Sono ormai più di settanta giorni che Flavio Santoiemma, quindicenne italiano residente da cinque anni a Malta con la famiglia, si trova recluso in carcere. Il ragazzo è stato arrestato dalle autorità locali lo scorso 25 maggio con l’accusa di procurato allarme, dopo che nella scuola da lui frequentata era stata segnalata la presunta presenza di un ordigno.
A rendere il caso particolarmente delicato sono le condizioni di detenzione denunciate dai genitori, Antonio Santoiemma e Daniela Lorusso, che in un’intervista rilasciata all’Ansa parlano apertamente di un trattamento “disumano” e non conforme ai trattati europei per un minorenne. Il ragazzo ha trascorso i primi quattro giorni di fermo in regime di isolamento nella divisione 6 del Corradino, carcere per adulti: un periodo di forte stress durante il quale, secondo il racconto del padre, si sarebbe autolesionato.
Trasferito nel carcere minorile CoRRS, Santoiemma ha trascorso circa 35 giorni chiuso in cella per 22 ore al giorno, costretto – sempre secondo la famiglia – a mangiare in piedi e, per tre giorni, senza nemmeno le posate, nutrendosi con le mani. La madre ha descritto il regime a cui è sottoposto il figlio paragonandolo a una detenzione da «cella da 41bis»: nessun contatto con altri detenuti, sorveglianza costante tramite telecamere e una sola doccia consentita a mezzogiorno, quando gli altri ragazzi riposano. Solo nell’ultimo mese il quindicenne avrebbe ottenuto qualche apertura – la possibilità di guardare la tv in un’altra stanza e di trascorrere due ore al giorno in una sala con dei giochi – pur restando di fatto isolato dagli altri giovani.
«Fino a che punto può reggere questo tipo di detenzione? È illegale e viola i principi umanitari», ha dichiarato la madre di Santoiemma all’Ansa, mentre gli avvocati della famiglia hanno definito le condizioni di reclusione del ragazzo apertamente illegali secondo la normativa vigente. Lo stesso padre ha sottolineato come, paradossalmente, siano proprio gli agenti di custodia a mostrarsi comprensivi verso il giovane, senza spiegarsi le ragioni di un regime così restrittivo per un minore accusato di un reato di lieve entità.
«Se c’è stato un reato, nostro figlio deve assumersi le proprie responsabilità; noi contestiamo l’illegalità della detenzione che sta violando tutti i trattati internazionali di cui Malta fa parte» sottolineano i genitori del minore.
L’Ambasciata d’Italia a Valletta, in raccordo con la Farnesina, segue la vicenda fin dai primi giorni ed è in costante contatto con la famiglia Santoiemma. La rappresentanza diplomatica avrebbe «sollevato più volte il caso con le autorità maltesi», una prima visita al ragazzo è stata effettuata il 26 giugno e un’altra sarebbe in programma per oggi. La prossima udienza, fissata per il 19 agosto, sarà decisiva.
(immagine di repertorio)
Il Corriere di Malta è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale e rimanere sempre aggiornato



















