A meno di ventiquattr’ore dalla sentenza di assoluzione di Yorgen Fenech nel processo per l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha pronunciato un discorso durissimo che pone un grande interrogativo sullo stato di “salute” nel Paese, intervenendo alla conferenza annuale “State of the Nation”.
«Si sono moltiplicati i casi di imprenditori che comprano influenze»
Scicluna ha parlato apertamente di una realtà distorta della corruzione a Malta, arrivando a interrogarsi pubblicamente se nel Paese siano «tutti in vendita», o, nel caso, se non tutti, «quante persone si possano comprare, quante siano disposte a tacere, a ricambiare un favore o semplicemente a chiudere un occhio». Tutto questo perché «anche una nazione può perdere la sua reputazione» e, quindi, «sarebbe saggio affrontare ciò che sta accadendo alla nostra».
Nel suo intervento, l’arcivescovo ha condannato quelle che ha definito pericolose «reti di potere» che operano come «confraternite chiuse» e che unirebbero imprenditori facoltosi, politici e funzionari pubblici coinvolti in casi di corruzione, agenti di polizia compiacenti e giornalisti disposti a partecipare agli illeciti al posto di denunciarli, presentandosi poi come autentici difensori della libertà di stampa.
«Queste questioni dovrebbero preoccupare ognuno di noi perché sono ben più ampie di un singolo episodio o di una sola istituzione. Questi fenomeni sollevano la possibilità di reti di influenza in cui denaro, accesso, informazioni, favori e protezione circolano tra persone che dovrebbero operare indipendentemente l’una dall’altra». E quando «queste reti informali diventano più potenti delle istituzioni e del bene pubblico, il pericolo non è più semplicemente la corruzione, ma la presa di controllo della nazione stessa».
Un duro atto d’accusa che, pur senza mai citare direttamente il caso Fenech e tutto ciò che è emerso dalle pesantissime prove presentate in tribunale, arriva nel momento politicamente più delicato per Malta dall’inizio del processo, all’indomani di un verdetto che ha lasciato senza risposta la domanda su chi abbia ordinato l’assassinio della giornalista nel 2017. Di fatto, ancora una volta, senza giustizia.
Il monito sul futuro del Paese
Il discorso dell’arcivescovo non si è fermato alle “reti di influenza”. Parlando dello stato di “salute” della nazione, Scicluna ha invitato i presenti a immaginare Malta tra cinquant’anni, chiedendosi che cosa vedrà un bambino che crescerà nell’arcipelago in quel futuro, quale lingua parlerà e che significato avrà per lui la parola “maltese”: «Sentirà di appartenere a un popolo, a una storia, a una cultura, a un luogo, oppure si sentirà smarrito? E cosa penserà di noi?».
Le decisioni prese oggi, ha sottolineato, plasmeranno il Paese che le prossime generazioni erediteranno, ricordando che l’identità nazionale è un bene affidato a chi attualmente lo ha in custodia, non in proprietà. L’arcivescovo ha avvertito che Malta rischia di perdere parte della propria identità se non riuscirà a proteggere le famiglie, le istituzioni, l’ambiente e i valori su cui si fonda.
Scicluna si è poi chiesto se le generazioni future erediteranno un Paese semplicemente più ricco, oppure un Paese realmente migliore: uno Stato che è stato in grado di proteggere il proprio territorio, il mare, i borghi, la lingua, il patrimonio culturale, le istituzioni, e le cui forze di polizia, tribunali, pubblica amministrazione, politici, giornalisti e persino la Chiesa si saranno guadagnati la fiducia dei cittadini.
«Malta è la nostra casa. Un giorno sarà la loro», ha detto l’arcivescovo, chiudendo il suo intervento con un appello affinché la generazione attuale non venga ricordata come quella che ha deluso i propri figli, ma come quella che ha saputo dare loro speranza.
Un discorso nel giorno del dibattito parlamentare
L’intervento di Scicluna arriva mentre il Paese è ancora scosso dalle conseguenze dell’assoluzione di Fenech, dichiarato non colpevole dalla giuria con un verdetto 8-1. Nella stessa giornata, il Parlamento ha discusso il caso, con il leader dell’opposizione Alex Borg che ha chiesto al Governo di dare attuazione alle raccomandazioni volte a rafforzare lo Stato di diritto e la protezione dei giornalisti, sostenendo che il verdetto avrebbe reso ancora più chiaro il contesto in cui l’esecutivo aveva scelto di andare al voto anticipato.
Le parole dell’arcivescovo si sono così sovrapposte a un dibattito pubblico già incandescente, alimentato anche dalle prese di posizione di organizzazioni come Repubblika e PEN Malta, che nei giorni scorsi avevano chiesto un “redde rationem” nazionale sulla cultura dell’impunità denunciata dalla Commissione d’inchiesta pubblica del 2021.
(photo credits: Archdiocese of Malta)
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