Robert Aquilina ha presentato un rapporto formale alla polizia, indirizzato personalmente all’assistente commissario Keith Arnaud e all’ispettore Sean Scicluna. Oggetto della denuncia: un’immagine generata con intelligenza artificiale, pubblicata online nelle ultime ore, che lo ritrae in modo denigratorio, ultima di una serie di iniziative che, secondo Aquilina, riflettono un disegno criminale coordinato da parte del Partito Laburista per deumanizzarlo e fomentare nei suoi confronti un clima di odio e violenza.
A poca distanza dalla denuncia di Aquilina, l’Ong Repubblika (della quale è stato presidente) ha pubblicato un comunicato stampa in cui accusa i media laburisti di condurre, nel periodo post-elettorale, una campagna sistematica di intimidazione contro la società civile.
Nella denuncia, Aquilina descrive una escalation che ritiene concreta e pericolosa: «Questo è lo stesso trattamento crudele e pericoloso riservato a Daphne Caruana Galizia prima che persone vicine al Partito Laburista, al governo e alla polizia la uccidessero». Ha chiesto agli investigatori di aprire un’indagine non solo sull’immagine specifica, ma sull’intero «piano criminale» che ritiene stia alimentando un clima di minaccia, odio e violenza nei suoi confronti. Ha specificato di voler essere consultato prima di qualsiasi decisione sulla prosecuzione o meno dell’azione penale, precisando di non volere «procedimenti giudiziari fittizi».
Repubblika: immagini AI per umiliare, parole attribuite che non sono mai state dette
Il comunicato di Repubblika spiega con precisione le modalità di quella che ha descritto come una “campagna d’odio”: gruppi dichiaratamente fedeli al Partito Laburista starebbero producendo immagini generate con intelligenza artificiale per umiliare singoli individui (tra i citati: Robert Aquilina, Jason Azzopardi, Vicki Ann Cremona, Manuel Delia, Ranier Fsadni e Kevin Cassar), mentre i media ufficiali dello schieramento al governo attribuirebbero a queste stesse persone dichiarazioni che non hanno mai rilasciato, attraverso rappresentazioni deliberatamente false delle loro posizioni. A questo si aggiungerebbero azioni coordinate sui social media che incoraggiano attacchi personali e odio.
L’Ong sottolinea che non si tratta di un fenomeno nuovo, ma in questo caso non si limita più semplicemente alla critica o al disaccordo, trasformandosi in un tentativo sistematico di deumanizzare le voci critiche e dipingerle come nemici del Paese. La nota evidenzia anche una coincidenza temporale che ritiene significativa: l’azione si intensifica nel momento in cui Malta si avvicina a nuovi passaggi processuali sull’omicidio di Daphne Caruana Galizia, e molti dei bersagli di questa campagna sono gli stessi individui e organizzazioni che da anni chiedono piena giustizia per quell’assassinio.
«Ricordiamo bene come Daphne Caruana Galizia veniva trattata quando era in vita. C’era chi cercava di screditarla, deriderla, isolarla, privarla della sua dignità. Quei metodi non sono finiti con lei», afferma Repubblika.
La legge sulle Ong e il monito sulla democrazia
Repubblika aggiunge un elemento di preoccupazione legato alle istituzioni: la “campagna di intimidazione” coinciderebbe con la preparazione da parte del governo di una nuova legislazione che regolerà le associazioni di volontariato. «Che le organizzazioni della società civile chiedano di vedere i contenuti di una legge che le riguarderà direttamente non è un atto di sfida. È l’aspetto più elementare della consultazione democratica.
Dipingere tali richieste come eccesso o insolenza è un segnale preoccupante», si legge nel comunicato. L’Ong conclude con un monito che è anche una dichiarazione di intenti: «Una maggioranza parlamentare è un mandato a governare, non una licenza per rimuovere dalla vita pubblica chi non è d’accordo con te».
(in copertina, da sinistra: Vicki Ann Cremona, Robert Aquilina, Jason Azzopardi. Immagine di archivio, credits: Repubblika)
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