«Ditemi che non l’ho ucciso. Vi prego, ditemi che non è morto». Sarebbe stata questa la frase pronunciata dal 27enne polacco Sebastian Malinowski quando, subito dopo il fermo, gli agenti gli hanno comunicato che l’uomo con cui aveva avuto una colluttazione agli Spinola Gardens era morto. Lo ha riferito la polizia nel corso dell’udienza sul caso dell’omicidio di Abdellatif Oumakhlouf, il 31enne marocchino trovato senza vita la mattina del 27 settembre nei giardini di St. Julian’s.
Secondo la ricostruzione fornita in tribunale, durante l’arresto Malinowski avrebbe sostenuto di aver colpito la vittima con un solo pugno al culmine di una lite. Poi, appresa la notizia della morte, avrebbe ripetuto più volte, in evidente stato di agitazione, la richiesta di essere rassicurato: gli agenti dovevano dirgli che non l’aveva ucciso e che l’uomo non era morto.
La versione dell’indagato, però, non combacia con le immagini. Le telecamere di sorveglianza della zona, ha spiegato l’accusa, mostrerebbero una dinamica diversa da quella del colpo isolato, e a ciò si aggiungono le testimonianze di alcune persone presenti, già sentite dagli inquirenti. Sul piano medico-legale l’autopsia ha rilevato un trauma da corpo contundente; negli accertamenti emersi dopo il primo interrogatorio di Malinowski, in precedenza era stata prospettata anche l’ipotesi di una caduta con urto alla testa, elemento sul quale sarà il processo a fare chiarezza.
Nel corso delle indagini gli agenti hanno recuperato alcuni oggetti all’interno di un cestino dei rifiuti nella zona dell’aggressione. Perquisita anche la camera d’albergo in cui alloggiava l’indagato e in cui avrebbe consumato un’ultima bottiglia di vodka insieme a un amico, dopo una notte di eccessi trascorsa a St. Julian’s e prima che si verificasse l’irreparabile. Malinowski, arrestato circa un’ora e mezza dopo il ritrovamento del corpo di Oumakhlouf, si è dichiarato non colpevole fin dalla prima comparizione, e resta in custodia cautelare.
(photo credits: Malta Police Force)
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