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Corte respinge la richiesta di Jason Azzopardi di indagare sulla “inspiegabile ricchezza” di Silvio Schembri

Il ministro si dice “sollevato” dopo aver vissuto quello che ha descritto come un «martirio personale». Intanto il legale annuncia ricorso alla decisione della Corte «che non gli ha permesso di dire la sua»

di Redazione
6 Febbraio 2025
in Giudiziaria
Tempo di lettura:3 mins read
0

La Corte ha respinto l’istanza presentata dall’avvocato ed ex deputato nazionalista Jason Azzopardi che lo scorso mese ha chiesto l’avvio di un’inchiesta sul ministro dell’Economia Silvio Schembri e sulla sua “inspiegabile ricchezza”, sostenendo che il suo stile di vita superi di gran lunga il reddito dichiarato.

La decisione, annunciata mercoledì, è stata accolta con soddisfazione dal ministro, che ha dichiarato di sentirsi “sollevato” dopo settimane di preoccupazione.

Schembri ha accolto con entusiasmo il rigetto della richiesta, definendolo una «categorica conferma» della sua innocenza. Attraverso un post Facebook, ha raccontato che lui e la sua famiglia hanno vissuto un «martirio personale» iniziato la notte di Capodanno, quando vennero a conoscenza della istanza presentata dal legale.

«Ora si conferma ciò che ho sempre sostenuto: le accuse di Azzopardi sono infondate», ha scritto Schembri.

Nell’emettere sentenza, il magistrato ha parallelamente respinto anche la richiesta di Schembri di dichiarare vessatoria e frivola la denuncia di Azzopardi, oltre a quella di avvio indagini a carico del legale per aver presumibilmente mentito sotto giuramento, sempre richiesta dal ministro, aggiunge Malta Today.

Dal canto suo, Azzopardi ha immediatamente annunciato l’intenzione di impugnare la decisione della Corte «ora che c’è ancora il diritto di farlo», lamentando di non aver avuto l’opportunità di presentare le proprie argomentazioni prima che il decreto fosse emesso. «Pensavo esistesse un principio di equità tra le parti in tribunale», ha dichiarato il legale, aggiungendo di aver appreso della decisione solo dopo aver ricevuto copia del decreto.

Azzopardi aveva basato la sua istanza su diversi articoli pubblicati da alcuni media locali che mettevano in dubbio la compatibilità tra il tenore di vita di Schembri e il suo reddito dichiarato. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che tali prove non soddisfacessero i criteri legali necessari per giustificare l’apertura di una inchiesta.

Nelle ultime settimane, il legale ha fronteggiato numerosi ostacoli nel tentativo di far avviare indagini giudiziarie su esponenti del governo. Solo nell’ultimo periodo, oltre a quella su Schembri, gli sono state respinte altre tre richieste per irregolarità formali, nel caso del Ceo della Lands Authority Robert Vella, e per questioni di giurisdizione nelle due presentate a carico del ministro di Gozo Clint Camilleri.

La vicenda si inserisce in un clima già politicamente teso, in cui è in corso un dibattito più ampio sulla riforma delle “inchieste magistrali”, ovvero il metodo che consente ai cittadini, direttamente o tramite avvocato, di presentare un esposto all’autorità giudiziaria circa presunti illeciti, affinché la magistratura possa valutare se ricorrano ipotesi di reato e, nel caso, avviare le indagini.

Nella proposta presentata dal ministro della Giustizia e dal Premier Abela – che tanto ha fatto per cambiare rapidamente il sistema dopo la serie di esposti presentati da Azzopardi – i cittadini saranno obbligati a rivolgersi prima alla polizia per segnalare presunti illeciti, attendendo sei mesi di indagini (ora sono sessanta giorni), prima di poter chiedere l’intervento della magistratura.

Il Partito all’opposizione e diverse organizzazioni della società civile hanno criticato ferocemente questa proposta, sostenendo che minerebbe il diritto dei cittadini di chiedere giustizia e di tenere sotto controllo l’operato dei funzionari pubblici.

(photo credits: Facebook)

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Tags: inchiesteJason AzzopardimagistraturaSilvio Schembri
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