Malta ha deciso. Il Partito Laburista di Robert Abela ha vinto le elezioni generali del 30 maggio conquistando un quarto mandato consecutivo, un primato senza precedenti nella storia politica dell’arcipelago. I risultati definitivi sono ancora in corso di conteggio, ma fin dalle prime ore dello spoglio – iniziato questa mattina al centro congressi di Naxxar – le tendenze erano inequivocabili, al punto che sia i rappresentanti del Partito Laburista sia quelli del Partito Nazionalista hanno riconosciuto pubblicamente l’esito prima ancora che il conteggio fosse completato. Il vantaggio dei Labour sul PN è stimato attorno ai 18.000 voti (la conferma arriverà in serata), ancora ampio ma quasi dimezzato rispetto alle elezioni del 2022, quando lo scarto aveva superato i 39.000.
Abela ha parlato alla emittente pubblica TVM verso le 11:30, con il tono di chi ha dormito poco ma è pronto a godersi il momento. «Abbiamo fatto la storia vincendo per la quarta volta consecutiva», ha dichiarato. «Restiamo uniti come un solo popolo. Sarò il premier di tutti i cittadini». Più tardi, rivolgendosi alla folla festante ad Hamrun, ha scelto toni più ambiziosi: «Questa è la vittoria di tutto il popolo, basata sul programma che abbiamo presentato per tutto il popolo. Abbiamo conquistato un mandato forte. Manteniamo lo spirito di unità nazionale e andiamo avanti insieme».
Alex Borg, 30 anni, nominato leader del PN appena lo scorso ottobre, si è affacciato su Facebook per riconoscere la sconfitta con una grazia che non era scontata. Si è congratulato con Abela, ha ringraziato i sostenitori e ha detto che Malta verrà sempre prima di qualsiasi differenza politica. Poi ha aggiunto la frase destinata a diventare il titolo della sua sconfitta: «Non dovreste mai vergognarvi di aver voluto il cambiamento», perché «Il cambiamento inizia sempre da coloro che hanno il coraggio di sognare un Paese migliore». E guardando al futuro: «Questa campagna ha visto la rinascita di qualcosa di bello. Continueremo ad ascoltare anche chi non ha votato per noi, e torneremo a lavorare già da domani».
Il segretario generale del PN, Charles Bonello, aveva già ammesso la sconfitta rivolgendosi ai media maltesi nella tarda mattinata di oggi, sottolineando che il partito era riuscito almeno a dimezzare il divario rispetto al 2022.
Le strade di Hamrun — storica roccaforte laburista che ospita la sede del quartier generale del partito in Mile End — si sono rapidamente trasformate in una festa di paese. I giornalisti maltesi presenti sul posto hanno descritto un vero e proprio street party, con il suono ininterrotto dei clacson a coprire la musica degli altoparlanti, bandiere rosse ovunque, qualche sostenitore in lacrime, altri che ballano in strada. Fuochi d’artificio sparati fin dal primo pomeriggio, non appena le tendenze dello spoglio erano diventate chiare: una tradizione locale che ignora bellamente l’ipotesi di un risultato diverso da quello atteso.
Abela aveva sciolto le camere il 27 aprile, quasi un anno prima della scadenza naturale della legislatura, adducendo la necessità di un «mandato rinnovato» per affrontare le incertezze geopolitiche legate al conflitto tra Iran e Stati Uniti e ai suoi effetti sull’economia locale dipendente dal turismo, dall’import e dalle rotte marittime. L’economia era cresciuta del 4% nel 2025, ma l’impennata dei costi del carburante per l’aviazione e le pressioni dell’inflazione avevano cominciato a farsi sentire. La campagna laburista si era giocata su promesse di redistribuzione diretta (il controverso superbonus da 1.000 euro, i tagli fiscali, i sussidi alle famiglie), mentre il PN aveva cercato di capitalizzare sulla stanchezza da tredici anni di governo dei Labour, senza riuscire a sfondare.
L’affluenza alle urne è stata dell’87,42%, in aumento di 1,82 punti percentuali rispetto al 2022: il dato più alto tra tutti i Paesi dell’Unione Europea. Un numero che racconta di un piccolo Paese composto da circa 574mila abitanti, in cui la politica rimane uno sport di contatto praticato quasi da tutti. I laburisti sono al governo ininterrottamente dal 2013: tredici anni, quattro mandati, tre premier diversi, Muscat, poi Abela dal 2020. L’opposizione non ha mai fatto capolino nell’esperienza politica di molti elettori ventenni maltesi.
(photo credits: frame video One News)
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