Si è concluso ieri sera con un’assoluzione su tutti i fronti il processo a carico del tycoon Yorgen Fenech, accusato di essere la mente dietro l’omicidio della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, uccisa da un’autobomba nell’ottobre 2017.
Dopo otto ore di camera di consiglio, la giuria ha dichiarato l’imputato non colpevole di entrambi i capi d’imputazione – concorso nell’omicidio e associazione a delinquere finalizzata a commetterlo – con un verdetto raggiunto con otto voti contro uno.
Il clima di tensione fuori dal tribunale
All’uscita dal tribunale, Fenech, che rischiava l’ergastolo, è stato accolto da fischi, insulti e grida a suon di «Mafia», «Assassino», da parte della folla indignata radunatasi davanti all’edificio, in un clima di forte tensione. Scortato verso un’auto, non ha rilasciato alcuna dichiarazione rilevante ai cronisti presenti.
Uno dei suoi tre legali, Giannella De Marco, si è però rivolta alla stampa maltese affermando: «Non pensate che la grazia a Melvin Theuma (l’allora tassista di Fenech ed intermediario reo confesso) debba essere revocata? Non pensate che persone come Keith Schembri (ex capo di Gabinetto dell’Ufficio del Primo Ministro) e Chris Cardona (ex ministro dell’Economia) debbano essere indagate?». Nel frattempo, la Procura ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza.
La reazione della famiglia
I figli di Daphne Caruana Galizia erano presenti in aula al momento della lettura del verdetto e hanno lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni a caldo. Poche ore più tardi, la famiglia ha diffuso una nota su Facebook definendo la sentenza una negazione della giustizia che la giornalista merita. Nel comunicato, i familiari hanno sottolineato che, a nove anni dal suo assassinio, i fallimenti istituzionali che ne avevano permesso l’esecuzione restano ancora oggi irrisolti e privi di qualunque riforma.
«Questo verdetto è osceno e l’intero Paese è sotto shock» si legge nel post pubblicato nelle scorse ore sul proprio profilo da uno dei figli della giornalista, Matthew Caruana Galizia; «spero che i giurati si rendano conto di ciò che hanno fatto, (..) hanno fatto saltare in aria mia madre ancora una volta». «La loro decisione – prosegue – va contro ogni prova, ogni logica, contro la verità e contro la stessa ammissione di colpa dell’imputato e quel verdetto non potrà mai essere accettato, a nessun costo. Quello che è successo in quell’aula non è giustizia, ma puro male».
«Yorgen Fenech ha ammesso la propria colpevolezza quando ha chiesto la grazia per l’omicidio di Daphne. Non una volta, né due: ha chiesto la grazia ben tre volte» ha dichiarato sempre a mezzo social la sorella della vittima, Corinne Vella, sottolineando che «nessuno chiede la grazia se è innocente». «Almeno siate onesti con voi stessi e ammettete che tenete più a un assassino e al suo denaro che alla dignità e alla giustizia per Daphne».
La manifestazione dell’opposizione fuori da Castille
A meno di due ore dalla lettura del verdetto, il leader del Partito Nazionalista, Alex Borg, ha convocato una manifestazione davanti a Castille, sede del governo. «Ora possiamo vedere come l’omicidio sia stato pianificato qui dentro» ha dichiarato Borg indicando l’edificio, nel corso di un intervento pubblico in cui ha attaccato duramente l’esecutivo guidato da Robert Abela, parlando di un governo che ha voltato le spalle a Malta e rivendicando la necessità di un Paese libero, che continui a cercare la verità.
Il leader dell’opposizione ha inoltre cambiato la propria immagine profilo sui social con una interamente di colore nero, sottolineando come nessun verdetto potesse riportare in vita Caruana Galizia, ma che l’assoluzione non cancellasse gli interrogativi che avevano portato il Paese fino a questo punto.
Rivolgendosi ai presenti, ha precisato che l’iniziativa non aveva un carattere di parte, ma riguardava tutti i maltesi e i gozitani, e ha anticipato quanto di fatto concretizzato poco fa in un incontro con il Presidente della Camera in merito al verdetto sull’omicidio di Caruana Galizia, per chiedere una convocazione urgente del Parlamento, attualmente in pausa estiva fino al 5 ottobre. «Spero che il governo comprenda la gravità di questo momento e accolga questa richiesta» ha affermato Borg.
