Dura replica della Malta Chamber (Camera di Commercio maltese) al ministro delle Finanze Clyde Caruana, che nei giorni scorsi aveva attribuito alle imprese la scelta di puntare su manodopera a basso costo invece che su macchinari e tecnologia. In un comunicato diffuso mercoledì, la lobby degli imprenditori ha respinto l’accusa, sostenendo che il ministro «sbaglia la diagnosi sulle cause dei colli di bottiglia dell’economia maltese».
Caruana era intervenuto martedì a un evento organizzato dal Times of Malta in vista della prossima manovra di bilancio, sostenendo che il ricorso ai cittadini di Paesi terzi (i cosiddetti TCN) rifletterebbe la scelta degli imprenditori di affidarsi a un lavoro “molto più economico” rispetto a investimenti di capitale. Il ministro aveva inoltre respinto l’idea che le assunzioni nel settore pubblico abbiano sottratto lavoratori al settore privato. Parole che arrivano da chi, come ricorda The Shift News, ha guidato dal 2014 al 2020 l’Employment and Training Corporation (poi Jobsplus), l’ente che ha accompagnato il boom della forza lavoro straniera sull’arcipelago.
La Malta Chamber ha fatto sapere di condividere la preoccupazione del ministro sul fatto che la crescita demografica eserciti una pressione non sostenibile su infrastrutture e qualità della vita, ma contesta che la responsabilità ricada sulle imprese.
L’associazione ricorda che fu un’amministrazione laburista a promuovere ai tempi una crescita economica fondata sull’impiego di lavoratori stranieri, e che il quadro normativo e amministrativo in cui le aziende operano è tuttora quello pensato per una crescita “a volume”, mai invertito nonostante i ripetuti appelli a puntare alla qualità piuttosto che alla quantità. Assumere cittadini extra-UE, aggiunge, non è affatto un’opzione facile o a buon mercato, per i costi amministrativi e i tempi che comporta.
I dati sull’ultimo decennio citati dall’associazione sembrano dare ragione alle imprese: il valore aggiunto lordo di Malta è cresciuto dell’81,9%, ma il 68,9% di questa crescita è dipeso dalla semplice espansione della forza lavoro. Lo spostamento verso settori a più alto valore aggiunto ha pesato solo per il 9,9%, mentre i veri guadagni di produttività, cioè la produzione per lavoratore, hanno inciso appena per il 3,1%. Tra il 2021 e il 2025 il PIL reale è salito del 22,9%, più rapidamente che in qualsiasi altro Paese dell’Unione Europea, ma il PIL reale per ora lavorata è sceso dello 0,2%: un risultato che colloca Malta al 21° posto su 27 per crescita della produttività.
Secondo la Camera, se il Governo avesse davvero voluto cambiare direzione si sarebbe visto un deciso aumento della spesa in conto capitale per evitare i blackout ricorrenti, affrontare la congestione del traffico e i disagi provocati da pianificazione ed edilizia abusive, sostenere la digitalizzazione di settore pubblico e privato e finanziare riqualificazione e aggiornamento professionale. Nulla di tutto questo, afferma, si è visto. L’associazione lamenta inoltre iniziative rinviate di bilancio in bilancio, che compromettono la programmazione aziendale, e chiede che incentivi fiscali e sovvenzioni siano disponibili fin dall’inizio dell’anno, con tempi di erogazione chiari.
Le imprese che hanno ottimizzato i processi con automazione e strumenti digitali, sostiene ancora la Camera, vedono i propri guadagni di efficienza erosi da lentezze e incoerenze della pubblica amministrazione. Alla pressione sul mercato del lavoro contribuirebbe poi l’assorbimento di personale da parte del settore pubblico, che secondo l’associazione si intensifica in prossimità delle elezioni. Da qui la proposta di un audit indipendente su tutti i dipartimenti e gli enti statali, per individuare ridondanze strutturali e capacità in eccesso, accompagnato da un programma di distacco e ricollocazione nel privato del personale in surplus.
La Camera non è la sola a respingere l’impostazione del ministro. La Malta Employers’ Association ha contestato la tesi ricordando che la strategia di crescita fondata su popolazione ed edilizia è stata adottata senza concertazione con le parti sociali, che la moderna tecnologia spesso affianca i lavoratori anziché sostituirli, in particolare nei settori del turismo, trasporti e costruzioni, e che le imprese assumono all’estero perché molte posizioni essenziali non si riescono a coprire a livello locale. Anche la SME Chamber ha parlato di produttività come responsabilità condivisa, chiedendo di rimuovere gli ostacoli normativi, amministrativi e infrastrutturali che sottraggono tempo produttivo alle aziende.
Il comunicato della Camera di Commercio maltese richiama infine i dati demografici: a fine 2025 la popolazione di Malta contava 588.254 residenti, con gli stranieri attorno al 31%, e le proiezioni indicano che sfiorerà quota 636.000 entro il 2030, in uno dei Paesi più densamente popolati al mondo.
Un modello economico che dipende da un numero sempre maggiore di lavoratori stranieri e visitatori, avverte la lobby, è insostenibile, e nessun investimento infrastrutturale potrà tenere il passo se la domanda continua a crescere senza controllo. L’associazione si dice pronta a collaborare con Governo e opposizione a un piano basato sulle evidenze, che combini investimenti infrastrutturali, amministrazione più semplice e incentivi ben congegnati, affinché la crescita sia guidata dalla produttività e non dal numero di addetti.
(immagine di archivio, credits: DOI)
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