Nuovo scontro tra BirdLife Malta e il governo sulla gestione delle specie protette e delle attività venatorie. Al centro della polemica c’è la decisione della Wild Birds Regulation Unit (WBRU) di riaprire le richieste per il trasferimento di uccelli protetti imbalsamati tra collezionisti privati.
Secondo l’associazione ambientalista, il provvedimento rappresenta un duro colpo nelle politiche di tutela dell’avifauna e rischia di riportare Malta indietro di oltre vent’anni sul fronte della conservazione delle specie protette.
La misura riprende un sistema già introdotto nel 2015 dall’allora segretario parlamentare Roderick Galdes, che consentiva il passaggio di proprietà di uccelli imbalsamati registrati nell’ambito della sanatoria del 2003 sulle collezioni private.
Secondo BirdLife, molti degli esemplari dichiarati all’epoca non erano ancora stati verificati dalle autorità competenti quando il sistema venne riaperto nel 2015. Questo avrebbe consentito, sostiene l’organizzazione, di “regolarizzare” migliaia di esemplari protetti e alimentare nuovamente il mercato legato al collezionismo e alla tassidermia.
Nel comunicato, l’associazione afferma che tra il 2015 e il 2020 la WBRU avrebbe ricevuto oltre 9.600 richieste di trasferimento riguardanti più di 70mila uccelli imbalsamati. Numeri che, secondo BirdLife, avrebbero messo sotto pressione sia la stessa WBRU sia la Environment and Resources Authority, chiamate a controllare ogni singolo esemplare e relativa documentazione.
La successiva chiusura delle procedure di trasferimento avrebbe invece contribuito a rallentare il mercato degli uccelli protetti imbalsamati. Ora però, denuncia l’associazione, il governo avrebbe deciso di riaprire nuovamente la finestra relativa alle richieste presentate tra il 2015 e il 2020, proprio a ridosso delle elezioni generali, come avvenne «per coincidenza» quando Malta fu chiamata alle urne nel marzo del 2022.
BirdLife collega inoltre questa scelta alle pressioni esercitate negli ultimi mesi da gruppi venatori e associazioni legate alla tassidermia, tra cui la Malta Taxidermy Federation all’interno della FKNK. Nel comunicato viene citata anche una fiera dedicata alla tassidermia organizzata a Luqa lo scorso marzo, sostenuta da diversi parlamentari.
L’associazione ambientalista critica anche altre recenti aperture verso il settore venatorio, tra cui la possibilità concessa ai cacciatori con trappole di sostenere un esame per ottenere nuove licenze di cattura. Secondo BirdLife, circa 2.000 persone potrebbero ottenere una nuova autorizzazione, facendo salire il numero dei trappers nell’arcipelago da meno di 4.000 a circa 6.000.
Nel mirino finisce direttamente anche il Primo Ministro Robert Abela. BirdLife, infatti, accusa il governo di continuare a cedere alle pressioni della lobby venatoria anche su temi che, a suo dire, rischiano di entrare in conflitto con gli obblighi internazionali di Malta in materia di tutela ambientale e commercio di specie protette.
Secondo l’organizzazione, la riapertura dei trasferimenti rischia inoltre di aggirare lo spirito delle norme internazionali sul commercio di specie protette, comprese quelle previste dalla CITES, dal momento che gli esemplari possono essere formalmente ceduti come “donazioni” pur mantenendo un significativo valore economico.
«Nel momento in cui Malta dovrebbe rafforzare i controlli e la protezione delle specie vulnerabili, il governo sta invece riaprendo meccanismi che rischiano di favorire abusi e indebolire ulteriormente le tutele ambientali», conclude BirdLife Malta.
(photo credits: BirdLife Malta)
Il Corriere di Malta è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale e rimanere sempre aggiornato



















