Nel nono anniversario dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa il 16 ottobre 2017 da un’autobomba a Bidnija, Malta è tornata a riempire le strade della capitale. Nella serata di ieri, venerdì 16 ottobre, il corteo e la veglia organizzati da Repubblika e Occupy Justice hanno attraversato Valletta. Accompagnata dallo slogan “La giustizia richiede azione”, la manifestazione si è svolta in un clima pesantemente segnato dalla recente assoluzione dell’imprenditore Yorgen Fenech, un verdetto che lascia ancora aperta la ricerca sui mandanti del delitto.
Le commemorazioni sono iniziate fin dal mattino con una veglia promossa dall’Istituto dei Giornalisti Maltesi nei pressi del monumento del Grande Assedio, di fronte al tribunale, il cui basamento è ormai un memoriale permanente dove cittadini e attivisti depongono fiori, fotografie e candele. Nel corso della giornata, l’arcivescovo Charles Scicluna ha partecipato a un momento di preghiera privato con i familiari della vittima, ricordando anche la madre di Daphne, Rose Vella, scomparsa nel 2023. L’Arcidiocesi ha spiegato che l’incontro intende esprimere la «continua solidarietà» dell’arcivescovo nella ricerca della «piena giustizia».
Alle 15:00, l’ora esatta in cui fu fatta esplodere la bomba, le campane hanno suonato a Bidnija, teatro di una veglia silenziosa. Subito dopo, giornalisti, attivisti, diplomatici e familiari hanno deposto fiori nel punto in cui l’auto si arrestò, oggi dominato da un grande ritratto della reporter investigativa.
In serata, dopo la messa nella chiesa di San Francesco a Valletta, i partecipanti si sono radunati davanti al Parlamento per marciare verso il tribunale. In testa al corteo spiccavano cartelli con il volto di Fenech e la scritta “Abbiamo visto tutti le prove”, in aperta contestazione alla decisione della giuria.
Durante i discorsi conclusivi, Vicki Ann Cremona, presidente di Repubblika, ha ricordato le inchieste di Daphne Caruana Galizia sui Panama Papers, 17 Black, Electrogas e sostenuto che lo Stato non sia ancora stato in grado di fare giustizia; ha poi denunciato le riforme istituzionali incompiute e l’influenza occulta di interessi privati sulle istituzioni, invitando la cittadinanza a mobilitarsi attraverso la Convenzione civica costituzionale.
Forte risonanza ha avuto l’intervento di Francesca Rispoli, co-presidente della rete italiana antimafia Libera, che ha dichiarato: «Volevano il silenzio. Noi siamo il rumore che non volevano». Rispoli ha messo in guardia contro l’uso delle cause intimidatorie (SLAPP) e, ribaltando l’insulto sovente rivolto alla giornalista, ha aggiunto: «Se una strega è una donna che sa le cose e fa domande, allora Daphne lo era. Dobbiamo essere tutte streghe». Il giorno, Rispoli prima aveva tenuto all’Università di Malta una lezione pubblica su “il diritto alla verità”.

All’evento sono intervenute anche Anna Myers (Whistleblowing International Network), che sottolineato il sostegno collettivo a chi denuncia e ricordato il contributo del movimento nato a Malta per le norme europee a tutela dei whistleblower, e Louiselle Vassallo (Occupy Justice), che ha espresso la rabbia civile verso l’inerzia del governo nell’attuare le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica indetta dopo l’omicidio e le leggi antimafia.
Sul fronte giudiziario, la tensione resta altissima: sei organizzazioni internazionali per la libertà di stampa (tra cui il CPJ) hanno rilasciato una dura nota congiunta per denunciare come la piena giustizia rimanga «dolorosamente elusiva» a Malta. In questo contesto, Repubblika ha ribadito la ferma condanna per il messaggio shock intercettato nella chat dei giurati, esigendo un’indagine approfondita sulla sospetta imparzialità del verdetto che ha assolto l’imprenditore, e le dimissioni di chiunque conservi responsabilità politiche nella passata campagna d’odio contro la giornalista.
(cover photo credits: Repubblika)
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