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Malta: il tramonto dell’isola del betting, tra fuga di talenti e costi fuori controllo

Dal 2004 Malta attrae aziende del gaming on-line, ma quindici anni dopo la concorrenza è cresciuta e l'isola inizia a perdere colpi

di Dario Morgante
10 Agosto 2019
in Editoriali
Tempo di lettura:3 mins read
0

I costi crescenti per le abitazioni, la scarsità di talenti, la mancanza di infrastrutture adeguate. Dopo essere stata meta prediletta per le aziende del betting per quindici anni, Malta inizia a soffrire la concorrenza di altre destinazioni.

Malta è ben nota in tutto il mondo come l’isola del gaming e del betting on-line. Più o meno dal 2004, cioè da quando l’arcipelago approfittò, saggiamente, di un vuoto normativo, diventando la prima nazione europea a regolamentare il gioco on-line, con la creazione della Malta Gaming Authority. Essere regolamentati a Malta voleva dire poter accedere, legalmente, al ricco mercato europeo. Inoltre i lavoratori comunitari delle varie società non avevano bisogno del permesso di soggiorno per lavorare a Malta, in quanto Stato comunitario.

Ma quindici anni più tardi l’«isola felice» del betting sembra aver smarrito la rotta. Qualche mese fa il rappresentante delle industrie del gaming, Enrico Bradamante, aveva lamentato la perdita di competitività di Malta per via degli esorbitanti costi degli affitti. Qualche mese prima era stato lo svedese Alexander Stevendahl, Ceo di Videoslots Limited, a segnalare che, mentre Malta esercita una grossa attrattiva, soprattutto sui lavoratori del nord Europa, c’è un forte turn over dovuto al crescente costo della vita e degli affitti che non consente ai lavoratori di risparmiare.

Insomma, i dipendenti scappano. L’isola è diventata cara, gli affitti insostenibili, e ultimamente anche la criminalità è aumentata in modo preoccupante. A questo si aggiunge che Malta in sé non ha un grande parco di potenziali talenti, essendo la popolazione residente di appena 500.000 unità. Di conseguenza tutte le figure professionali vanno “importate”. E come si vede la cosa diventa sempre più difficile.

Leggi anche — Gli operatori del gaming avvertono: «Cresce la cattiva reputazione di Malta»

Gli stessi problemi hanno inciso sulla mancata attrattiva di Malta per le aziende britanniche che, nel caos del post referendum sulla Brexit, hanno iniziato a creare sedi in Stati comunitari. Secondo il sottosegretario Silvio Schembri l’isola non ha ancora le infrastrutture adeguate, mancano scuole di livello internazionale e anche spazio per gli uffici.

Anche il valore della licenza della Malta Gaming Authority ha iniziato a scendere, con altri Paesi europei che hanno iniziato a emettere le proprie licenze.

Senza dubbio il gaming — e segnatamente il betting — è un settore strategico per le isole maltesi. Copre da solo il 12% del PIL e dà lavoro direttamente a 9000 persone. Ma altre città europee hanno fiutato il business e, sebbene con ritardo, hanno iniziato a competere on Malta. Tra le concorrenti più agguerrite c’è Barcellona, che vanta una grande attrattiva sui potenziali dipendenti, infrastrutture moderne, abbondanza di case e condizioni favorevoli per il business. Anche Tallin, in Estonia, è in forte crescita. Ci opera Coingaming, con circa 300 dipendenti, e altre big del settore stanno aprendo uffici nella città.

Il futuro del gaming on-line a Malta appare incerto. Il Governo non sembra deciso a trattenere il settore, quanto piuttosto a sostituirlo con nuovi segmenti ancora non regolamentati a livello europeo, quali la blockchain e la cannabis medica. D’altronde è decisamente più economico che dotare l’arcipelago di infrastrutture costose come scuole o metropolitane. Senza considerare che lo spazio, su di un’isola di appena 300 chilometri quadrati, è finito e non può accogliere tutti. Malta attrae ma non trattiene: sembrerebbe il destino dell’isola dall’alba dei tempi.

Tags: Alexander StevendahlBettingEnrico BradamantegamingMalta Gaming AuthoritySilvio SchembriTema Caldo
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