
(photo credits: Facebook)
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