Le pareti esposte dopo il cedimento del 14 maggio hanno un rapporto di snellezza superiore a quaranta, con un bordo verticale completamente privo di supporto su un lato. Questo le rende tecnicamente in regime di instabilità da carico e quindi soggette a collasso improvviso, senza che vi sia alcun segnale di preavviso. Non è una valutazione di un attivista o di un politico: è il giudizio tecnico di Alex Torpiano, ingegnere strutturista e professore dell’Università di Malta, nominato dallo stesso costruttore per valutare la situazione del cantiere di Naxxar. La relazione, resa pubblica nei giorni scorsi, è una lettura impietosa di quanto è andato storto, e perché.
Il sito è un’ex cava di pietra dura, esaurita e riempita in fasi diverse, come documentano le fotografie aeree dal 2004 al 2018. Su questa base il progetto firmato dall’architetto Melanie Spiteri per conto della AC Group di Anton Camilleri, noto come Tal-Franciz, prevede blocchi residenziali di quattro piani più piano arretrato, con tre livelli di autorimesse interrate che raggiungono profondità di scavo fino a dodici metri. Il crollo ha riguardato la sezione B1-B2 del complesso, lì dove la struttura di contenimento del materiale di riempimento non ha retto alla pressione laterale generata dallo scavo adiacente.
La spiegazione tecnica di Torpiano è chiara e, nelle sue implicazioni, devastante: pressioni enormi su pareti costruite per resistere a ben poco. La struttura di contenimento sotto i piani garage era formata da una parete curva esterna a doppio spessore, controventata da pareti radiali (i cosiddetti muri a pinna) larghe soli 23 centimetri. Il riempimento interno, alto tra i 10 e i 12 metri, esercitava una pressione attiva stimata tra 63 e 75 kilonewton per metro quadrato, esclusa la componente idrostatica generata dalle infiltrazioni di acqua piovana. Questa forza veniva trasferita alla parete curva esterna attraverso i giunti di collegamento tra le pinne e la parete stessa.
È qui che il sistema costruttivo ha mostrato il suo punto di rottura. I giunti di collegamento – ovvero l’incastro dentato tra i blocchi – erano generalmente profondi un solo strato di muratura, e la malta impiegata non era in grado di fornire alcun legame significativo tra i corsi. In sostanza, l’intera pressione del riempimento doveva essere trasmessa attraverso una connessione che non aveva né la geometria né la resistenza per sostenerla. Torpiano scrive nella relazione: «Non sorprende affatto che la parete esterna sia stata spinta verso l’esterno dalla pressione del materiale di riempimento». Una frase che, nel contesto di una perizia tecnica, equivale a dire che il collasso era prevedibile.
La relazione non si limita a spiegare il passato: avverte anche sul futuro immediato. La situazione oltre l’area già ceduta, in direzione di Triq is-Seneskalk, è costruita nello stesso modo, riempita nello stesso modo, e si trova quindi in un analogo stato di squilibrio delle pressioni, «molto precaria, a vari livelli». Di conseguenza, soprattutto in caso di infiltrazioni d’acqua, il cedimento può propagarsi rapidamente. Torpiano raccomanda esplicitamente che qualsiasi intervento di riparazione venga condotto in modo da indurre vibrazioni minime, perché anche sollecitazioni lievi potrebbero innescare ulteriori cedimenti, e che nessun lavoratore si trovi nelle vicinanze delle strutture instabili durante le operazioni.
Sulla base della relazione, la BCA ha ordinato l’avvio immediato dei lavori di ripristino d’emergenza, iniziati martedì 19 maggio. L’Autorità ha imposto al costruttore e al contraente una serie di condizioni: obbligo di aggiornare costantemente la BCA sullo stato dei lavori con documentazione visiva, obbligo di stipulare una polizza assicurativa a copertura dell’intera operazione, e obbligo di farsi carico di tutte le spese, compresi i costi aggiuntivi sostenuti dall’Autorità stessa. Ispettori della BCA e dell’OHSA effettuano sopralluoghi continui per monitorare l’avanzamento degli interventi.
(photo credits: Net News)
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