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Cocaina, festini a luci rosse e mazzette: così 18.000 cittadini extra Ue avrebbero ottenuto la carta d’identità

Jason Azzopardi chiede avvio inchiesta sulla presunta frode che vedrebbe coinvolti alti funzionari di Identità e un giro di tangenti milionarie

di Redazione
3 Agosto 2024
in Giudiziaria
Tempo di lettura:3 mins read
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È una bomba quella lanciata in tribunale sotto forma di 59 pagine di istanza giurata con tanto di dettagli e testimonianze presentata dall’avvocato ed ex parlamentare nazionalista, Jason Azzopardi, che ha chiesto l’avvio “urgente” di una inchiesta da parte della magistratura sul presunto rilascio di 18.000 carte di identità maltesi a cittadini extracomunitari attorno al quale si articolerebbe un vasto giro fatto di corruzione e tangenti che coinvolgerebbe alti funzionari dell’agenzia Identità (ex Identity Malta), politici ed altri enti governativi. Il tutto condito da presunti festini a base di sesso e droga.

Secondo Azzopardi, il racket sarebbe iniziato nel 2015 ed avrebbe portato all’emissione di migliaia di documenti di identità maltesi richiesti utilizzando finti certificati di matrimonio (alcuni presumibilmente rilasciati dal Regno Unito prima ancora che uscisse dall’UE) e permessi di lavoro falsificati a beneficio di cittadini provenienti da Paesi terzi, per lo più da Egitto e Libia.

Le operazioni si sarebbero svolte con assoluta rapidità, ovvero nel giro di 30 giorni (di solito ci vogliono tre o quattro mesi), chiaramente con discrezione e con gli extracomunitari che si sarebbero presentati in agenzia dopo l’orario di chiusura al pubblico entrando da una porta laterale dell’edificio. A facilitare il tutto sarebbero circolate tangenti da «milioni di euro nel corso degli anni» che sarebbero servite a “ungere” gli ingranaggi del complesso sistema. Ogni richiedente avrebbe sborsato fino a 8.000 euro.

Le informazioni sul presunto racket sarebbero state nelle mani di Identità e della polizia sin dal novembre 2022, tuttavia nessuno avrebbe mai chiesto l’apertura di un’inchiesta utile a preservare le suddette prove e confiscare i dispositivi elettronici dei soggetti presumibilmente coinvolti. Infatti, i documenti falsificati utilizzati per richiedere le carte di identità sarebbero «già stati distrutti dai dipendenti di Identità coinvolti in questa truffa».

A tal proposito, è stato menzionato anche il presunto tentativo di insabbiare il tutto da parte di alcune frange della polizia, dopo che un ispettore che stava indagando sul caso di un cittadino egiziano beccato in aeroporto con un documento falsificato è stato sollevato dall’incarico mentre tentava di incastrare la “mente” della truffa.

Stessa cosa per due extracomunitari che si erano offerti di diventare informatori dopo essere stati trovati in possesso di documenti falsi. La loro richiesta sarebbe stata respinta e sul caso non è stata avviata alcuna indagine.

Azzopardi cita poi un uomo e una donna maltesi identificati come “figure chiave” del raggiro: un’ex funzionaria dell’agenzia che disporrebbe di beni oltre quelli consentiti dal proprio stipendio ed il compagno, proprietario di una concessionaria d’auto, entrambi già accusati di frode. I due sarebbero stati indicati direttamente dagli extracomunitari che avrebbero usufruito dei loro servizi illecitamente, poi beccati dalla polizia e interrogati.

Il primo corto circuito nel sistema sembra essersi registrato il mese scorso, quando in tribunale si è discusso il caso di un egiziano che, per ottenere il permesso di soggiorno, sosteneva di essere coniugato con una cittadina inglese con tanto di certificato di matrimonio. Una volta contattata, la donna negò il tutto, compreso qualsiasi legame sentimentale con cittadini egiziani, dichiarando di essere stata contattata da un dipendente dell’agenzia già nel 2022, per il medesimo motivo. Inoltre, in aula i due dipendenti di Identità chiamati a testimoniare sul caso fornirono deposizioni contrastanti sotto giuramento, portando il magistrato a chiedere l’avvio delle indagini da parte della polizia.

La situazione sarebbe però ancora più “densa”. Il fascicolo di 59 pagine menziona anche una donna colombiana che, secondo quanto avrebbe riferito un informatore anonimo ad Azzopardi, sarebbe stata solita organizzare festini privati a base di cocaina e prostitute colombiane «vantandosi apertamente» di avere contatti all’interno di Identità e tra funzionari del governo.

A questi contatti sarebbero state elargite «ingenti somme di denaro» per ottenere facilmente documenti, permessi di lavoro e «libertà di movimento» per le “ragazze”, insieme alla possibilità di accedere gratuitamente a questi eventi che sarebbero costati fino a 5.000 euro a partecipante.

Questi eventi si sarebbero tenuti in una villa privata a Wardija e in due appartamenti a Mellieha e St. Julian’s e avrebbero visto la partecipazione di parlamentari di entrambi gli schieramenti, un ministro al governo, medici, avvocati, funzionari e dipendenti governativi.

Elementi pesantissimi che hanno portato Jason Azzopardi a chiedere con urgenza un’inchiesta da parte della magistratura sulla base dei reati di associazione a delinquere, organizzazione criminale, falso documentale, false dichiarazioni all’autorità pubblica, uso improprio di computer, riciclaggio di denaro e corruzione in quello che, secondo le premesse, potrebbe portare un vero e proprio terremoto all’interno dell’agenzia governativa, e non solo.

 

(immagine di archivio)
Tags: carte d'identitàcittadini extracomunitariIdentitàIn evidenzaJason Azzopardiracket
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