È una rapina a mano armata a danno di un fattorino quella che vede alla sbarra tre giovanissimi imputati, uno dei quali minorenne, finiti in custodia cautelare dopo che il tribunale ha negato loro la libertà provvisoria.
Al centro delle indagini, Janalaise Camilleri, 19enne di Pietà, e Ammar Elhadi, 24enne residente a Bugibba, entrambi dichiaratisi non colpevoli delle accuse. Diversa la posizione della terza imputata, una ragazzina di 17 anni, che ha ammesso le proprie responsabilità: la sua posizione seguirà però un percorso differente, affidato al tribunale dei minori.
I fatti risalgono alla sera del 31 marzo, quando un fattorino impegnato in una consegna a domicilio è stato attirato in una zona di St. Paul’s Bay con un ordine effettuato tramite piattaforma digitale. Una volta arrivato sul posto, è stato avvicinato da due persone armate di coltello, che lo hanno aggredito e derubato.
Secondo quanto ricostruito, i due avrebbero sottratto circa 200 euro in contanti, oltre alla merce che il corriere stava trasportando, tra cui prodotti a base di tabacco e sigarette elettroniche. L’azione sarebbe stata pianificata in anticipo: l’ordine, infatti, risultava essere stato effettuato dall’account riconducibile a Camilleri.
Determinante per le indagini l’analisi delle immagini di videosorveglianza, che ha permesso di identificare i tre coinvolti e di ricostruirne i ruoli. Mentre Camilleri ed Elhadi avrebbero partecipato materialmente all’aggressione – quest’ultimo impugnando un coltello -, la minorenne avrebbe svolto una funzione di supporto, mantenendo i contatti con la vittima e facendo da palo durante l’assalto.
In aula è emerso anche il contesto personale della minore, ritenuto incompatibile con una misura meno afflittiva: assenza di un ambiente familiare stabile (padre pressoché assente, madre con problemi di tossicodipendenza ancora da risolvere) e mancanza di un domicilio sicuro hanno inciso sulla decisione di mantenerla in stato di custodia.
Per gli altri due imputati, la scelta di negare la libertà provvisoria è stata motivata anche dalla fase iniziale del procedimento e dalla necessità di evitare possibili interferenze con le prove, mentre la vittima deve ancora essere sentita.
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