Tre telefoni cellulari sono stati scovati nelle celle del carcere di Corradino, e due dei detenuti coinvolti si dice siano tra i condannati per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia: Robert “Tal-Maksar” Agius, e George Degiorgio, detto “Ic-Ciniz”. Un altro telefonino sarebbe stato invece trovato nella cella di un detenuto italiano, riferisce Malta Today. La notizia, emersa oggi, è stata confermata via social dal ministro dell’Interno Glenn Bedingfield, che ha annunciato l’apertura di un’indagine della polizia.
Secondo quanto riferito da Bedingfield, dopo informazioni giunte alla polizia nei giorni scorsi è scattata un’operazione investigativa, seguita da perquisizioni nelle celle. Due telefoni sono stati trovati nelle celle dei due detenuti ora sotto indagine; un terzo dispositivo in quella di un altro detenuto. Secondo Newsbook, i detenuti indagati sono tre, mentre dalle parole del ministro ne risultano due più un telefono in una terza cella: la differenza tra le due ricostruzioni non è stata chiarita né i nomi di Agius e Degiorgio – citati dai media locali – sono stati formalizzati nel registro degli indagati dagli organi preposti.
Le attività sono state coordinate tra diverse autorità insieme alla polizia e i detenuti dovrebbero essere interrogati nelle prossime ore. Non è ancora noto come i dispositivi siano entrati in carcere, da quanto tempo fossero nelle celle e chi sia stato contattato.
Bedingfield ha detto di aver voluto rendere pubblici i nomi dei coinvolti, ma di dover rispettare l’indagine in corso. «Ho già detto che non guarderemo in faccia a nessuno», ha affermato, aggiungendo: «Per la legge siamo tutti uguali». Ha sottolineato che nessuno avrà trattamenti di favore.
Robert Agius sta scontando l’ergastolo dopo la condanna definitiva nel giugno 2025 per aver fornito l’esplosivo nell’autobomba che uccise Daphne Caruana Galizia il 16 ottobre 2017, mentre George Degiorgio sconta una pena di 40 anni per lo stesso omicidio, oltre all’ergastolo per il delitto dell’avvocato Carmel Chircop.
Il ministro ombra dell’Interno e della Sicurezza, Conrad Borg Manché, ha chiesto al ministro Bedingfield di assumersi «la responsabilità politica» e di fornire «risposte chiare». «C’è un’enorme differenza tra il quadro che il ministro cerca di dipingere – secondo cui nessuno riceve un trattamento preferenziale e nessuno è al di sopra della legge – e la realtà che emerge dal carcere. Il Paese ne ha sentite abbastanza di rassicurazioni. Ora vogliamo risultati», ha affermato, sostenendo che esiste un «mare» tra le assicurazioni del ministro e ciò che emerge dal carcere.
Il PN chiede di sapere come i telefoni siano entrati nella struttura, da quanto tempo fossero nelle celle, chi sia stato contattato e se siano serviti a proseguire attività criminali dall’interno. «Queste domande – afferma – richiedono risposte chiare perché riguardano direttamente la sicurezza nazionale e la lotta alla criminalità organizzata».
Borg Manché ha inoltre sollecitato un resoconto trasparente sulle raccomandazioni emerse dall’inchiesta dello scorso giugno che non individuò prove di attività criminali, ma gravi carenze procedurali. In quel caso Adrian Agius, fratello di Robert Agius, fu trovato con un computer portatile concessogli rigidamente per motivi di studio, con i sigilli di sicurezza manomessi per accedere a internet.
(immagine di archivio)
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