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La tragedia di Lassana Cisse: a tre anni dal brutale omicidio la famiglia non può ancora seppellire il proprio caro

L'ivoriano Lassana Cisse è stato la prima vittima di omicidio razziale a Malta

di Redazione
6 Aprile 2022
in Attualità
Tempo di lettura:2 mins read
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A distanza di tre anni dall’omicidio di Lassana Cisse Souleymane la famiglia è ancora in attesa di riavere indietro il corpo del povero 42enne ivoriano, brutalmente ucciso a colpi di pistola da due ex membri delle forze armate maltesi nel lontano aprile del 2019.

Ed è proprio in occasione dell’anniversario della morte di Lassana Cisse che Moviment Graffiti assieme a trentacinque associazioni ed ONG locali, sono scese in piazza martedì pomeriggio per manifestare davanti al Palazzo della Corte di Giustizia a Valletta.

L’evento ha voluto porre l’attenzione sul problema del razzismo a cui è sottoposta la comunità africana e, soprattutto, per richiedere finalmente che sia fatta giustizia per Lassana Cisse e la sua famiglia che dopo ben tre anni, e un processo per omicidio ancora in corso, non ha ancora potuto piangere la morte dello scomparso assicurandogli almeno dignitose esequie.

Proprio su questo tema ha preso la parola un amico di Lassana, e portavoce della famiglia, che rivolgendosi al governo maltese ha affermato: «La famiglia sta aspettando da molto tempo il corpo. Stiamo aspettando da tre anni, e tre anni non sono due giorni. Alcune persone stanno dicendo che forse la famiglia di Lassana non vuole il corpo, ma non è affatto così. Stiamo facendo del nostro meglio. Stiamo mandando mail ovunque, ma non riceviamo risposte».

L’invito al governo è quello di fare tutto il possibile per risolvere ogni difficoltà burocratica che lega ancora il corpo di Lassana Cisse all’obitorio del Mater Dei.

I problemi legati alla restituzione della salma alla famiglia hanno avuto origine sin dal principio. Passati i primi nove mesi sembrò mancare una sola firma, un errore burocratico, un’assenza in grado di fermare l’intera procedura.

Nonostante questa difficoltà sembrasse essersi risolta, ulteriori limitazioni sono sopraggiunte in relazione alla gestione degli spostamenti nel corso della pandemia: la Costa D’avorio figurava infatti sulla lista rossa della Covid-19 Travel List così da rendere complesso ogni spostamento, e bloccando ancora una volta il rimpatrio fino ad oggi.

Proprio sulle limitazioni si è espressa la portavoce dell’African Media Association, affermando che sì, il corpo di Cisse è ancora a Malta a causa delle limitazioni per il Covid, ma ora che queste limitazioni si stanno allentando è necessario fare lo sforzo necessario per concedere alla famiglia un funerale dignitoso per il proprio caro.

L’intervento dell’African Media Association ha voluto concentrarsi anche sul problema del razzismo che colpisce la comunità africana: «Le persone di colore hanno bisogno di cercare aiuto dagli amici “bianchi” per affittare un appartamento, per prenotare un ristorante, perfino per aprire le proprie attività. Sappiamo perfettamente che se Lassana Cisse, Ibrahim Bah e Mohammed Jallow fossero stati bianchi, con i capelli biondi e gli occhi azzurri la storia sarebbe stata totalmente differente. Lassana è stato ucciso perché il sistema ha fallito, e anche dopo la sua morte continuiamo a vedere il fallimento».

L’omicidio motivato da ideologie razziste di Lassana Cisse è stato il primo caso di questo genere sul territorio maltese, per lo meno quello ufficializzato.

L’episodio ha colpito profondamente l’opinione pubblica, scatenando manifestazioni e proteste di rabbia ed indignazione.

Attualmente i due indagati per l’omicidio del 42enne ivoriano, due ex membri delle forze armate maltesi, sono a piede libero, in attesa degli sviluppi processuali.

 

(photo credits: Moviment Graffitti)
Tags: African Media AssociationLassana Cisse SouleymaneMoviment Graffittiomicidiorazzismorazzismo a maltaValletta
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