Un uomo di 36 anni residente a Pietà, Shaun Seisun, è stato condannato al pagamento di una multa da tremila euro e al divieto a vita di possedere animali, dopo che tre cani affidati alle sue cure sono stati trovati a vivere tra escrementi ed urina, in condizioni igieniche totalmente degradanti.
I fatti risalgono all’8 settembre del 2019, quando un intervento delle autorità competenti, attivato a seguito di segnalazioni pervenute il mese precedente, portò alla scoperta di un appartamento a Pietà in cui persino l’aria era satura dell’odore di feci e anche le scale di accesso risultavano imbrattate di escrementi.
All’interno dell’abitazione che Seisun condivideva con la madre, vivevano tre cani – un incrocio di husky siberiano, un meticcio e un chihuahua, quest’ultimo non microchippato – circondati da «sporcizia accumulata nel tempo, forse per mesi». Le fotografie acquisite agli atti mostravano pavimenti, letti, tappeti e piastrelle ricoperti di deiezioni, al punto da rendere irriconoscibili le superfici.
Gli animali furono immediatamente sottratti all’ambiente in cui si trovavano. Sebbene in giudizio sia emerso che le condizioni fisiche dei cani non richiedessero cure veterinarie urgenti, la situazione igienica dell’appartamento è stata ritenuta incompatibile con qualsiasi standard minimo di benessere animale. Le immagini, secondo quanto accertato, parlavano da sole: i cani vivevano stabilmente nei propri escrementi, in un contesto definito indegno e contrario alle più elementari regole di igiene.
Seisun provò a sostenere che due dei tre cani risultavano formalmente registrati a nome della madre, ma questa circostanza non è stata considerata rilevante dalla Corte. È stato infatti accertato che la responsabilità per il benessere degli animali non dipende esclusivamente dall’intestazione del microchip, bensì dalla gestione concreta e quotidiana degli stessi.
Vivendo nell’appartamento e occupandosi di fatto dei cani, l’imputato è stato quindi ritenuto a tutti gli effetti responsabile delle condizioni in cui versavano, quindi anche delle accuse di avergli causato inutili sofferenze, dell’omessa adozione delle misure necessarie a garantirne i bisogni fondamentali e della mancata identificazione tramite microchip di uno dei cani. Oltre alla sanzione pecuniaria, il trentaseienne non potrà più avere animali per il resto della vita, né risiedere in luoghi in cui siano presenti.
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