Due anni di reclusione, oltre all’obbligo di risarcire i clienti rimasti senza mobili e senza acconti versati. È la pena inflitta dal tribunale a Giordano Domenico Perucchini, imprenditore 56enne condannato per i reati di appropriazione indebita nell’ambito di una vicenda che ha coinvolto diversi clienti del negozio di arredamento Estea Furniture.
L’indagine era partita dopo una serie di denunce presentate da acquirenti insoddisfatti che affermavano di essere stati truffati sugli acconti versati per ordini di mobili importati dalla Sicilia e che non sarebbero mai consegnati. Con il passare dei mesi, alle prime segnalazioni se ne erano aggiunte altre, spingendo gli investigatori ad approfondire la posizione dell’imprenditore.
Secondo quanto emerso in aula, Perucchini gestiva uno showroom di arredamento nei pressi dello skatepark di Msida che, a detta dei clienti, inizialmente appariva come un’attività solida e ben avviata, salvo poi iniziare ad accumulare ritardi sempre più lunghi nelle consegne degli ordini, accompagnati da giustificazioni risultate poco convincenti lato acquirenti che, nel frattempo, oltre a non vedersi recapitati i mobili ordinati, continuavano a non riuscire nemmeno a recuperare le somme già versate.
Alcune delle persone coinvolte si sono rivolte direttamente ai fornitori italiani. In particolare, la società Arredo 3 avrebbe comunicato di aver interrotto i rapporti commerciali con Perucchini a causa di debiti superiori a 40mila euro, precisando inoltre che parte degli ordini contestati non risultava nemmeno inoltrata.
Durante le indagini, Perucchini ha spiegato che il modello di business prevedeva il pagamento anticipato del 50% dell’ordine e il successivo inoltro della richiesta ai fornitori. Ha inoltre attribuito le difficoltà dell’azienda a problemi logistici, alla cessazione di alcuni servizi di trasporto dalla Sicilia e a vicende personali particolarmente complesse, tra cui la grave malattia della compagna. Ha sostenuto, inoltre, di essere stato a sua volta vittima di raggiri da parte di terzi.
Il tribunale ha però ritenuto provato che l’imputato abbia continuato ad accettare nuovi ordini e a incassare ulteriori acconti anche quando era ormai consapevole di non essere più in grado di onorare le consegne. Un comportamento che, secondo il giudice, dimostra la mala fede alla base della gestione dell’attività.
Il magistrato ha quindi condannato Perucchini a due anni di carcere e, contestualmente, è stato disposto il risarcimento delle vittime, per una somma complessiva che sfiora i 29mila euro, oltre al pagamento delle spese peritali.
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