Cinque anni di reclusione, l’obbligo di restituire oltre 53mila euro percepiti indebitamente e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. È la pena inflitta a Norman Xuereb, ex sergente del nucleo di Polizia addetto alla viabilità, condannato nell’ambito dell’inchiesta sul sistema di retribuzione degli straordinari collegati ai lavori del cavalcavia di Marsa, uno dei casi che aveva travolto gran parte del reparto.
La sentenza è stata pronunciata al termine di un procedimento nato da una segnalazione anonima ricevuta dalla Polizia alla fine del 2019, che menzionava presunti abusi nell’assegnazione e nella gestione dei servizi straordinari richiesti durante il vasto progetto infrastrutturale di Marsa.
Secondo quanto emerso in aula, tra il 2018 e il 2019 Transport Malta e Infrastructure Malta versarono complessivamente oltre 534mila euro al Corpo di Polizia per i servizi di gestione del traffico nelle aree interessate dai cantieri. Nello stesso periodo Xuereb, che fungeva da referente tra le autorità e la stradale per il coordinamento degli straordinari, ricevette circa 53mila euro per attività legate al progetto.
L’accusa sosteneva però che molti dei servizi retribuiti non fossero stati effettivamente svolti. Le indagini hanno incrociato registri di servizio, fatture, dati di localizzazione dei telefoni cellulari e il sistema di tracciamento installato sulle motociclette della Polizia.
Proprio dall’analisi di questi elementi sarebbe emerso che, in numerose occasioni, Xuereb non si trovava nell’area del cavalcavia durante gli orari per i quali risultava in servizio. In alcuni casi, secondo gli investigatori, il sistema di tracciamento lo collocava addirittura nei pressi della propria abitazione mentre percepiva compensi per attività che avrebbe dovuto svolgere a Marsa.
La Corte ha inoltre ritenuto particolarmente rilevanti alcune dichiarazioni rese dallo stesso imputato nel corso delle indagini. Xuereb avrebbe infatti ammesso che gli incarichi straordinari non venivano sempre eseguiti come previsto e, interrogato sulla possibilità di restituire il denaro ricevuto, avrebbe dichiarato di essere disposto a farlo perché quei soldi «non erano suoi» e che quanto accaduto era stato «un errore».
La difesa ha contestato l’affidabilità di parte delle prove raccolte, mettendo in dubbio il valore dei dati di tracciamento e della documentazione telematica acquisita dagli investigatori. Obiezioni che non hanno convinto il tribunale. Nelle motivazioni, il magistrato ha evidenziato come il quadro probatorio fosse sostenuto da una pluralità di elementi convergenti, con Xuereb che avrebbe contribuito a creare un sistema finalizzato a mascherare la mancata esecuzione di servizi per i quali continuavano a essere emesse fatture e corrisposti compensi.
Il tribunale ha quindi dichiarato l’ex sergente colpevole di frode ai danni dello Stato, false dichiarazioni e violazione dei doveri connessi alla funzione di pubblico ufficiale. Oltre alla pena detentiva, Xuereb dovrà sostenere una quota delle spese peritali e restituire 53mila euro al Corpo di Polizia, somma che la Corte ha considerato come profitto ottenuto attraverso il meccanismo fraudolento contestato dall’accusa.
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