Un uomo di 52 anni è stato condannato al pagamento di una multa da 10mila euro per aver detenuto illegalmente una tigre in un terreno a Marsascala. La sentenza riguarda Joshua Grima, residente ad Attard, finito sotto processo dopo un’ispezione effettuata nel febbraio del 2023 in un campo situato in Triq iz-Ziju.
L’indagine era partita da una segnalazione anonima relativa alla presenza di animali esotici nella zona. Sul posto intervennero agenti di polizia insieme ai funzionari dei Servizi veterinari, che scoprirono una tigre e due leoni custoditi all’interno di recinti.
Secondo quanto emerso in aula, gli animali apparivano in condizioni fisiche soddisfacenti e le strutture rispettavano formalmente le dimensioni minime previste dalla normativa. Tuttavia, la tigre non risultava registrata né identificata con microchip, obblighi previsti per la detenzione di specie considerate pericolose.
Nel procedimento, la difesa ha sostenuto che l’imputato dovesse beneficiare delle modifiche legislative introdotte nel 2025, che prevedevano 90 giorni per regolarizzare gli animali non registrati. Grima aveva infatti regolarizzato i due leoni entro il termine stabilito, motivo per cui il tribunale lo ha assolto dalle accuse relative a questi animali.
Diversa, invece, la posizione della tigre. L’animale morì nell’aprile del 2025, pochi giorni prima dell’avvio della procedura di registrazione e, per questo motivo, la Corte ha ritenuto che la detenzione fosse rimasta illegale per tutto il periodo contestato.
Nella sentenza, il magistrato ha sottolineato anche le criticità legate alla sicurezza pubblica. Durante una delle ispezioni, infatti, era emerso che il recinto risultava aperto nella parte superiore e privo di un piano di emergenza adeguato in caso di fuga dell’animale.
Il tribunale ha inoltre dato rilievo alle conclusioni degli esperti veterinari, secondo cui lo spazio destinato alla tigre soddisfaceva appena gli standard minimi, mentre mancavano strumenti e accorgimenti utili a garantire il benessere psicofisico dell’animale.
Ulteriori problemi sarebbero emersi dopo la morte del felino: l’assenza del microchip rese infatti difficile perfino identificarne formalmente il proprietario quando i resti vennero trasferiti per lo smaltimento. Pur sottolineando la gravità delle violazioni contestate, la Corte ha escluso una pena detentiva, osservando che non erano emerse prove di maltrattamenti fisici diretti nei confronti degli animali. Grima è stato comunque condannato al pagamento di una multa di 10mila euro.
(immagine di repertorio)
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