La reazione del governo
In una nota stampa il Governo ha dichiarato di aver «preso atto del verdetto emesso dai nove giurati» nel processo per l’omicidio di Caruana Galizia e di aver «sempre offerto tutto il supporto e le risorse necessarie affinché le istituzioni potessero svolgere appieno le proprie funzioni».
«In questo momento delicato, invitiamo alla prudenza nei commenti pubblici, che potrebbero arrecare più danno che beneficio» ha affermato l’esecutivo Abela, aggiungendo che «tutte le istituzioni continueranno a ricevere il pieno sostegno nel loro lavoro», mentre ha rinnovato l’impegno ad «attuare ulteriori riforme per rafforzare lo Stato di diritto».
Le reazioni delle Ong maltesi
Anche le principali organizzazioni della società civile maltese hanno preso posizione. Repubblika, da anni in prima linea nelle battaglie per lo Stato di diritto, ha detto di essere rimasta «scioccata» e «profondamente delusa» dal verdetto, pur ribadendo il rispetto dovuto all’autorità del tribunale.
L’organizzazione ha spiegato che il processo penale si è concluso, ma non si è concluso il conto che Malta deve ancora fare con l’assassinio della giornalista, richiamando le conclusioni della Commissione d’inchiesta pubblica del 2021, secondo cui lo Stato porta una responsabilità nell’aver alimentato una cultura dell’impunità che ha reso possibile l’omicidio.
Repubblika ha chiesto che le scuse già formulate dallo Stato si traducano in azioni concrete e non restino un gesto simbolico, e ha rivendicato la necessità di perseguire la corruzione che la giornalista indagava, di non riabilitare nella vita pubblica i responsabili politici di quella stagione e di dare piena attuazione alle raccomandazioni della Commissione.
Sulla stessa linea si è espressa PEN Malta, l’associazione che riunisce scrittori e giornalisti. Il presidente Kurt Borg ha definito l’assoluzione uno «scandalo» e un «fallimento dello Stato», precisando che l’organizzazione non intende contestare il verdetto della giuria né esprimersi sulla colpevolezza o innocenza individuale di Fenech, ma ha osservato che un’autobomba non si costruisce né si ordina da sola, e che a nove anni di distanza resta ancora libero chi ha commissionato l’assassinio.
Anche Reporters Without Borders (RSF), presente durante i due mesi di dibattimento, ha parlato di un esito devastante per la giustizia, mentre il movimento Occupy Justice ha definito il verdetto un esito doloroso e deludente per chi da quasi nove anni chiede giustizia.
Un caso non del tutto chiuso
Nel pronunciare la sentenza di assoluzione, il giudice Edwina Grima ha disposto che le prove raccolte nel corso del processo vengano trasmesse al Commissario di Polizia, affinché gli investigatori possano valutare se procedere penalmente nei confronti di altre persone coinvolte nella vicenda. Un segnale che potrebbe lasciare intendere come il capitolo relativo a chi ruotava attorno a Fenech non sia necessariamente chiuso. Giustizia, ricordiamo, non è ancora stata fatta.
Le reazioni internazionali
L’assoluzione ha suscitato reazioni anche oltreconfine. Tra queste, quella del direttore dell’ufficio di Praga di Reporters Without Borders, Pavol Szalai, che ha parlato di una «profonda indignazione», sottolineando come, a quasi nove anni dall’assassinio, le autorità maltesi non siano riuscite a individuare né condannare il mandante dell’omicidio.
Il caso, che nel 2019 aveva innescato mesi di proteste di massa culminate nelle dimissioni dell’allora premier Joseph Muscat, resta uno dei più delicati della storia recente di Malta e aveva già portato, nel giugno 2025, alla condanna all’ergastolo di Robert Agius e Jamie Vella, riconosciuti colpevoli di aver materialmente fornito l’esplosivo utilizzato nell’attentato.
Cosa succede ora
Con l’assoluzione di Fenech si chiude, almeno in questa fase processuale, il capitolo giudiziario riguardante il presunto mandante dell’omicidio Caruana Galizia; il tycoon era l’ultimo dei principali coimputati coinvolti nella vicenda ad affrontare il processo.
Resta ora da vedere l’esito dell’appello annunciato dalla Procura Generale e degli accertamenti disposti dal giudice sulla posizione di altre persone, mentre la richiesta di un dibattito parlamentare urgente avanzata da Alex Borg potrebbe, se accettata, riportare la vicenda al centro dello scontro politico locale nei prossimi giorni.
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